Riforma pensioni, Quota 41, opzione donna, uscita dai 64 anni: il punto con i lettori

Grazie al contributo di Giuliano Cazzola, il suo articolo ha raccolto moltissimi commenti, ho deciso di fare il punto sulle misure maggiormente ambite dai lavoratori, Quota 41, opzione donna e uscita dai 64 anni. Molti lettori hanno lasciato la loro testimonianza, alcuni si sono confrontati anche con toni leggermente più accesi, sebbene non si evidenzi il non verbale, é facile cogliere disappunto e amarezza tra alcuni lettori che si sono confrontati, ma d’altronde, sebbene io inviti sempre alla pacatezza e al confronto educato, posso facilmente comprendere quando gli ‘animi’, sempre con educazione, si scaldino. Il tema pensioni ha sempre suscitato confronti accesi prima e post Riforma Fornero, spesso i riflettori si riaccendono su alcune misure solo per propaganda pre elezioni per poi calare nel baratro più profondo per mesi, e poi riemergere ogni tanto. Il punto é quante davvero sono fattibili?I lavoratori/trici ci credono ancora? Lascio a loro la parola, riportando alcuni commenti relativamente alle nuove proposta della lega, che rimettono al centro appunto Quota 41 e l’uscita dai 64 anni. E poi resta la richiesta delle donne, se non siete in grado di fare nessuna misura che ci tuteli, ripristinate Opzione donna.

Riforma pensioni tra proposte e misure scomparse: Quota 41, opzione donna, Uscita dai 64 anni

Aldemaro, scrive: “La lega sarà fagogitata da vannacci, se arriverà al 3% sarà un miracolo, poi dai mentitori seriali come salvini, dagli incapaci come giorgetti e durigon cosa aspettarci?
Paole come la cancone di Mina; potevano reinserire opzione donna senza penalizzazioni ulteriori poichè ne ha già abbastanza, ma si assossano in questa spirale di bugie, le solite verità pre-elettorali Italiane, diffuse da tutto l’emiciclo che poi nessuno mette in atto per colpa di altri.
Potevano lasciare tutto come prima, opzione donna, limiti ordinamentali ed altro, ma giorgietti per fare il fenomeno ha fatto solo disatri; ma le pensioni dei politici tutti le hanno modivicate? Ha no loro non si toccano
“.

Domesessantuno scrive:Penso anch’io che prima del voto gli elettori valuteranno quanto è stato fatto e se le promesse sono state mantenute , si veda ad esempio quanto dichiarava un politico di primo piano della lega in questa intervista di inizio legislatura (anche su Opzione Donna, oltre a quota 41 ecc.) :

https://www.iltempo.it/politica/2022/09/22/news/pensioni-quota-41-programma-centrodestra-claudio-durigon-lega-riforma-elezioni-25-settembre-33162080/#google_vignette

A mio avviso pero’ al raduno di Pontida del 20 settembre nessuno ne riparlerà…, penso che si farà in modo di occupare tutto il tempo con altri argomenti (pero’ gli elettori hanno buona memoria…)“.

Patty: “Dateci quello che abbiamo versato e le pensioni ve le potete tenere. A 62 anni e senza lavoro come dovrei vivere nonostante i mei 30 anni di contributi e 3 figli?? Ci avete tolto anche la dignità e nessuno fa niente né prima né dopo. Altro che baby boomer!!!

Paolo Prof in modo critico ed ironico, cercando di aprire le menti, scrive:: “e non dite che voto lega visto che non l’ho mai votata e credo che non la voterò mai; la lega ha fatto promesse e ha preso il 6%; fratelli d’italia sulle pensioni non ha promesso nulla e ha preso il 28 %; non ha fatto poco, ha fatto tantissimo ma contro; l’anno prossimo si voterà; cosa succederà?; ha detto bene un giornalista: aumenteranno coloro che non vanno a votare; aumenterà Vannacci visto che chi protesta contro la destra darà il voto a Vannacci (che furbi: lui non è la destra, è l’estrema destra); e sulle pensioni? tante promesse e una certezza: flessibilità in uscita? dai 67 anni in su; saluti a te e ai gestori del sito.

Claudio abbastanza stufo di parole dopo anni di legislatura, dice categorico: “…. Ancora promesse? A fine legislatura vorrei valutare i fatti!

