Riforma pensioni oggi, uscita con 42 anni e 10 mesi resterà post Quota 100? Parla Ghiselli

Le ultime novità sulla riforma delle pensioni riguardano alcuni dubbi che i lavoratori ci hanno posto nella sezione commenti del sito concernenti la possibilità che venga meno, post quota 100, anche la possibilità di uscire con la pensione anticipata a 42 anni e 10 mesi se uomini, o 41 anni e 10 mesi per le donne. Il timore, dicono i lavoratori, nasce dal fatto che nessuno nomina l’uscita anticipata tra le proposte, come se non fosse presa in considerazione. La preoccupazione maggiore anima quanti non sono rientarti in quota 100 proprio perché troppo giovani, rispetto ai 62 anni richiesti, ma hanno già alle spalle 40/41 anni di contributi versati, per loro lo scalone post quota 100, se non venisse mantenuta la pensione anticipata, sarebbe davvero eccessivo. Tanti a 67 anni avrebbero qualcosa tipo 45/46 anni di contributi versati. Abbiamo deciso di intervistare Roberto Ghiselli, segretario confederale della Cgil, per comprendere a fondo la questione ed in parte rassicurare i nostri lettori. Eccovi le sue considerazioni.

Riforma pensioni 2021, a rischio la pensione anticipata attuale?

Pensionipertutti: Roberto Ghiselli a pochi giorni dal nuovo tavolo di confronto tra Governo e sindacati, fissato dal Ministro Catalfo per il prossimo 14 ottobre, sono molti i lavoratori che ci scrivono sul sito per chiederci di fare da tramite e riportarvi le loro richieste. La domanda più frequente che ci viene posta é: “Ma la pensione anticipata Fornero, ossia con 41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini, rimarrà in vigore comunque anche post quota 100, o vi é il rischio che a seguito delle modifiche alla riforma Fornero, chi ha più anni di contributi, ma é relativamente giovane per le varie quote, 100/101/102 proposte, resti fuori anche dall’uscita anticipata?”.

Roberto Ghiselli: “Le rispondo volentieri, perché trovo l’interlocuzione con i vostri lettori molto interessante e nella maggior parte dei casi le proposte e le valutazioni a mio parere sono ponderate e di buon senso. Quindi non mi rimane che sottolineare alcune cose anche e soprattutto per tranquilizzare quanti hanno messo in dubbio la pensione anticipata. Innanzi tutto il confronto in corso tra Governo e sindacati parte dal presupposto che non vi sarà nessun intervento peggiorativo rispetto alle condizioni di pensionamento attuale, compresi i requisiti per accedere alla pensione anticipata, tant’é che il sindacato, dalla sua, chiede di migliorare le condizioni e di poter uscire con 41 anni di contributi a prescindere dall’età“.

Riforma pensioni 2021: verso flessibilità in uscita dai 62 anni con 36/38 anni?

Pensionipertutti: I lavoratori confidano che dall’incontro tra Governo e sindacati emerga chiara la necessità di una riforma previdenziale che punti alla flessibilità in uscita e consenta ai lavoratori di poter scegliere, magari dai 60/62 anni in poi, se conviene loro o meno uscire anzitempo dal mondo del lavoro, ci pare di aver inteso che i sindacati, all’unisono, siano favorevoli a tale visione, punterete dunque a ‘portare a casa’ questo obiettivo di ‘flessibilità’ nel prossimo tavolto di confronto?

Roberto Ghiselli: “Molti richiamano l’idea condivisibile che da una certa età, secondo noi da 62 anni, sia la persona a poter decidere quando andare in pensione, lo trovo corretto, ma è necessario essere chiari anche e soprattutto su un altro punto: La pensione deve essere concessa con un numero di contributi non alto, come invece lo sono i 36 o i 38 anni, perché in caso contrario si condannerebbe ad andare in pensione oltre i 67 anni la gran parte del mondo del lavoro, soprattutto quella più debole, che ha fatto lavori discontinui o si è assentato dal lavoro per ragioni familiari. Tra le più penalizzate vi sarebbero certamente le donne che hanno avuto carriere lavorative più difficili e si sono dedicate ai lavori di cura, senza ad oggi vederselo riconosciuto anche ai fini previdenziali”.

