Riforma pensioni oggi: quota 100, ape social, rivisitazione ddl 857, l’intervista a Damiano

Sull’esito del tavolo di confronto tra Governo e sindacati abbiamo voluto confrontarci con Cesare Damiano, già ministro del Lavoro, e dirigente del partito Dem, a cui abbiamo posto tre domande articolate a cui sono seguite tre risposte molto precise. Proprio per poter pubblicare per intero l’intervista ci vediamo costretti, per ragioni di spazio, come già accaduto in passato pubblicando l’intervista alla Professoressa Fornero, a dividere la disamina in tre elaborati. Dunque troverete qui la prima parte in cui parleremo di quota 100, ape sociale, una seconda parte in cui parleremo di esodati e di come intervenire subito per risolvere il problema e la terza parte in cui parleremo di quella che potrebbe essere l’architettura da cui partire per la prossima riforma delle pensioni. A voi le parole di Cesare Damiano che ringraziamo per il tempo dedicatoci e per la solita disponibilità al confronto

Riforma pensioni: tavolo di confronto buon punto di partenza

Pensioni per tutti: Il 28 luglio é ripartito il tavolo di confronto sulla riforma pensioni tra Governo e sindacato, Nunzia Catalfo ha confermato che quota 100 resterà in vigore fino alla sua naturale scadenza, ha parlato di legge delega come strumento per intervenire sulla revisione organica del sistema pensionistico, ed ha predisposto la prossima agenda dei lavori che procederà su due binari paralleli: l’8 settembre, per chiudere misure urgenti da inserire già in Ldb, come proroga dell’Ape social, opzione donna, staffetta generazionale e i contratti di solidarietà, ed il 16 settembre ove si discuterà di riforma organica che avrà come pilastri maggiore equità e flessibilità in uscita ed una pensione di garanzia per i giovani. Ha sottolineato, inoltre, la necessità e l’urgenza di far partire due commissioni quella sui lavori gravosi e quella per la separazione tra spesa previdenziale e assistenziale la cui scadenza sarà prorogata nella prossima Manovra. Concorda con le intenzioni dell’esecutivo e le priorità messe in luce dal Ministro del Lavoro o, a suo avviso, ve ne sarebbero altre?

Cesare Damiano: Mi pare che il tavolo di confronto sulla riforma pensioni tra Governo e parti sociali sia partito abbastanza bene, nel senso che ha affrontato dei punti concreti. Da questo punto di vista sono state fugate anche alcune apprensioni, sono state accantonate diverse interpretazioni su argomenti che stanno a cuore dei lavoratori e delle lavoratrici. Il primo è quello relativo a quota 100 lo aveva già detto il Vice Ministro Misiani lo ha confermato al tavolo il Ministro Catalfo quota 100 rimarrà in vigore fino a sua naturale scadenza.

Io sono favorevole a questa soluzione, mi rendo conto che quota 100 abbia degli aspetti di criticità e che più di una quota si tratti di una finestra e se l’avessi fatta io l’avrei fatta in modo sicuramente diverso e non riservato ad una platea ristretta di lavoratrici e lavoratori soprattutto di lavoratori, ma tant’é. Ritengo che sarebbe sbagliato se ancora una volta, ancora una volta lo dico perché abbiamo avuto il precedente disastroso della Riforma Fornero, noi tradissimo un patto tra stato e cittadini. I lavoratori che hanno fatto il loro programma di vita anche utilizzando il fatto che ci sia quota 100 hanno il diritto di poter portare a compimento il loro progetto di vita, il loro e quello della loro famiglia e così via. Sono argomenti troppo delicati per poter esser emessi in discussione.

Riforma pensioni, Ape sociale dovrebbe divenire permanente e poi flessibilità struttuturale

In secondo luogo mi pare che sia stato indicato un calendario molto fitto che parte dall’ 8 settembre. Intanto Una seconda certezza che a me pare molto importante l’ho sempre richiesta, quella di prorogare Ape sociale, io direi che quando però si affronterà in modo organico la riforma del sistema pensionistico, l’ape sociale dovrebbe diventare uno strumento permanente strutturale, non soltanto rinnovato di anno in anno. Inoltre mi pare che si affrontino altre questioni da opzione donna, la staffetta generazionale, i contratti di solilidarietà.