Marco aggiunge: “In realtà la proposta prevede 64 anni e minimo 25 anni di contributi subordinati al raggiungimento di un importo pensionistico lordo di circa 1640 euro lordi mensile equivalente ad un netto di circa 1350 euro.
Poi quanto al bagno di sangue per l’opzione contributiva bisogna sottolineare che la quota di anni interessata sarebbe molto limitata. Pertanto io la ritengo una proposta interessante che ognuno valuterà facendo bene i calcoli.
D’accordo sul fatto che la proposta del Dott. Perfetto sia molto interessante, ma ritengo che richieda un applicazione a livello, per lo meno europeo. Che succederebbe se venisse applicata solo in Italia? Credo fuga delle aziende che si troverebbero con un onere contributivo che i loro competitors non hanno

Don: “Vabbè ma chi ci crede più a queste promesse? Non per niente nei sondaggi la Lega arriva a malapena al 5%.”

Mario: “Penso che questo governo per come si è comportato con le pensioni,non meriti di essere rivotato.Pensione donna non c’è più,anche la Fornero,che avevano promesso l’avrebbero cambiata, invece l’hanno peggiorata.Ma Penso che se vado a votare una mezza idea c’è l’avrei, qualcosa di nuovo,ma non Ve lo dico,velo lascio immaginare.saluti Mario

Matteo F., commenta più a fondo il testo del Prof Cazzola con una cosiderazione personale: “L’argomento più insidioso del testo del Sig. Cazzola, riguarda i cosiddetti baby boomers, accusati di essere entrati presto nel mercato del lavoro, di aver goduto di contratti stabili e di essere destinati a rimanere «per oltre 20 anni a carico dei giovani».
Questa narrazione dipinge i lavoratori anziani come parassiti e i giovani come vittime sacrificabili.
La realtà è diametralmente opposta: Il lavoro non è una torta statica.
Trattenere i lavoratori anziani sul posto di lavoro fino a 67 anni o più, spesso non crea equità, ma blocca il turnover e rallenta l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, congelando le progressioni di carriera.
Merito, non colpa: Avere alle spalle 41 anni di contributi stabili e continuativi significa aver finanziato il sistema di welfare italiano per quattro decenni. Punire queste generazioni posticipando costantemente il loro diritto al riposo non è equità, è una violazione del patto sociale.
L’equità per i giovani si fa sul lavoro, non sulle pensioni: I giovani oggi soffrono a causa di salari bassi, precariato e mancanza di crescita economica, non perché i loro padri vanno in pensione dopo una vita di fabbrica o d’ufficio.
Alzare indiscriminatamente l’età pensionabile dei padri non aumenterà di un solo euro lo stipendio dei figli.

Ho volontariamente fatto una scelta tra i commenti pubblicati e quelli rilasciati sul portale, alcuni erano troppo personali o erano interessanti ma reggevano solo se avessi pubblicato ‘botta e risposta’ tra gli utenti, consiglio quindi, visto che per mancanza di spazio non mi é tato possibile pubblicarli tutti, di leggere comunque la sezione commenti dell’articolo precedente, in quanto ritenfo molti aspetti citati siano interessanti. Per quanto riguarda i commenti qui pubblicati rappresentano il sentire comune, poca fiducia nei confronti di chi é attualmente al Governo ,amarezza per misure sfumate, come Opzione donna, oppure misure che nonostante le promesse non hanno mai visto la luce, Opzione donna, appunto. E desiderio di poter scegliere dopo una vita al lavoro quando poter andare in pensione. Ringrazio ancora il Prof Cazzola perché attraverso il suo contributo é nato una bel confronto tra i lettori e questo articolo e grazie ai lettori che credono che il nostro portale possa ‘dare voce’ anche a quanti tendenzialmente non ne hanno.

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29 commenti su “Riforma pensioni, Quota 41, opzione donna, uscita dai 64 anni: il punto con i lettori”

  1. Riporto uno stralcio dell’articolo pubblicato su Orizzontescuola.it in data 26 Ago 2026 in cui Bill Gates rilancia la sua idea di tassare l’automazione già espressa nel 2017:

    ‘Il terzo intervento è la riproporzione della tassazione tra lavoro e capitale. Gates propone di tassare i token IA e i robot. L’imprenditore osserva che oggi il sistema fiscale incoraggia la sostituzione delle persone con le macchine: chi assume un lavoratore paga contributi, chi compra un robot può scaricarlo subito come spesa.

    Una tassa, spiega Gates, rallenterebbe la corsa all’automazione e fornirebbe risorse per la riqualificazione e un sistema di protezione sociale più forte. L’imprenditore riconosce le critiche di inefficienza economica, ma difende la misura come “parte di una risposta saggia”.