Riforma pensioni 2021: necessaria abolizione dell’aggancio all’aspettativa di vita?

Pensioniperutti: Un nostro lettore faceva notare come tra le osservazioni da portare in sede di confronto, dovrebbe emergere anche “L‘abolizione dell’aggancio all’aspettativa di vita.Questo valore è già incorporato nel coefficiente di trasformazione del montante, quindi non è necessario modificare gli anni anagrafici o di contribuzione, altrimenti è una doppia penalizzazione“. Cosa ne pensa al riguardo?

Roberto Ghiselli:Concordo sulla valutazione di questo lettore sulla speranza di vita, che non dovrebbe agire né sull’età di pensione né sui contributi richiesti, perché come giustamente veniva ricordato, oggi vi è una doppia penalizzazione perché con l’innalzamento della speranza di vita cambia anche il coefficiente di trasformazione.”

Pensioni 2021, ultime: Quota 102 nella prossima riforma?

Pensionipertutti: Tra gli ultimi rumors apparsi su Il Sole 24 Ore, parrebbe che allo studio del Governo ci sia una Quota 102, dai 64 anni d’età con 38 anni di contributi, oppure una sorta di doppia flessibilità in uscita dai 62 anni per quanti hanno fatto mestieri usuranti e gravosi senza penalità e dai 64 anni per tutti gli altri con eventuale penalità per ogni anno d’anticipo. Sarebbe favorevole a tale misura?

Roberto Ghiselli:Non mi convince affatto l’idea della Quota, ne 100 tantomeno 102. Il concetto della quota appartiene ad una fase, quella del retributivo, ormai superata. Chi andrà in pensione da oggi in poi sarà in un regime prevalentemente o esclusivamente contributivo, in cui non conterà più l’età minima in cui andare in pensione e neanche gli anni di contributi. Conterà solo l’età effettiva di pensionamento ( più si rimane al lavoro e più si prende) e il montante contributivo, cioè il valore dei contributi versati. Quindi basta vincoli ormai anacronistici: dopo 62 anni di età o dopo 41 anni di contributi sarà il lavoratore o la lavoratrice a fare i suoi conti e decidere, secondo le sue esigenze, quando andare in pensione. Quest’idea, insostenibile finanziariamente fino a qualche anno fa, ora, con il sistema prevalentemente contributivo, lo è diventata.”

Pensionipertutti: Ma poi, ci scrivono in tanti, é davvero così semplice definire quali sono i lavori ‘usuranti’ e gravosi? tutte le mansioni, dicono i lavoratori all’unisono, dopo 38/40 anni divengono usuranti. Inoltre come dice una lettrice, forse anche provocatoriamente é necessario “inserire tra i lavori usuranti anche quello della donna con figli, e l’età minima per la pensione 62 anni”.

Roberto Ghiselli:“È vero che dopo tanti anni la maggior parte dei lavori diventano gravosi. Ma non vi è dubbio che le mansioni (ha ragione una lettrice, le mansioni non i settori) sono diverse e determinano, oltre una diversa speranza di vita, anche una condizione di salute più precaria nella vecchiaia. Quindi un sistema che riconosca con un anticipo di pensione, o, a scelta, con una pensione più alta, chi ha fatto lavori più gravosi va trovato, come va trovato anche per chi ha fatto lavori di cura. E soprattutto va trovato per i giovani con carriere povere e discontinue.”

Ringraziamo Roberto Ghiselli, segretario confederale della Cgil, per questa articolata intervista rilasciateci e ricordiamo a chiunque volesse riprenderne una parte che, trattandosi di esclusiva per il nostro sito, é tenuto a citare la fonte.

