Riforma Pensioni news: intervista a Marino su quota 100, previdenza e assistenza

Vi proponiamo qui di seguito la nostra intervista a Mauro Marino, nostro esperto di economia e collaboratore di diverse testate online sull’argomento delle Pensioni. Abbiamo toccato insieme i temi della separazione tra previdenza assistenza, il futuro posto quota 100, la previdenza complementare e la tassazione delle pensioni.

Riforma Pensioni ultime novità: separare assistenza da previdenza

Pensionipertutti: Caro Mauro, qualche settimana fa hai scritto un pezzo sul nostro sito riguardo le diversità tra assistenza e previdenza, qual è la tua ricetta?

Mauro Marino: Per prima cosa bisogna separare previdenza da assistenza. E’ assolutamente giusto che in un Paese civile ed industrializzato come il nostro, (siamo pur sempre l’ottava potenza mondiale e la terza Europea), oltretutto uno dei Paesi fondatori dell’Unione Europea, lo Stato debba intervenire a sostegno delle categorie più fragili. Quindi bisogna aiutare chi è senza lavoro, chi perde il lavoro, chi è malato, chi è disabile ecc.. Lo Stato deve intervenire in tutti quei casi dove la persona non riesce, per vari motivi, ad avere un decoroso tenore di vita.

Quindi strumenti come cassa integrazione, reddito di cittadinanza, reddito di emergenza, assegno sociale, e proseguendo pensioni sociali, pensioni di cittadinanza, legge 104, pensioni di invalidità, NASpl, ecc. sono assolutamente necessari e giusti. Ma bisogna avere un istituto ad hoc che si occupi di assistenza, questo non può essere l’INPS che oltretutto dal nome stesso Istituto Nazionale Previdenza sociale si deve occupare solamente di previdenza e che non può a causa dell’assistenza essere ogni anno in perdita.

Ultime news Pensioni 2021: post quota 100 cosa succederà?

Pensionipertutti: Sulla Riforma delle Pensioni, quale futuro dobbiamo aspettarci? Cosa succedere una volta finita la sperimentazione di quota 100?

Mauro Marino: Bisogna avere una legge sulle pensioni che cerchi facendo meno danni possibili arrivare all’anno 2038. Perché dico 2038 perché da quell’anno essendo passati 42 anni dal famoso anno 1996 il calcolo della pensione viene calcolato tutto con il sistema contributivo. Tanto versi, tanto avrai. Da quella data per chi si pensiona il sistema resta perfettamente in equilibrio. Non ci saranno infatti più differenze tra chi (magari lavorando con le stesse mansioni) ha l’assegno calcolato fino al 2011 con il sistema retributivo, o chi invece ha il sistema cosiddetto misto. Tutti avranno il sistema contributivo. Inoltre tra 18 anni andranno praticamente ad esaurirsi i cosiddetti pensionati baby (chi è andato in pensione con 19 anni 6 mesi e un giorno di contributi che ancora oggi pesano sulle casse del bilancio dello Stato per circa 7 miliardi di €).

Per cui bisogna far passare 18 anni con meno danni possibili per l’Erario. Quindi sarà sicuramente continuata Opzione donna (tutto l’assegno di pensione viene calcolato con il sistema contributivo con penalizzazione nell’ordine del 25/30%). Inoltre la nuova Legge che sarà attuata dall’anno 2022 (dopo la fine di quota 100 che si è rivelata un previsto flop) e che darà a chi vorrà la possibilità di uscire prima dal mondo del lavoro avrà per forza di cose una penalizzazione intorno al 2% per ogni anno in anticipo rispetto alla pensione di vecchiaia o alla pensione anticipata.

Riforma Pensioni 2021: il sistema contributivo e la previdenza complementare

Pensionipertutti: Il passaggio al sistema contributivo puro non rischia di portare ad avere una futura generazione di pensionati poveri?

Mauro Marino: Sarà necessario dare un ulteriore sviluppo alla previdenza complementare. Anche se questo può sembrare antidemocratico questo istituto dovrà diventare obbligatorio. Il TFR dovrà scomparire e al suo posto dovranno essere istituite forme di previdenza complementare gestite da società che devono essere controllate periodicamente dagli organi dello Stato. Inoltre dovranno essere attuate maggiori agevolazioni sia fiscali (che dovranno essere raddoppiate) sia si dovrà dare la possibilità ai lavoratori di accedere a questo suo fondo con più facilità. Quindi ad esempio bisognerà dare la possibilità già dopo cinque anni di versamenti di prendere un parte di quanto versato anche senza particolari motivazioni. Questo perché la previdenza pubblica con il sistema contributivo coprirà solamente poco più della metà dell’assegno pensionistico e di conseguenza la previdenza complementare coprirà quel 20/25% per far si che il lavoratore dopo 42 anni di lavoro possa finalmente avere una pensione dignitosa per poter affrontare serenamente l’ultima parte della vita.