    Gates conclude annunciando che userà la propria voce e il proprio tempo per portare l’equità dell’IA nell’agenda pubblica. L’imprenditore rivolge un appello ai leader: agire ora, prima che la disoccupazione salga, le comunità soffrano e la fiducia pubblica venga erosa. “Questa tecnologia senza precedenti”, scrive, “richiede una risposta globale senza precedenti”’.

    (FONTE: https://www.orizzontescuola.it/bill-gates-ia-cambiera-tutto-ma-il-mondo-non-e-pronto-nessun-piano-per-gestire-la-transizione-rischiamo-di-lasciare-indietro-milioni-di-persone/).

    Mi trovo certamente d’accordo col pensiero di Bill Gates.

    Rispondi
    • vede, dott. Perfetto, anch’io sono d’accordo con quello che dice lei e Bill Gates, credo tra gli uomini più ricchi al mondo; il problema è che molto probabilmente ce ne sono altri a quel livello che la pensano diversamente; speriamo che il numero aumenti in maniera preponderante; è l’unica strada; saluti a lei, ai gestori del sito

      Rispondi
  2. Nel commento del sig. Wal in data 26 Agosto 2026 alle 10:12 si legge:

    “se l’economia non gira e i salari non crescono, il modello Dini (del PIL) fallisce e produce pensionati poveri”.

    È vero: se il PIL non cresce, se i salari non crescono, si producono pensionati poveri.

    Il PIL in un’economia aperta, con commercio estero, è dato da:

    PIL = Consumi + Investimenti + Spesa Pubblica + (Esportazioni – Importazioni).

    Se i Consumi delle famiglie non aumentano, le imprese non saprebbero a chi vendere i loro prodotti/servizi, e quindi non investono: IL PIL NON CRESCE.

    Se lo Stato frena la Spesa Pubblica per restare entro i parametri del Patto di Stabilità e di Crescita (rapporto debito pubblico/PIL = 60% e rapporto deficit pubblico/PIL = 3%), IL PIL NON CRESCE.

    Se il rapporto (Esportazioni – Importazioni) / PIL non cresce, ovvero se le Esportazioni non aumentano più delle importazioni, IL PIL NON CRESCE

    Nota: nel 2025 il PIL (a prezzi correnti) è stato di 2.258.049 miliardi, le esportazioni sono state di 727.702 miliardi e le Importazioni sono state di 684.103 miliardi. (FONTE: PROSPETTO 1. CONTO ECONOMICO DELLE RISORSE E DEGLI IMPIEGHI, pag. 3 https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/03/PIL-E-INDEBITAMENTO-AP_Anni-2023-2025.pdf). Pertanto, il rapporto (Esportazioni – Importazioni) / PIL = (727.702 – 684.103) / 2.258.049 = 43.599/2.258.049 = 0,02 = 2%. Ciò significa che la spinta al PIL per il 98% la produce la Domanda Interna di beni e servizi data da: PIL = Consumi + Investimenti + Spesa Pubblica (se qualcuno intravede un errore nei miei calcoli, me lo faccia notare).

    I salari sono legati alla produttività del lavoro. Se la produttività del lavoro non cresce, i salari non crescono: IL PIL NON CRESCE.

    La Proposta PAG (Perfetto-Armiliato-Gibbin) indica nel RICAMBIO GENERAZIONALE – attuato mediante il pensionamento dei lavoratori anziani contestualmente all’ingresso nel mondo del lavoro da parte di giovani inattivi – i seguenti effetti producibili:

    • Aumento consumi interni: dovuto ai giovani che prima non potevano consumare in quanto inoccupati e quindi privi di salario

    • Aumento investimenti: dovuto alle imprese per produrre beni e servizi per soddisfare la maggiore domanda di consumi interni

    • Aumento Spesa Pubblica (principalmente per Sanità, Istruzione e Assistenza): dovuto a maggiori entrate da IVA sui maggiori Consumi delle famiglie e da maggiori profitti delle imprese realizzati da maggiori vendite

    • Aumento salari: dovuto alla maggiore produttività di lavoratori che utilizzano in maniera spinta l’intelligenza artificiale

    • Riduzione del debito pubblico: dovuto alla minore necessità di ricorrere a prestiti a seguito di maggiori entrate fiscali derivanti da IVA e da imposte sui maggiori profitti delle imprese

    • Riduzione del deficit pubblico: dovuto a maggiori entrate fiscali (IVA, IRPEF, IRES)

    • Grazie ad aumento di Consumi, di Investimenti, di Spesa Pubblica e di Salari IL PIL CRESCE.