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Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

26 pensieri riguardo “Riforma pensioni oggi, uscita con 42 anni e 10 mesi resterà post Quota 100? Parla Ghiselli

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    13 Ottobre 2020 in 0:20
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    Separate previdenza da assistenza e dare dignita a chi ha laborato per 40 anni. In tempo erano cavalieri del lavoro degni di rispetto per avere fatto per anni il loro dovere. Ora con 41 anni di lavoro ci si sente quasi presi in giro perche per nostra sfortuna abbiamo iniziato a lavorare troppo presto, sarebbe stato meglio divertirsi fino ai 30 anni e averne 38 di contributi. Il risultato pensionistico sarebbe lo stesso ma almeno meno logorati da anni di lavoro. E…..per intenderci magari con più soldini in tasca perche tanto il lavoro nero e sempre esistito.

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    5 Ottobre 2020 in 19:21
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    Ghiselli dice:”La pensione deve essere concessa con un numero di contributi non alto, come invece lo sono i 36 o i 38 anni, perché in caso contrario si condannerebbe ad andare in pensione oltre i 67 anni la gran parte del mondo del lavoro, soprattutto quella più debole, che ha fatto lavori discontinui o si è assentato dal lavoro per ragioni familiari”. Ma allora siamo alle solite di quota 100 ………….Basta co ste quote. IO ne ho 40 a dicembre e 62 di eta’ a gennaio 2021, non vado in pensione con quota 100 proprio perche’ non la ritengo giusta, aspettavo con fiducia qualcosa di piu’ equo, ma a quanto pare solo chiacchiere….. quote ….senza un quadro preciso, non vi sembrano giusti 41 anni!!! Noi nati negli anni 59 60 siamo andati a lavorare a 20 – 21 – 22 anni non e’ colpa ns di aver iniziato a lavorare appena il diploma o qualche anno, dopo anzi e’ solo merito………….Riflettete e cercate di valutare tutte le situazioni, del resto a fine mese ci vengono decurtati i soldi per le iscrizione alle organizzazioni sindacali e se non ci rappresentate voi chi ci ascoltaaaaaaa………………

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      21 Ottobre 2020 in 18:03
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      Ho 63 anni e quasi 32 di contributi potrei l’anno prossimo andare con l’ape sociale?

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    5 Ottobre 2020 in 12:15
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    Il primo commento di Totuccio riporta GIUSTAMENTE una sua esclamazione: “Non vedo perché solo le forze dell’ordine possono usufruire di un canale privilegiato.”
    Condivido l’dea dei punti cardine del sindacato riportati nell’articolo. Consiglio nella discussione che verrà avviata proprio di PARTIRE da quel canale privilegiato che è ESISTENTE da anni e che potrebbe essere la base di evoluzione per arrivare ai punti espressi dal sindacato. Altrimenti E’ INNEGABILE la grave disparità di trattamento che rimarrebbe tra i lavoratori oltre a discutere una riforma partendo da ipotesi del Governo ben LONTANE da quel canale privilegiato.

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    5 Ottobre 2020 in 11:52
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    Buongiorno io lavoro in albergo ho 25 anni di contributi e 61 d’etâ sono in CIG da marzo e quasi 💯/💯 perderò il lavoro perché il turismo a Milano è morto
    Mi domando come farò a campare fino al 01/11/2027 per poter andare in pensione
    Come posso pagare l’affitto ?
    e tutto resto
    spero che il governo pense anche alle persone più debole chi perdono il lavoro .
    La mia speranza è la flessibilità di la pensione dopo 60 anni
    Grazie

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    5 Ottobre 2020 in 11:42
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    Buongiorno io lavoro in albergo ho 25 anni di contributi e 61 d’etâ sono in CIG da marzo e quasi 💯/💯 perderò il lavoro perché il turismo a Milano è morto
    Mi domando che farò a campare fino al 01/11/2027 per poter andare in pensione
    Come posso pagare l’affitto ?
    e tutto resto?
    Cordiali saluti

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  • Pingback: Riforma Pensioni news oggi 5/10, Acli: 'Post quota 100 penalizzazioni per chi esce prima' | Pensioni Per Tutti