Il punto vero e la grande difficoltà sarà quella di individuare successivamente i lineamenti di una riforma del sistema previdenziale. Insisto su un concetto che era già contenuto nella proposta di legge della passata legislatura la 857 che avevo scritto insieme all’onorevole Gnecchi, l’attuale vice presidente Inps, ed è il fatto che a mio avviso, direi, a nostro avviso, in quella proposta noi vedevamo necessario adottare un sistema di flessibilità strutturale per quanto riguarda la previdenza. Avere un anticipo pensionistico soprattutto legato a chi svolge lavori usuranti, faticosi, gravosi e aggiungerei dopo la pandemia, pericolosi, è un elemento essenziale di riforma. Io spero che l’idea di avere una flessibilità strutturale a determinate condizioni naturalmente diventi il punto di riferimento per la discussione che si farà.

Vi rimandiamo a venerdì per la seconda parte dell’intervista e poi alla prossima settimana per quella che l’onorevole Damiano definisce l’architettura della prossima riforma delle pensioni. Ricordiamo a chiunque volesse riprendere parte dell’intervista che, trattandosi di intervista, é tenuto a citare la fonte.

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Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

12 thoughts on “Riforma pensioni oggi: quota 100, ape social, rivisitazione ddl 857, l’intervista a Damiano

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    6 Agosto 2020 in 17:45
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    Credo che una corretta riforma delle pensioni debba tenere conto anche di come, dal punto di vista fiscale, sono andate le cose nel corso della vita di una famiglia. Ci sono famiglie ( oggi monoreddito) che hanno sempre dichiarato i loro redditi in regime di comunione dei beni e che per motivi familiari uno dei due (di solito la donna) ha versato anni di contributi ma non sufficienti (meno di 15 o meno di 20). questo per accudire la prole e la famiglia. O perchè dopo un periodo di “apnea” per crescere i figli non è riucita ad accedere al mondo del lavoro. Contributi versati però. Denaro sonante. Questi contributi spariscono ed è come se non li avessero mai versati. Penso che questo sia un furto da parte dello stato. Bisognerebbe ragionare (definendo delle regole senza abusi) su un montante contributivo familiare.
    Poi su Q100 penso che cambiare le regole in corsa sia disonesto. Ormai esiste. Si verrebbe a creare una situazione di chi è uscito lo scorso anno e di uscirà l’anno prox magari con condizioni diverse. Il Governo deve essere CHIARO su questo e dire subito cosa vuole fare. Poi mi pare che le domande di pensionamento siano inferiori al numero ipotizzato. E’ penalizzante Q100 per i contributi non ancora versati. Ed è giusto che sia così. Mi pare che si stia facendo del terrorismo. 38-39- 40 anni di contributi versati non sono bruscolini. Sembra che chi va in Q100 sia un ladro. Una sanguisuga delle future generazioni. Signori si stanno dando (regalando) soldi a gente che non ha versato nulla senza parlare delle Baby e delle pensioni agli agricoli..Oltre ai soldi che “sperperiamo” per il RDC.. C’è un disegno mediatico sotto.. Un lavaggio del cervello poco onesto e obiettivo. Dividiamo pa previdenza e L’assistenza e facciamo una banca dati nazionale per capire a chi vanno i soldi dall’inps agli enti locali.. Non sappiamo l’assistenza (centralizzata e locale) quanto eroga agli assistiti sia con importi diretti che indiretti (servizi, aiuti, bonus..del comune, ecc.) Queste sono le riforme che devono essere fatte. Non colpevolizzare chi ha versato 38 e più anni di contributi.
    Mauro

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    4 Agosto 2020 in 21:10
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    Perché Dal 2022 la nuova legge sulle pensioni si deve fare nel 2020 per il 2021 basta fottere sempre lavoratori che hanno versato contributi 40/41/42 anni mi riferisco hai precoci che sono stufi di farsi sempre sorpassare da chi di contributi ne ha pagati meno.. Mettiamo un tetto di contribuzione e poi chi non ci arriva si faranno delle nuove agevolazioni che già ci sono.. Basta fregare sempre chi ha lavorato di più