    • Riduzione del rapporto debito pubblico/PIL: dovuto a minore debito pubblico e maggiore PIL

    • Riduzione del rapporto deficit pubblico/PIL: dovuto a minore deficit pubblico e maggiore PIL

    • Avvicinamento ai parametri del Patto di Stabilità e di Crescita: dovuto a riduzione del rapporto debito pubblico/PIL e riduzione del rapporto deficit pubblico/PIL

    CONCLUSIONE.

    La chiave di volta, il pilastro fondamentale sul quale si regge l’intera impalcatura della proposta PAG (Perfetto-Armiliato-Gibbin) è il finanziamento delle pensioni dei lavoratori anziani attraverso una imposta sull’automazione (IRAUT) o, per usare un termine più popolare, attraverso la “Robot Tax”.

    Ma riguardo alla Robot Tax i tecnici dei ministeri economici e i consulenti di Governo hanno spesso frenato per motivi di concorrenza internazionale e timori di delocalizzazione da parte di imprese che utilizzano in maniera spinta l’automazione.

    Tuttavia, il dibattito si è spostato sulla capacità contributiva, ovvero si è spostato dalla “Robot Tax” al “Contributo Automazione” presentato dal commercialista Stefano Bacchiocchi al Senato (https://www.futuroprossimo.it/2026/01/contributo-automazione-la-proposta-italiana-per-evitare-il-disastro-ai/).

    In effetti, una tassa sull’automazione non è incostituzionale. Può essere introdotta applicando una lettura evolutiva dell’Articolo 53 della Costituzione della Repubblica Italiana: se l’efficienza degli algoritmi genera un extra-reddito erodendo il lavoro umano, lo Stato ha il diritto di prelevare un gettito sostitutivo per garantire la tenuta sociale.

    CONCLUSIONE.

    La politica italiana rifiuta la Robot Tax intesa come “tassa sulla tecnologia”, ma si sta dimostrando ricettiva nei confronti del Contributo Automazione sui bilanci aziendali, considerandolo l’unica via strutturale per salvare l’INPS dalla tempesta perfetta della denatalità e dell’intelligenza artificiale.

    Come si può notare, la Proposta PAG (Perfetto-Armiliato-Gibbin) non si appella alla clausola “non ci sono soldi per le pensioni”.

    La Proposta PAG si fonda sul concetto di “contributo automazione”, che pian piano comincia a diventare parte integrante delle tematiche discusse dal Governo ed esperti tributaristi.

    Rispondi
  3. Noi cittadini e la guerra

    I popoli non hanno un interesse reale a farsi la guerra, a subire l’inflazione causata dai dazi o a vedere le proprie economie impoverite. A beneficiare o a guidare questi conflitti sono spesso gli élite di potere, che si chiamino oligarchie russe, apparato industriale-militare e finanziario negli USA, o la leadership teocratica e militare in Iran.
    Ecco perché questa tesi trova grande riscontro:
    I costi sono asimmetrici: A pagare il prezzo della guerra sul campo sono i cittadini comuni, così come sono le famiglie e le piccole imprese a subire il rincaro dell’energia per le sanzioni o i prezzi più alti dovuti ai dazi commerciali.
    I profitti e il potere restano in alto: I settori della difesa, dell’energia, della logistica strategica o i grandi conglomerati finanziari spesso vedono i propri profitti salire enormemente nei momenti di crisi globale.
    La politica interna: Le tensioni internazionali servono spesso ai governi e alle oligarchie per distogliere l’attenzione dai problemi economici interni, compattare l’opinione pubblica contro un “nemico esterno” e rafforzare il proprio controllo.
    Tuttavia, c’è anche un altro livello della questione: oltre agli interessi delle singole élite, esistono conflitti strutturali tra modelli di società diversi (democrazie orientate al mercato vs. regimi autoritari o teocrazie) e la competizione per risorse scarse (energia, microchip, rotte commerciali).
    Il dibattito principale oggi è proprio questo: le guerre e le sanzioni sono il risultato accidentale dei giochi di potere di pochi oligarchi a spese dei molti, o sono lo scontro inevitabile tra sistemi geopolitici inconciliabili?

    Ragionateci sopra

    Saluti da Gigi

    Rispondi
  4. Mèlenchon lancia un sasso nello stagno della politica francese.
    Il contenuto della sua provocazione è descritto nel link sotto riportato.

    https://www.politico.eu/article/jean-luc-melenchon-tosses-a-debt-bomb-into-frances-presidential-debate/

    Dovrebbe fare altrettanto qualche politico italiano alla luce di una nostra situazione debitoria peggiore?