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    5 Ottobre 2020 in 10:39
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    Si parla tanto di riforma pensionistica e previsioni di come avverrà, intanto si parla anche di riforma fiscale e di riduzione della pressione fiscale sul lavoro, anche se negli ultimi giorni si sente dire che forse anche questa slitterà, tant’è che sul nadef si pensa di rifinanziare il taglio del cuneo fiscale ex bonus Renzi per il 2021. Vorrei ricordare e far riportare anche ai politici che i pensionati non sono agevolati da questa agevolazione né si parla di allargare tale detrazione alla categoria dei pensionati che già sono penalizzati dalla mancata prerequazione con tagli agli assegni che hanno ridotto la capacità di reddito. Divulgate ai politici perché ne prendano atto e facciano qualcosa per la categoria dei pensionati

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    5 Ottobre 2020 in 8:28
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    Buongiorno, un bel segnale sarebbe anche quello di allargare la platea dei lavoratori precoci e cioe`dare la possibilita`a chi ha iniziato a lavorare ancora adolescente di andare con i 41, anche se non ha nessun profilo di tutela ma ha alle spalle tanti anni di lavoro e che ha rinunciato, per necessita`, alle goliardie tipiche dei giovani sacrificandosi

    Saluti

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    5 Ottobre 2020 in 6:37
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    Buongiorno, sono un lavoratore caregiver e, visto che faccio sempre più fatica a conciliare l’attività lavorativa con quella di assistenza ai miei 2 familiari invalidi, vorrei cortesemente sapere se nel prossimo confronto fra governo e sindacati per la riforma pensione (14 ottobre 2020) ci sarà qualche proposta per agevolare la categoria dei caregivers ad andare in pensione il prima possibile per poter dedicare il 100% del proprio tempo all’assistenza dei familiari. Seguo con molto interesse i vostri articoli riguardanti la riforma pensione ma ad oggi non ho ancora trovato una proposta specifica per la categoria dei caregivers NON precoci.

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    4 Ottobre 2020 in 23:41
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    Io ho 104 personale in situazione di gravità comma 3 67%di invalidità ho 52 e 37 di contributi sono precocissimo dal 74 che sono invalido ma limps perché sono giovane nn mi riconosce l’invalidità che mi si spetterebbe io sono falegname nn c’è la faccio più a lavorare ho pure la 68 ma in fabbrica il dottore ti fa idonio con limitazioni ma poi bisogna lavorare come gli altri sennò rischi il posto quindi dovete capire che io e quelli come me nn siamo tutelati bisogna abbassare la percentuale di invalidità al 67% per rientrare con i fragili il 74% é troppo alta limps nn la riconosce é difficile ricordo che per il 67% in parlamento votarono 2 ordini del giorno poi li hanno lasciati nei cassetti in parlamento mi rivolgo alle si le sindacali di rispolverare questi ordini del giorno e vi dico che il falegname in fabbrica è usurante perché sono lavori a catena e ripetitivi in serie quindi io e quelli come me devono essere liberi di scegliere di uscire dal lavoro quando vogliamo io anche ora datemi per quello che ho pagato devo fare sempre terapie consecutive nn c’è la faccio più grazie attendo risposte

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    4 Ottobre 2020 in 21:14
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    “Piu si resta al lavoro e piu si prende….. ” ???????
    Uno che ha gia versato per 40 e passa anni dovrebbe prendere abbastanza dignitosamente!!! Altro che rimanere!!!
    E poi tutte proposte su chi un lavoro lo ha già…!
    Ma nessuno discute su chi perde il lavoro prima a 55/60anni e non trova piu nulla…

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    4 Ottobre 2020 in 19:00
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    In poche parole se hai lavorato 42/43 anni non vale niente ..se invece hai 62/63 anni allora puoi andare in pensione ..siamo al ridicolo po era Italia

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      13 Ottobre 2020 in 0:28
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      Era meglio se ci divertiamo per più anni e lavoravano in nero, eravamo meno stanchi e con più risparmi in tasca, questo è l’insegnamento che ci arriva da queste belle proposte e che verrà trasmesso alle nuove generazioni

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    4 Ottobre 2020 in 18:45
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    Sono talmente arrabbiato che devo rimanere molto calmo per commentare.
    Perchè vi ostinate a dire: uscita ANTICIPATA CON 42 ANNI E 10 MESI?
    Ma forse è posticipata rispetto alle precedenti .ma vi sembra un anticipo dopo 43 anni di lavoro ?allora finiamola,e pensiamo giustamente a quelle persone con 40/41 anni di versamenti, che non avendo 62 anni non possono uscire con quota 100 e che con le proposte fatte rimarrebbero ancora fregate

