Riforma pensioni, ultime Ghiselli: dopo quota 100 uscita dai 62 anni e quota 41

Roberto Ghiselli, in questi giorni si sta facendo un gran parlare di quota 100, si propone di potenziarla ancora, come ha sostenuto l’onorevole Durigon con particolare attenzione ai ‘lavoratori più fragili’, o di riconsiderare la misura, seppur fallace negli intenti, secondo il principio dell’eterogenesi dei fini, immaginando possa oggi, alla luce della pandemia in atto, ritornare utile non tanto per il ricambio genrazionale quanto per frenare la disoccupazione, stando alle ultime considerazioni del Prof.Cazzola. Lei, dalla sua, come considera tali affermazioni, ritiene quota 100 la panacea di ogni male dato il contesto determinato dal Covid 19?

L’emergenza sanitaria non può essere il pretesto per rimuovere l’obiettivo di una vera riforma previdenziale e per tornare ad interventi spot, improvvisati e iniqui.
Quota 100 non è una soluzione adeguata ai problemi perché può dare una risposta ad una parte numericamente sempre meno rilevante del mondo del lavoro e non tiene conto delle diverse situazioni di fragilità, che saranno ancora più forti dopo questa epidemia.

Cosa succede ad una persona che perderà il lavoro a 62 o 63 anni ma non avrà ancora 38 anni di contributi? O a quelle migliaia di esodati ancora senza lavoro e senza pensione? O ad una persona con problemi di salute, o a chi fa lavori pesanti, in un contesto lavorativo ancora più a rischio? Per non parlare di chi ha già lavorato 41 anni e a maggior ragione in questa situazione non c’è la fa proprio più?

Riforma pensioni 2020: prossimi step uscita dai 62 anni e quota 41

Qual’é allora la strada da percorrere sul fronte previdenziale e dove si reperiranno i fondi per una nuova riforma pensioni, se si tiene conto che economicamente l’Italia uscirà ancora più in ginocchio e con carenza di risorse a causa dell’epidemia che stiamo vivendo?

L’unica strada rimane quella da noi proposta, basata sulla flessibilità in uscita, a 62 anni o con 41 anni di contributi, e con interventi che riconoscano le situazioni di maggior disagio, come i lavori gravosi, discontinui, delle donne o chi è disoccupato o invalido. Tutto ciò acquista ancor più significato in questa nuova fase, che purtroppo sarà recessiva, in funzione dell’esigenza di liberare posti di lavoro per i più giovani. Il problema della sostenibilità finanziaria va senz’altro tenuto in considerazione ma non si può continuare ad ignorare il fatto che ormai siamo in un sistema prevalentemente contributivo e che non possiamo continuare a confondere quelli che possono essere costi aggiuntivi con quella che è una mera diversa distribuzione temporale dei costi.

Ad esempio ho letto che qualcuno continua a parlare dei costi di Opzione Donna: una sciocchezza! Opzione donna, con il completo ricalcolo contributivo che comporta, per lo Stato è un risparmio netto ed il costo è completamente a carico che donne che sono costrette ad utilizzare questo strumento a condizioni particolarmente penalizzanti. E la stessa cosa riguarda tutte i pensionamenti anticipati che si potrebbero ipotizzare da ora in avanti che nella componente contributiva, che sarà totale o comunque prevalente nella posizione previdenziale di ciascuno, un anticipo di pensione non determinerà un aumento di spesa ma solo una sua diversa distribuzione temporale della stessa.

Riforma pensioni, quale la fase 2 della previdenza?

Quindi se ho ben inteso quota 100 non sarà sufficiente a rilanciare né il ricambio genrazionale, come era negli intenti iniziali, né a salvare ‘il salvabile’ sul fronte disoccupazione post Covid 19, come dovrebbe essere a suo avviso la fase 2 della previdenza, per essere considerata utile ai lavoratori, e in cosa si continua a sbagliare quando si parla di pensioni e si fanno proposte?

Tanti commentatori o politici sono rimasti ad un mondo che non c’è più: è cambiato il mercato del lavoro e le carriere lunghe e continuative stanno sparendo, ed è cambiato il sistema previdenziale, non più retributivo. O si entra in questa nuova dimensione o si continua a ragionare di norme rigide che fra un po’ di anni porteranno le persone ad andare in pensione oltre i 70 anni. E qui serve ben altro che Quota 100!