    Cosa lo impedisce, i trattati? La linea economica dominante nel mondo (il neoliberismo)?.

    Ci sono anche partiti del Centro Nord Europa che vorrebbero tornare alla vecchia moneta nazionale, il rischio è quello di una rottuta della stessa EU.

    Esiste qualcosa di alternativo?

    Rispondi
  5. Sentire parlare Durigon prima o subito dopo le elezioni…e sentirlo ora o poco dopo quelle dichiarazioni, sembrano due persone diverse,è impressionante…io non mi capacito.
    Comunque, e mi rivolgo all’esecutivo, se non siete in grado( e abbiamo visto tutti che non lo siete) di proporre una pensione ad hoc x le donne ,RIDATECI OPZIONE DONNA!! Perché non è possibile che sessantenni disoccupate senza entrate non possano avere un ingresso pensionistico dopo aver lavorato 35-39 anni!!! È inconcepibile! E sopprattutto Vergognoso! Non degno di una società civile!

    Rispondi
      • Non credo che tu fai lavori di cura, segui i genitori anziani, ti sei occupato dei figli quando erano piccoli, hai lo stesso stipendio di una donna…quindi basta Forza O.D. senza limiti e requisiti.

        Rispondi
  6. Buongiorno a tutti.

    Rispondo qui al post del signor walter del 26 agosto ore 8,38 ringraziandolo per la partecipazione alla discussione.

    Colgo l’occasione per ripetere, con ie parole, che sto fornendo risposte virgolettate che provengono da una AI di cosa comporta per il calcolo del montante (diciamo per la quota C di contributi per una persona che si trova o verrà a trovare totalmente nel sistema contributivo; ma che influenza anche quella parte di quota C maturata per una persona che sia nel misto) e lo fa da dopo l’entrata in vigore della legge Fornero, alla luce però della precedente legge DINI che aveva messo in campo nel calcolo l’andamento del PIL e non una pura rivalutazione del montante in funzione della sola inflazione che sarebbe stata ideale per i lavoratori (ma questo avrebbe ricalcato il funzionamento della contingenza).

    Dopo le mie parole le lascio alla AI che risponde al commento di walter:

    “”L’obiezione sulla carta è corretta: PIL reale + inflazione = PIL nominale (2,8%). Ma cadi nella trappola del calcolo statico.
    Tu stai ipotizzando che il lavoratore versi tutti i 400.000 euro nel 1996.
    Nella realtà della vita, i contributi si versano mese dopo mese per 41 anni.
    Questo significa che la stragrande maggioranza del tuo montante (quella versata dal 2015 in poi) non ha il tempo biologico di capitalizzare quel misero 0,8% reale, mentre l’inflazione del 2% ha già alzato i prezzi di luce, gas e spesa per 40 anni consecutivi.
    Inoltre, l’Inps usa la media quinquennale del PIL: quando l’inflazione strappa verso l’alto, il PIL reale si azzera e il montante resta congelato, mentre i prezzi corrono.
    Copilot ha ragione perché applica un modello di capitalizzazione di flussi periodici (un piano di accumulo), non un calcolo lineare.
    La matematica previdenziale non è una semplice addizione.”*

    Riprendo la parola.

    A questo punto, direi che siamo arrivati alla svolta del nostro discorso.

    Se i numeri di Copilot ci dicono che il sistema attuale è un binario morto per chi è nel contributivo puro, é qui che si inserisce perfettamente la proposta PAG (Perfetto, Armiliato, Gibbin), che da tempo sta nelle mani dei vertici per essere analizzata.

    Sarebbe interessante chiamare in campo anche il nostro esperto il dottor Perfetto che sappiamo essere primo autore della PAG partendo dallo stesso identico presupposto emerso dal nostro test: se l’economia non gira e i salari non crescono, il modello Dini (del PIL) fallisce e produce pensionati poveri.

    La loro proposta che sappiamo non essere uno slogan politico del un salvatore della patria, è un progetto tecnico che mira a scardinare anche questa trappola.

    La proposta PAG suggerisce tra le molte riflessioni: che lo Stato debba smetterla di usare il PIL come alibi per tagliare i montanti e che si debba ripensare la flessibilità in uscita (mentre quella Quota 41 che molti qui sognano) potrebbe trasformarsi in un suicidio finanziario per il lavoratore.