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    4 Ottobre 2020 in 18:38
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    Rinnovo il mio umile ringraziamento alla Dott.ssa Venditti per l’ennesima pubblicazione sul tema, per il confronto con un sindacalista come Ghiselli che immagino sarà uno dei potenziali protagonisti sui tavoli che verranno approntati sul tema dal governo (ultima data uscita il 14 ottobre p.v., sarà buona?)
    Ora, e non è colpa della gentile Erica, il buon Ghiselli (o Proietti o chi per lui) sarà in grado in una prossima intervista di essere un pò più chiaro su determinate questioni che si porranno in questo famigerato tavolo?
    Quale sarebbe la flessibilità che il sindacato proporrà in trattativa? Da che età sarebbe prevista? Quali vincoli di anzianità sarebbero ritenuti “decenti”? E soprattutto: vanno date per scontate ulteriori penalizzazioni oltre a quelle già insite (e di cui tutti omettono di parlare) alla Legge Fornero che comunque è saldamente in sella e tale rimarrà? Ricordo bene: 67 anni di età ad oggi, 42 e 10 di anzianità di servizio per gli uomini (sarebbe più corretto dire 41 e 1 vista la finestrella che ormai non si nega a nessuno) e 41+10 (cioè 42+1) per le donne. Di questo nè Ghiselli, nè Proietti, nè Damiano quindi nessuno, così prodigo di interviste da rilasciare, sente il bisogno di fare chiarezza sul tema.
    La mia paura è che si partoriranno (e lo dico da “sinistra” accettando tutte le pernacchie del caso) nuove genialate come ai tempi del governo Renzi: ricordate l’Ape Volontaria? Addirittura per avere la propria pensione (contributi versati) bisognava accendere un mutuo con annessi interessi per le banche e per le assicurazioni per eventuale premorienza (in quel caso l’aspettativa di vita non conta più: l’assicurazione si para le terga chissà perchè).
    Manca all’appello soltanto il parere di personaggi come Nannicini: temo il suo silenzio, ho paura che se riapre bocca sul tema, per noi si cali proprio il sipario.
    Un abbraccio a tutti, dispero di avere risposte dagli interlocutori citati in merito, ma sarebbe veramente un gesto di verità e rispetto verso tutti noi

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    4 Ottobre 2020 in 18:14
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    Buongiorno , se posso esprimere un mio parere , la soluzione per cambiare la legge Fornero , è togliere l’aspettativa di vita . Parità tra uomini e donne, fissare per entrambi quota 41anni di contributi per permettere a tutti con qualsiasi età per poter andare in pensione. Volevo anche mettere in evidenza che tra i lavori usuranti ci sono anche i lavoratori del settore televisivo sia pubblico che privato . Sopratutto nel privato dove un lavoratore deve guidare , fare le riprese, i montaggi, i collegamenti video , quasi sempre da solo, se non è usurante questo. In breve chi svolge due o più mansioni deve essere considerato lavoratore usurante, a 60 anni ha diritto ad andare in pensione. Saluti ENZO