Ultima cosa le pensioni poi dovrebbero essere minus tassate con una tax area che arrivi fino al 15.000 €, ci dovrà essere l’abolizione per i pensionati delle addizionali IRPEF comunali e regionali e infine le pensioni di qualsiasi importo dovranno essere indicizzate 100% all’aumento dell’inflazione. Ringraziamo Mauro Marino per l’intervista ed il tempo concessoci, vi ricordiamo che il contenuto è esclusivo e chiunque volesse riprenderne parte, é tenuto a citare la fonte.

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Stefano Rodinò

Stefano Rodinò

Classe 1981, ho studiato scienze politiche ad indirizzo Comunicazione Pubblica. Scopri di più

3 pensieri riguardo “Riforma Pensioni news: intervista a Marino su quota 100, previdenza e assistenza

  • Avatar
    15 Ottobre 2020 in 14:54
    Permalink

    Diverse cose affermate o ipotizzate dal Dott. Marino mi trovano concorde, ma una no, per niente.
    La previdenza complementare PRIVATA e OBBLIGATORIA non solo è antidemocratica ma è da brivido.

    Cosa vuol dire che “queste società devono essere controllate periodicamente dagli organi dello Stato”?
    Che lo Stato verifica che queste non rubino? E’ il minimo.
    Che lo Stato garantisce pure che queste non falliscano? Ovviamente non può farlo.
    Che lo Stato si farà GARANTE dei crediti dei lavoratori, in caso di fallimento dell’azienda? Certo, questo veramente dovrebbe essere OBBLIGATORIO!, ma ciò vorrebbe dire che lo Stato si accollerebbe dei debiti (verso i futuri pensionati) senza aver mai incamerato versamenti.

    A questo punto, se devo versare ogni mese 100 o 200 euro in più preferisco dare anche questi direttamente allo Stato, previdenza pubblica o una sua emanazione, che almeno quello non dovrebbe poter rubare, non fallisce (e se lo fa, ci sono problemi anche maggiori delle sole pensioni!) e che magari usa quei soldi per fini migliori che non il profitto dei privati.

    Queste della “previdenza privata” sono le solite ricette liberiste, che ancora tornano fuori nonostante i danni che hanno fatto, della serie “fidati del privato, che funziona meglio del pubblico”.
    Per quel che mi riguarda, NO GRAZIE.
    E non mi si venga pure a dire che dovrei essere OBBLIGATO a fidarmi del privato!

    Una delle cose che fece Tiziano Treu, nel Governo Dini, fu OBBLIGARE i liberi professionisti che non avevano casse previdenziali a versare nella Gestione Separata INPS.
    Allora molti di noi consulenti informatici a Partita IVA mugugnarono un pò per quell’obbligo, che al momento ci toglieva soldi dalle tasche.
    Obbligo che però, al di là se fosse fatto anche un pò per “fare cassa” immediato, era sensato e opportuno per dare una copertura pensionistica a chi altrimenti ne sarebbe rimasto privo (quando sei giovane alla pensione non ci pensi ed è più facile volersi tenere i soldi in tasca che non farsi una pensione privata).

    Adesso, dopo oltre trent’anni di lavoro dei quali una ventina come autonomo, posso rimirare una parte (neanche disprezzabile) del mio futuro assegno pensionistico dato dalla gestione separata e senza aver mai dovuto avere DUBBI o TIMORI sul fatto che quanto versavo mi sarebbe stato un giorno RESTITUITO sotto forma di pensione PUBBLICA.

    Se invece quei soldi li avessi dovuti versare ad un fondo PRIVATO, credo che avrei passato gli ultimi trent’anni con le dita incrociate, chiedendomi se avrei mai avuto una contropartita.
    NO, GRAZIE.

    Qualcuno si vuole fare una pensione integrativa privata?
    Lo faccia, se si fida. Lo può fare anche oggi, se vuole, non c’è bisogno di aspettare la riforma delle pensioni.
    Ma deve essere una scelta sua, non necessariamente di tutti.

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    15 Ottobre 2020 in 13:55
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    …e dividere contributi dei lavoratori settore privato da quello pubblico, per evitare confluenza passive e penalizzare i “virtuosi”….

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    15 Ottobre 2020 in 13:46
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    Una volta assodato (ed era ora !!!) che è assolutamente necessario scorporare dall’INPS la gestione assistenziale lasciando ESCLUSIVAMENTE quella previdenziale, non si capisce per quale motivo questo soggetto continui a parlare di traguardi pensionistici assurdi e, addirittura, di penalizzazioni !
    Ma se è risaputo che, una volta eliminata la spesa per le prestazioni assistenziali, il bilancio dell’istituto tornererbbe in attivo, per quale accidenti di motivo il pensionato dovrebbe essere ingiustamente tartassato come avvenuto negli ultimi anni ???

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