    Se vogliamo davvero discutere di previdenza nel blog, dobbiamo smettere di guardare ai decreti d’urgenza e iniziare a pretendere una riforma strutturale che ricalchi la logica della proposta PAG.”*

    Saluti.

    Rispondi
    • secondo me il razionale cha sta dietro la riforma Dini è il seguente: simuliamo un piano di accumulo nel quale i versamenti fatti dai lavoratori nel corso della vita lavorativa rendono un interesse pari al PIL reale (mediato su 5 anni), per cui viene calcolato con il pil nominale (pil reale + inflazione)

      A meno di picchi particolari es. 3 anni di inflazione alta subito prima della pensione, per cui la media sui 5 anni penalizza il ricalcolo, il montante ragionando a moneta costante (cioè a inflazione 0 come usato dal simulatore INPS) si rivaluta.

      il problema di fondo è che non siamo di fronte a un piano di accumulo, ma ad un sistema a ripartizione, per cui ci vuole una massa critica di contributi per pagare le pensioni, con bassa natalità e bassi stipendi dei giovani il sistema non regge.

      Rispondi
      • Ti riporto pari pari la risposta di AI al tuo commento.

        *”Sinceri complimenti a Walter per l’analisi.

        Ha centrato perfettamente il punto più drammatico: la Riforma Dini ci calcola la pensione fingendo che l’INPS sia un fondo di investimento privato (piano di accumulo), ma nella realtà l’INPS è un sistema a ripartizione (i giovani pagano i vecchi).
        Finché la politica si limiterà a inventare sigle come Quota 100, Quota 41 o Opzione Donna, senza risolvere i problemi strutturali sollevati da Walter – ovvero la denatalità, la precarietà e i salari da fame dei giovani che dovrebbero pagare le nostre pensioni – il sistema contributivo sarà solo una macchina per produrre futuri anziani poveri.
        È esattamente per questo che la proposta tecnica PAG (Perfetto-Armiliato-Gibbin) merita di essere discussa: perché affronta la realtà dei fatti e non le illusioni dei programmi elettorali.”*

        Saluti

        Rispondi
  7. Promesse elettorali vs. Realtà previdenziale: il ritorno dello “scalone” Fornero e il paradosso di Quota 41

    Il dibattito sulla riforma delle pensioni in Italia si consuma da anni su un doppio binario: da un lato la retorica dei palchi elettorali, dall’altro la rigidità dei numeri dei bilanci pubblici. La citazione sul riavvio degli adeguamenti alla speranza di vita a partire dal 1° gennaio 2027 fotografa esattamente questa distanza, mettendo a nudo il contrasto tra le storiche bandiere programmatiche del centrodestra e la realtà della prossima Manovra finanziaria. 

    Durante la campagna elettorale che ha portato alla nascita del Governo Meloni, lo smantellamento della Legge Fornero e l’introduzione di “Quota 41” per tutti (la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età anagrafica) venivano presentati come obiettivi centrali e non negoziabili. La promessa era chiara: restituire flessibilità al sistema e liberare i lavoratori dai vincoli stringenti introdotti nel 2011. 

    La realtà dei fatti, tuttavia, ha preso una direzione opposta. Non solo Quota 41 per tutti è rimasta un miraggio a causa dei costi insostenibili per le casse dello Stato, ma l’attuale discussione su una “Quota 41 Flessibile” prevede un compromesso penalizzante per i lavoratori: l’accesso a 62 anni di età con 41 di contributi, ma condizionato al ricalcolo contributivo o a un taglio lineare dell’assegno (stimato intorno al 2% per ogni anno di anticipo rispetto ai 67 anni). Di fatto, una misura che si traduce in un disincentivo economico per chi ha lavorato una vita intera. Nel frattempo, altre finestre di flessibilità, come Opzione Donna, sono state progressivamente svuotate fino al sostanziale blocco delle nuove domande, riducendo le tutele per le categorie più svantaggiate. 

    Il vero nodo politico e sociale è però rappresentato dal 2027. La fine del blocco degli adeguamenti all’aspettativa di vita reintrodurrà un meccanismo automatico che sposterà ancora più in avanti l’età pensionabile: 67 anni e 1 mese nel 2027, fino a 67 anni e 3 mesi nel 2028, con un parallelo incremento dei requisiti per la pensione anticipata ordinaria (che salirà a 42 anni e 11 mesi per gli uomini). 