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    4 Agosto 2020 in 19:04
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    Sia fatta una riforma delle pensioni equilibrata nel senso che le aziende svecchiano le aziende assumendo giovani se si vuol tenere passo alle nuove tecnologie di produzione, oggi nelle aziende si parla inglese là globalizzazione lo richiede. L’Italia è arroccata a vecchie famiglie che guardano solo i dividendi delle azioni senza investire. I nostri laureati scappano da un paese che li ha formati e lasciati soli perché i baroni delle università vanno a fare i tecnici a Montecitorio per tenersi i privilegi e rovinare la gente che dopo una vita di lavoro rimane senza pensione e i giovani scappano all’estero.

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    4 Agosto 2020 in 18:44
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    Il sistema pubblico resta in piedi fino a quando il sistema privato riesce a contribuire e a sostenere per cassa la macchina pubblica.
    Le aziende private si trovano ogni giorno a lottare con la produttività per migliorare la competitività che non vuol dire di conseguenza redditività.
    Una delle voci di costo su cui cade l’attenzione è il costo del personale.
    A tutti i livelli dall’operaio al dirigente innalzandosi l’età della risorsa si diventa “troppo costosi è troppo vecchi” ovvero con grosse problematiche di riconfigurazione.
    Capiamo tutti che riconfigurare una risorsa di 60 anni per tenerla poi fino a 70 non è conveniente e alle prime crisi aziendali cercano di lasciarli a casa.
    Nella prossima riforma si devono sentire anche le aziende tutte da 1 a migliaia di dipendenti per trovare soluzioni con le quali, applicandolo procedure concordate e tabellate quindi senza estenuanti, trattative le aziende possono migliorare l’età media dei dipendenti e mantenere la loro competitività con pesanti ricadute sul pil.
    Parallelamente le risorse delle aziende private possano, dopo una vita di lavoro, avere comunque le spalle coperte e non trovarsi in mezzo a una strada vicino alla soglia di povertà ad una età che nessuno vorrà più riprendere nel mondo del lavoro.
    Il costo di questa operazione non deve gravare sul lavoratore, ma nemmeno completamente sulle aziende.
    Pertanto le aziende private non possono mantenere le persone al lavoro fino a 70 anni.
    È quindi importante inserire una flessibilità in uscita strutturale.
    Questo permetterà anche a capitali nuovi di entrare nelle aziende ristrutturarle ammodernarle con investimenti e renderle più competitive continuando a contribuire e mantenere in funzionamento il sistema pubblico ed apportando contributi al nostro pil.
    Un lavoratore

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    4 Agosto 2020 in 16:14
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    Non capisco perché la riforma fornero va fatta dal 2022 potrebbero farla impiegando lo stesso tempo con cui fu varata

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    4 Agosto 2020 in 11:19
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    Condivido in linea di massima quanto detto da Damiano: la conferma di Quota 100 fino alla naturale scadenza, la necessità di una vera riforma complessiva della Fornero.
    Bene ha fatto il PD (Misiani, Baretta) a confermare Quota 100 fino alla scadenza così come ha fatto il M5s (Catalfo, Di Maio e altri). Almeno su Quota 100 anche gli esponenti della Lega hanno contribuito nella giusta direzione assieme al M5s.
    Adesso i sindacati tutti devono lavorare perché dal 2022 ci sia una Legge ragionevole sulle pensioni.

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      4 Agosto 2020 in 23:12
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      Sig. Totuccio condivido pienamente quanto da Lei scritto,la condivisione con l’On. Damiano circa la conferma di Quota 100 fino alla naturale scadenza, la necessità di una vera riforma complessiva della Fornero, la conferma del Governo, degli esponenti del PD (Vice Min. Misiani e On. Baretta), come anche M5S. (Min. Catalfo, Di Maio e altri) e anche gli esponenti della Lega e che adesso i sindacati devono lavorare perchè dal 2022 ci sia una legge ragionevole sulle pensioni.

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