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    4 Ottobre 2020 in 17:32
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    Roberto Ghiselli dice:
    1) “il sindacato, dalla sua, chiede di migliorare le condizioni e di poter uscire con 41 anni di contributi a prescindere dall’età“
    Il sindacato chiede mi pare poco, bisogna sostituire la parola chiede con OTTIENE.
    2) “Concordo sulla valutazione di questo lettore sulla speranza di vita, che non dovrebbe agire né sull’età di pensione né sui contributi richiesti, perché come giustamente veniva ricordato, oggi vi è una doppia penalizzazione perché con l’innalzamento della speranza di vita cambia anche il coefficiente di trasformazione.”
    il sindacato concorda mi pare poco, come sopra bisogna sostituire la parola concorda con OTTIENE l’abolizione della speranza di vita.
    3) “Molti richiamano l’idea condivisibile che da una certa età, secondo noi da 62 anni, sia la persona a poter decidere quando andare in pensione.
    Tutto condivisibile tranne il secondo noi da 62 anni, non va bene è una soglia troppo alta, ci vuole una flessibilità più ampia, basta pensare al caso delle molte persone che scrivono qui su questo sito che magari con 59 o 60 anni e con 37/38/39/40 anni di contributi hanno perso il lavoro. In questa situazione non possono ne raggiungere i 41 anni di contributi e come fanno da 59/60 ad arrivare ai 62 richiesti per la pensione se non hanno più il lavoro?. E’ auspicabile una flessibilità come nella riforma Dini, allora l’arco temporale era compreso tra i 57 e i 65 anni, capisco che oggi la situazione è diversa ma l’accesso deve essere almeno di 58 anni come in opzione donna, quindi flessibilità adeguata ai parametri di oggi tra i 58 e i 67 anni per tutti.
    E occorre ricordare che NON DEVONO ESISTERE ne FINESTRE ne altre diavolerie che allungano la permanenza al lavoro. Se si dice quota 41, quota 41 deve essere, è inutile fare finta di approvare una quota 41 e poi dire si però la pensione te la do fra 6 mesi, perché nella forma possiamo fingere che sia una quota 41 ma nella sostanza è una quota 41 e 1/2, perché non penso ci siano molte persone che una volta raggiunti i 41 anni possono permettersi di dare le dimissioni per pensionamento e vivere 6 mesi senza stipendio ne pensione, quindi occhio a questo punto perché le fregature si nascondono sempre nei dettagli.

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    4 Ottobre 2020 in 17:31
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    Dopo aver letto sugli organi di stampa delle varie ipotesi di riforma pensione (quota 100, 101, 102, ecc.) abbiamo anche letto che fonti del Ministero del lavoro hanno precisato che tali ipotesi sono prive di fondamento e che la riforma sarà delineata solo dopo l’incontro con le parti sociali e il lavoro di tre commissioni di esperti.
    Dall’intervista con Roberto Ghiselli sembra che anche i sindacati non intendano valide le varie ipotesi circolanti.
    A questo punto viene da pensare che tali ipotesi siano state messe in circolazione ad arte da chi ha interesse a dirottare altrove le risorse destinate alle pensioni condizionando il lavoro del Governo e delle parti sociali. Probabilmente alcuni organi di stampa le hanno rilanciate in buona fede, direi che è arrivato il momento di accantonarle e attendere l’esito dei lavori per aprire una discussione più seria.
    Per fare alcune considerazioni aggiuntive preferisco prendere spunto dall’intervista con Ghiselli che reputo un contributo all’informazione più serio e attendibile piuttosto che da ipotesi varie prive di paternità.
    Sono assolutamente d’accordo con Ghiselli quando afferma che applicare un limite troppo vincolante per gli anni di contributi potrebbe colpire i lavoratori più deboli. I lavoratori con problemi familiari e le donne con carriere difficili sono ottimi esempi ma nell’individuare questa categoria di lavoratori deboli è necessario fare un’analisi approfondita per non correre il rischio di escludere, sia pure involontariamente, casi rilevanti.
    Faccio un esempio che vale per tutti. Un lavoratore che nel corso della sua vita lavorativa si è ammalato di cancro e per sopravvivere ha dovuto subire pesanti interventi e trattamenti di radio/chemioterapia avrà perso lunghi periodi di anzianità contributiva.
    I più fortunati saranno riusciti a rialzarsi dai loro letti e alcuni saranno tornati al lavoro, sicuramente non al massimo della forma, continuando a versare contributi che andranno a coprire, come è giusto che sia, anche le pensioni minime di chi non ha potuto versare e purtroppo anche di quelli che non hanno voluto.
    L’ aspettativa di vita di questi lavoratori non può essere calcolata con la “media del pollo” come si fa oggi e sarebbe immorale non dare loro la possibilità di ritirarsi ad un’età ragionevole.
    Concludo con una frase che mi disse un giorno uno di questi lavoratori: “…noi mediamente campiamo meno degli altri e quindi non siamo un target interessante per chi va a caccia di voti”. Sono certo che si sbaglia, ne avremo la prova i prossimi mesi.

