Riforma Pensioni oggi 23 novembre: Brambilla su quota 100 e tenuta dell’INPS

Alberto Brambilla, Presidente Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali ha pubblicato un interessante articolo sul settimanale L”Economia spiegando come quota 100 e il Covid stiano facendo vacillare i conti dell’INPS, allargando il disavanzo nei conti dell’istituto, fino a 30 miliardi. Per capire la crisi basti pensare che nel 2019 erano 20. Vediamo gli estratti più importanti dall’analisi di Brambilla

Ultime news Riforma Pensioni oggi: Brambilla su quota 100 e pensionamenti

Nel suo articolo Brambilla analizza i dati INPS sui pensionati, e spiega: “Se verranno confermati anche per il quarto trimestre 2020 assisteremo anche quest’anno ad un aumento dei pensionati. Considerando poi la fine del blocco dei licenziamenti intorno al marzo prossimo, e la prosecuzione dei provvedimenti di quota 100 a tutto il 2021, l’aumento, anche se probabilmente meno sostenuto, proseguirà pure l’anno prossimo. In un primo tempo, infatti, anche sulla scorta dei risultati del 2019, si era pensato che nel 2020 il numero di coloro che avrebbero approfittato dei 62 anni con 38 di contributi, delle pensioni cosiddette anticipate (con 42 anni e 10 mesi per i maschi, 1 anno in meno per le donne), di Ape sociale, della cosiddetta prestazione per i precoci (lavoratori con 41 anni di anzianità contributiva) e di Opzione donna, sarebbe stato inferiore al 2019.

Facendo una proiezione a fine 2020 sulla base dei dati di flusso del 3° trimestre, al netto delle duplicazioni e delle «cancellate», il numero totale dei pensionati passerebbe dai 16.035.165 di fine 2019 a 16.135.000, un numero molto elevato pari a circa 100.000 unità in più rispetto al 2019; considerando poi che i primi mesi del 2021 non saranno certamente facili, è più che probabile un accesso importante ai provvedimenti di Quota 100 con un ulteriore aumento dei pensionati a circa 16.209.000, un valore che ci riporta al 2015. Solo nel 2022 esauriti gli effetti di Quota 100 e, si spera, del Covid-19, si assisterà ad una progressiva riduzione del numero delle prestazioni liquidate il che contribuirà a ridurre naturalmente i pensionati attorno a 16.179.000 per poi arrivare dopo il 2026 ai valori del 2019. È come se, nonostante le penalità previste per chi sceglie l’anticipo, il Covid avesse messo il turbo a Quota 100 e collegati“.

Riforma Pensioni 2021 ultime novità: le stime per il futuro e il bilancio INPS

Brambilla continua poi spiegando: “Secondo le nostre stime fatte il 20 marzo scorso e confermate a oggi, ci sarà una contrazione dell’occupazione di circa 900 mila lavoratori rispetto al dato di fine 2019. Oltre a perdite salariali e ai costi della Cassa integrazione ordinaria e in deroga (cassa Covid), ciò comporterà per il bilancio dell’inps un duplice effetto negativo; da un lato diminuiranno le entrate contributive sia per la crescente disoccupazione sia per l’elevato numero di lavoratori che, rimasti senza stipendi e senza ammortizzatori sociali o con scarse prospettive di impiego nei prossimi mesi, preferiranno una pensione ridotta piuttosto che un reddito prossimo allo zero.

Dall’altro aumenteranno le uscite. Ciò potrebbe comportare un disavanzo nei conti Inps di quasi 30 miliardi rispetto ai circa 20 del 2019, peggiorando addirittura i 26,5 miliardi di deficit del 2014 (il post crisi del 2008/2013). A questo disavanzo si dovrebbe sommare il risultato negativo della Gestione prestazioni temporanee per i lavoratori dipendenti del settore privato (Gpt) che fino allo scorso anno presentava un attivo intorno ai 5 miliardi, utilizzati per compensare la gestione pensionistica dei lavoratori dipendenti. È più che probabile che per quest’anno il bilancio della Gpt, al netto dei trasferimenti da bilancio statale, possa sfiorare un deficit di 10 miliardi, considerando che a fine 2020 il costo per tutte le attività di sostegno al reddito (Naspi, Discol, Cig nelle varie forme e bonus) si dovrebbe attestare intorno ai 34 miliardi. In questa situazione i due indicatori principali cioè il rapporto spesa per pensioni sul Pil passerebbe dal 12,88% del 2019 al 14,77% del 2020 mentre il rapporto attivi pensionati da 1,46 attivi per ogni pensionato scenderebbe a 1,39.

Sarebbe utile che governo, maggioranza e opposizione ragionassero su questi preoccupanti numeri al fine di porre in essere tutto ciò che serve per evitare una situazione economica drammatica; le attività produttive nel terzo trimestre hanno data ampia dimostrazione di capacità e abnegazione; ci aspettiamo lo stesso atteggiamento dalla politica e dalle parti sociali”. Voi cosa ne pensate? Fatecelo sapere nei commenti qui di seguito, vi aspettiamo!