    Questo scenario configura un paradosso politico: un esecutivo salito al potere promettendo di “cancellare la Fornero” si trova oggi a gestire l’applicazione più pura e rigorosa dei suoi automatismi strutturali. Senza decreti di sterilizzazione politici, che richiederebbero coperture finanziarie miliardarie difficili da trovare , la realtà previdenziale italiana si avvia a diventare ancora più rigida di prima, confermando come la sostenibilità dei conti pubblici e i vincoli di bilancio continuino a prevalere sulle promesse di flessibilità e riforma.

    Saluti

    Rispondi
  8. Buona sera a tutti.

    Visto che state ancora aspettando un salvatore che purtroppo, ad ora, non è apparso se non brevemente per alcuni come la “meteora di Salvini”, e mentre gli anni passano veloci, vi propongo questo test.
    Prendete il testo qui sotto, copiatelo nudo e crudo, e incollatelo dentro un’Intelligenza Artificiale (ChatGPT, Claude o Copilot). Guardate cosa vi risponde e poi se ne puo parlare nei commenti:

    PROMPT DA COPIARE:

    “Simula la pensione di un lavoratore ‘contributivo puro’ che ha iniziato nel 1996 e si ritira nel 2037 con esattamente 41 anni di contributi, all’età di 62 anni. Ipotizziamo che la somma dei contributi versati (il 33% della busta paga) sia pari a 400.000 € nominali. Calcola il danno economico subìto impostando questo scenario macroeconomico per i 4 decenni di carriera: Inflazione stabile al 2% annuo e crescita media del PIL quinquennale ferma allo 0,8% annuo (quindi inferiore all’1%). Qual è la perdita percentuale del potere d’acquisto del montante alla data del pensionamento e a quanto ammonterà l’assegno mensile lordo?”

    Saluti

    Rispondi
    • Ciao Wal, ho provato con Copilot ed il risultato è il seguente:
      ┌─────────────────────────────────────────────┬─────────────┐
      │ SIMULAZIONE PENSIONE CONTRIBUTIVA PURA │ │
      ├─────────────────────────────────────────────┼─────────────┤
      │ Inizio contribuzione │ 1996 │
      │ Pensionamento │ 2037 │
      │ Età pensionamento │ 62 anni │
      │ Anni di contributi │ 41 │
      │ Contributi versati │ € 400.000 │
      ├─────────────────────────────────────────────┼─────────────┤
      │ Inflazione media annua │ 2,0% │
      │ Crescita PIL media annua │ 0,8% │
      ├─────────────────────────────────────────────┼─────────────┤
      │ Potere d’acquisto residuo │ 61,6% │
      │ Perdita potere d’acquisto │ 38,4% │
      ├─────────────────────────────────────────────┼─────────────┤
      │ Montante necessario per seguire l’inflazione│ € 900.000 │
      │ Montante rivalutato con PIL 0,8% │ € 554.000 │
      │ Danno economico stimato │ € 346.000 │
      ├─────────────────────────────────────────────┼─────────────┤
      │ Coefficiente a 62 anni │ 4,795% │
      ├─────────────────────────────────────────────┼─────────────┤
      │ Pensione annua lorda │ € 26.564 │
      │ Pensione mensile lorda (13 mensilità) │ € 2.043 │
      │ Equivalente mensile su 12 mesi │ € 2.214 │
      └─────────────────────────────────────────────┴─────────────┘

      Rispondi
      • Copilot dice che i risultai a cui sei arrivato coincidono con i suoi la osservazione che fa è questa:

        L’Illusione dei 2.043 € Lordi: A prima vista, un assegno lordo di oltre 2.000 € al mese potrebbe sembrare accettabile a qualche utente distratto. Ma ecco la seconda trappola: sono euro del 2037! Con un’inflazione del 2% costante per 41 anni, 2.043 € nel 2037 avranno il potere d’acquisto di circa 1.100 – 1.200 € netti di oggi. Una pensione da fame dopo 41 anni di faticosi versamenti.

        Rispondi
        • Le pensioni vengono rivalutate ogni anno in base all’inflazione,X proteggere il potere d’acquisto.Si chiama perequazione automatica,mai sentito parlarne??

          Rispondi
          • Caro Andrea.

            Ti fornisco la risposta matematica della AI.

            Certo che ne ho sentito parlare, ma hai citato una cosa giusta ma nel momento totalmente sbagliato.

            C’è un abisso tra la vita da pensionato e la vita da lavoratore nel sistema contributivo.