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    4 Ottobre 2020 in 15:13
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    Governo e sindacati sollevano polvere ma in realtà sono in combutta fra di loro a spese dei lavoratori.
    Faranno finta di fare una riforma e il risultato sarà un peggioramento della legge Fornero.
    C’è da scommetterci!
    Poi diranno che è colpa dell’Europa, ovviamente.

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    4 Ottobre 2020 in 14:52
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    Grazie al sig. Ghiselli e grazie ad Erica: un ventaglio di richieste di precisazioni per me esaustivo e rassicurante, del fatto che cgil ha ancora intenzione di portare avanti quelle richieste, che ormai appaiono soppiantate da altre improponibili e che ovunque in rete vengono ventilate, (tipo quella dei 41 anni di contributi legati all’età o dei 36/38 anni legati ai 62/64) generando non poca ansia nei lavoratori.
    L’importante poi sarà non cedere, ma andare avanti a muso duro: è questo che ci aspettiamo e che siamo disposti a supportare.

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      5 Ottobre 2020 in 20:57
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      Noi nati negli anni 59 60 61 siamo andati a lavorare a 20 – 21 – 22 anni e non e’ colpa ns di aver iniziato a lavorare appena dopo il diploma o qualche anno dopo anzi e’ solo merito, non siamo mai stati giovani… Riflettete e cercate di valutare bene queste situazioni…A cosa serve continuare a pagare ogni mese la quota sindacale
      se non ci rappresentate ….Difendete i lavoratori , fate il vs lavoro. Ad una certa età tutto diventa usurante, soprattutto il menefreghismo di chi dovrebbe difenderci..

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    4 Ottobre 2020 in 13:19
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    Lavori usuranti….un autista di bilico si e un autista di direzione o dell’amministratore delegato o proprietario di azienda no perché guida un auto? È assurdo perché mentre il primo ha delle regole dettate dal codice della strada sulle ore di guida il secondo è sempre a disposizione. Provare per credere.

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    4 Ottobre 2020 in 12:20
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    Buongiorno; sono un lavoratore che a cominciato a lavorare a 16 anni, ora ne ho 60 e nella mia vita lavorativa mi sono ritrovato ad avere molti contributi che per l’ INPS non sono ritenuti validi anche se versati. Ora da parecchi anni svolgo la professione di autista di mezzi pesanti e con lo sfumare di quota cento per pochi mesi mi viene allungato il mio termine a 64 anni di eta’, quindi ancora molto lunga non solo per il periodo ma anche per nella mia vita ho lavorato ma anche per il tipo di lavoro svolto. Chiedo solo a chi e’ proposto di valutare attentamente le varie problematiche inerenti la mia categoria in quanto ritengo che nonostante oggi i mezzi siano molto piu’ sicuri chi li deve condurre non e’ piu’ reattivo come prima ma i ritmi che oggi vengono imposti sicuramente in determinate situazioni lo rendono sicuramente un pericolo per se e per gli altri. Sulla strada bisogna esserci per poter capire e valutare cosa vuol dire fare minimo 13 o 15 ore di lavoro dal lunedi’ al venerdi magari con sveglia alle 2 o 3 del mattino, dormire o ” riposare” con 30-40 gradi in cabina. Inviterei tutti quelli che decidono il nostro futuro a provare per 5 giorni la strada come noi la viviamo tutti i giorni.

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      5 Ottobre 2020 in 19:30
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      Se il tuo non è un lavoro usurante quale lo sarebbe?

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    4 Ottobre 2020 in 11:35
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    Dico a Ghiselli: 60 anni per tutti, senza penalizzazioni.
    Non vedo perché solo le forze dell’ordine possono usufruire di un canale privilegiato.
    Il sindacato si mobilità, convochi assemblee sui luoghi di lavoro.
    La burocrazia sindacale che ha tradito i lavoratori sostenendo le politiche liberiste di Monti/Fornero e del PD trovi la via per rimediare al danno fatto ai lavoratori e alle lavoratrici.
    BASTA sacrifici, il debito pubblico va pagato da chi ha sempre evaso le tasse e ricevuto finanziamenti dallo stato:banche e imprese.

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