Stefano Rodinò

Stefano Rodinò

Classe 1981, ho studiato scienze politiche ad indirizzo Comunicazione Pubblica. Scopri di più

8 pensieri riguardo “Riforma Pensioni oggi 23 novembre: Brambilla su quota 100 e tenuta dell’INPS

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    24 Novembre 2020 in 8:51
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    Non continuate a raccontare bugie la gente che lavora non è ignorante rabboccatevi le maniche e cominciate a fare qualcosa per loro non solo scaldare la sedia e percepire stipendi siamo stanchi delle vostre buffonate.

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    23 Novembre 2020 in 17:11
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    come ho riportato altre volte sembra che quota 100, di cui io il prossimo anno sarò fortunato fruitore.
    sia la legge che da il colpo di grazia al traballante sistema pensionistico italiano.
    Ma chi vogliamo prendere in giro. A parte che a 62 anni e mezzo e con 40 anni di contributi (considerando anche che per mancanza di soldi a suo tempo non ho riscattato gli anni di scuola, adesso ti viene chiesto uno sproposito di soldi per riscattarli) non mi pare di portar via nulla a nessuno.
    Lor signori che ci comandano forse hanno la memoria breve. 1) sistema retributivo. quante persone fruiscono di cifre che non hanno mai versato. se a questi pensionati venisse applicato il sistema non dico contributivo puro ma almeno quello misto (come tocca me) sono sicuro che si vedrebbero ridotta la pensione di parecchie centinaia di euro.
    2) prepensionamenti. qua la storia arriva al ridicolo. conosco persone ex ferrovie andate in pensione con 7/8 anni di anticipo.
    3) pensioni baby. qua è il teatrino del’assurdo. conosco signore di 75/80 anni in pensione da 30/40 anni.
    4) Va detto. on tutto il rispetto che ho delle forze dell’ordine e esercito perchè a tutt’oggi vanno in pensione con metodi e tempi molto diversi dai comuni mortali.
    5) lasciamo stare vitalizi e balle varie. fa tanto rumore ma sono pochissimi rispetto ai milioni di cui sopra.
    Per cui. ci sono le casse vuote. quello che passa il convento si divide tra tutti e per favore a 60/65 /70 anni puoi fare il politico, l’artista, il sindacalista,. non certo l’infermiere in corsia, la maestra di scuole elementari, il camionista, l’operaio in catena di montaggio.
    SMETTIAMOLA DI RACCONTARCI FROTTOLE. GUARDIAMO IN FACCIA LA REALTA’. BASTA DIRITTO ACQUISITO, DIRITTO INTOCCABILE. LA PENSIONE è UN DIRITTO DI TUTTI. E RIPETO SI DIVIDE QUELLO CHE C’è PER TUTTI QUELLI CHE CI SONO.

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      24 Novembre 2020 in 13:17
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      Bravo Paolo. Concordo al 100%. Quelli sono i punti cardine che dovrebbero studiare a memoria e farli propri. Che poi vanno in un’unica parola dimenticata da troppi o usata solo per apparenza: equità.

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    23 Novembre 2020 in 16:33
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    Per il presidente dell’INPS i conti sono a posto ma ci deve sempre qualche solone che ci ricorda che dobbiamo lavorare finché campiamo… per mantenere i loro privilegi… 41 anni per tutti e uscita dai 62 in modo flessibile e senza nessun tipo di penalizzazione!!!

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    23 Novembre 2020 in 13:04
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    Ma studiando studiando si rendono conto che lavorano sempre le stesse persone per oltre 40 anni e poi lamentano la disoccupazione. Ma questi invece di studiare andassero a lavorare che sarebbe ora visto che pur essendo vecchi non lo hanno mai fatto.

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    23 Novembre 2020 in 12:49
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    Per brambilla i soldi per la sua pensione ci devono essere.

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      23 Novembre 2020 in 17:11
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      urge la separazione tra l’assistenza e la previdenza, altrimenti dovremo lavorare sempre di più per mantenere i redditi di cittadinanza e le false pensioni di invalidità

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    23 Novembre 2020 in 11:33
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    Intanto mi fa piacere che UNA VOLTA PER TUTTE sia chiaro il dato :
    il rapporto spesa per pensioni sul Pil passerebbe dal 12,88% del 2019 al 14,77% del 2020.
    QUINDI CHI ANCORA RIPORTA DATI DEL 16 o 17% SI CORREGGA.
    Quello è il costo delle pensioni.
    Non siamo peggio di altri Paesi Europei dove hanno condizioni migliori di regole pensionistiche.

    Poi per le soluzioni per non cadere nel baratro come annunciato a causa di una situazione economica drammatica dovuta a licenziamenti, chiusure attività, calo consumi ..la soluzione NON è certo quella di continuare ad aumentare gli anni di lavoro, ad ogni riforma, a persone che hanno già fatto 4 decenni al lavoro.
    E’ il cane che si morde la coda. Ripeto: più ci tenete al lavoro, meno giovani lavoreranno, più aziende chiuderanno anche perchè poco competitive senza nuova linfa di idee e energia lavorativa, meno consumi faremo da lavoratori anziani..
    O lasciate che i lavoratori dopo un certo numero di anni di lavoro, diciamo pure dai 35 in su, possano scegliere liberamente di lasciare il posto sapendo che prenderanno una pensione non certo elevata calcolata sugli anni lavorati o saremo qui anche fra 5 anni a raccontarci i soliti discorsi.

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