            La Perequazione Automatica (quella che citi tu) scatta solo DOPO che sei andato in pensione.
            Protegge il tuo assegno dall’inflazione una volta che hai smesso di lavorare.
            La rivalutazione del Montante (quella del nostro test) scatta PRIMA, nei 40 anni in cui versi i contributi.
            E quella non segue l’inflazione, ma la media del PIL.
            La trappola è qui: se per 41 anni i tuoi contributi versati crescono allo 0,8% (PIL) mentre la vita aumenta del 2% (Inflazione), il giorno in cui compi 62 anni il tuo ‘tesoretto’ all’INPS si è già svalutato del 38,4%.

            Lo Stato, quel giorno, calcolerà la tua pensione partendo da un capitale ridotto all’osso.
            Certo, da quel momento in poi applicherà la perequazione automatica che dici tu, ma ti rivaluterà un assegno che è già da fame.
            Ti proteggono dal freddo quando sei già congelato. Chiaro il punto?”

          • rispondo qui al post di risposta del signor Wal perchè non posso rispondere direttamente al suo post: la rivalutazione del montante avviene in base al pil nominale (cioè incremento reale + inflazione), lo 0.8% è l’incremento reale del pil, per cui nella sua ipotesi il montante viene rivalutato ogni anno dello 2.8%

        • Caro Wal, i contributivi puri, senza una pensione integrativa, sono destinati a fare la fame; e poi c’è una variante: con l’aumentare della vita media i coefficienti di trasformazione si modificano; al 99% sempre in peggio; direi più vicino ai 1000 che ai 1200 euro; saluti a te e ai gestori del sito

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      • Bene DON.
        Ero convinto che tu ci avresti provato, un poco ormai mi pare di conoscerti.

        Riesci a trarre qualche ulteriore considerazione; quella cifra lorda non ti spaventa, ovvero, se non ci sono errori, e in base ad altre considerazioni che mi fa notare la intelligenza artificiale noti il differenziale del potere d’acquisto “causato da un PIL che non cresce” ma che è stato pensato dal governo DINI nel calcolo di rivalutazione dell’ipotetico montante quando poi questo, il suo valore, è più basso della inflazione?

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        • Certo Wal è una cifra da fame, deve essere per forza integrata da una pensione integrativa o investimenti in ETF (o quello che si vuole) molto oculati……

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  9. L’unica cosa che faranno sara’ estendere la pensione a 64 anni a chi ha iniziato a lavorare prima del 1996.
    Ovviamente con i paletti che metteranno: ricalcolo tutto contributivo, soglia minima della pensione e soglia massima di 4 volte la minima fino all’anzianita’ l’appeal sara’ vicino allo zero.
    Pero’ potranno aumentare l’eta’ per la pensione di anzianita’ come previsto dalla Fornero affermando che se vuoi puoi andarci a 64 anni.
    A questo punto la Fornero e’ l’unica certezza.

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    • Ottimo lei ha fatto i suoi calcoli e ha stabilito che la Fornero è l’unica certezza. Tanti altri faranno i loro e sceglieranno cosa conviene. Io ho fatto i miei e l’opzione proposta da Durigon mi convince. Ognuno abbia la possibilità di scegliere liberamente cosa è meglio per lui.

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      • Certamente che ho fatto i miei conti e ci rimetterei in maniera consistente. Concordo pienamente con te sul fatto che e’ sempre neglio avere la possibilta’ di scegliere.
        Poi ognuno sara’ libero di fare le proprie valutazioni.

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  10. Parliamoci chiaro il governo sotto l’aspetto delle proposte in tema di riforma pensionistica ha profondamente deluso. Speriamo ci sia un ripensamento nell’imminente legge di bilancio ( cosi’ come annunciato in campagna elettorale con la famosa frase che rivedere la struttura pensionistica sarebbe stato un impegno di legislatura ) con le proposte di ripristino opzione donna con degli accorgimenti da rivedere ( la mia proposta e’ 62 anni di eta’ anagrafica e 35 di contributi ) e quota 41 senza limitazioni.

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    • Tu sogni fratello!
      Il massimo che può fare il governo (qualsiasi governo) sono piccoli ritocchi su età minima, finestre, etc… o concedere qualche bonus per un periodo limitato.
      Il famoso “primo pilastro”, che comunque rimane la base per la pensione, diventa di anno in anno sempre meno sufficiente a causa principalmente del costo della vita reale (che è ben oltre i ridicoli tassi di inflazione che certifica l’ISTAT e gli ancor più ridicoli adeguamenti riconosciuti dall’INPS).

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