Nella nuova fase che si aprirà, nella quale non vi è dubbio che l’attenzione principale andrà posta ai temi dello sviluppo produttivo del Paese e alla tutela della salute dei cittadini, anche la leva previdenziale sarà decisiva per rispondere agli ulteriori squilibri sociali che si determineranno. Quindi è necessario nell’immediato affrontare alcuni problemi previdenziali urgenti, come esodati, part time ciclici, disoccupati, precoci, e immaginare che dal 2022 parta una riforma strutturale e duratura, che tuteli tutte le lavoratrici e i lavoratori e che offra una prospettiva previdenziale positiva anche ai più giovani.

La ringraziamo come sempre per la sua disponibilità al confronto, e ricordiamo a chiunque volesse riprendere parte dell’intervista che é tenuto, trattandosi di esclusiva, a citare il nostro sito.

Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

12 pensieri riguardo “Riforma pensioni, ultime Ghiselli: dopo quota 100 uscita dai 62 anni e quota 41

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    19 Aprile 2020 in 12:43
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    Dal 2022.. E quelli che oggi hanno 41/42 anni di contributi e 59/60/61 anni di età aspettano il 2022 in quel caso sarebbero già andati con la fornero 43,1 mese.. Ma fatemi il piacere chi ha lavorato di più dovrà andare dopo perché no ha 62 anni.. Cose da non credere ma purtroppo siamo in Italia il paese dei furbi..

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      20 Aprile 2020 in 6:54
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      Condivido ……e quelli che già oggi hanno 40/41 anni contributi e 56-57-58 anni…. per come è andata da sacconi, fornero e buon ultimo salvini …. se la pigliano in saccoccia….. e come minimo si fanno altri due/tre anni ….. avevano promesso 41 anni di contributi senza vincoli anagrafici ….. 1° Damiano …. a Damiano prova a cambiare partito!!!!, 2° Lega e salvini….. m5s…. invece quota 100 62+38….. salvini sei un guitto… bastava seguire i suggerimenti di Brambilla (itinerari previdenziali)

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    18 Aprile 2020 in 17:34
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    Grazie al Segretario Roberto Ghiselli per aver parlato di opzione donna.
    Speriamo che tale forma pensionistica venga prorogata almeno finché non parta una riforma strutturale del sistema pensionistico.
    Pur essendo penalizzante si tratta di una libera scelta ed in molti casi è l’unica possibilità per le donne senza lavoro o che non hanno i contributi necessari per accedere ad altre forme pensionistiche.
    OPZIONE DONNA AL 2023. SI’.

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      19 Aprile 2020 in 18:33
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      Basta scherzi !!!! 41 anni di contributi sono sufficienti e comunque gia’troppi……

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        22 Aprile 2020 in 20:33
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        E giusto faccio il camionista di quando avevo 20 o 41 anni di contributi quanto devo lavorare ancora o fatto una vita di nottate guidando da nord al sud adesso non siamo nemmeno usuranti o fatto la domandina di precoce avendo lavorato a 18anni non me l’anno accettata a quanto devo arrivare a 50 di contributi spiegartelo cari politici

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    18 Aprile 2020 in 13:00
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    Quota 100 per coloro che sono stati costretti ad andare a lavorare a 15-16 anni suona come una presa per i fondelli. CHI VA ORA CON QUOTA CENTO ha cominciato a lavorare e/o pagare contributi dopo i 20/24 anni di età e magari prima ha studiato ….. QUINDI POTENZIALMENTE CON UN BUON REDDITO….
    tale da pagarsi i contributi ….. 2/3 anni.
    Quella conosciuta come legge fornero è solo la somma di diversi interventi …… il più famigerato è l’adeguamento dell’ età …. e ancora peggio dei contributi …..all’aspettativa di vita…….. fatto dal governo berlusconi da sacconi…….. peraltro criticato e messo in dubbio da più parti (e per ora parzialmente ridotto …2 mesi di fatto … ideato da un premio nobel mancato (nel senso che gliel’hanno tirato… acc… mancato!) . Allora …..quando ho iniziato a pagare contributi (per andare in pensione si poteva andare con 35 anni di contributi) avevo 16 anni e mezzo (ma la stagione estiva dell’anno precedente ed i numerosi fine settimana e festivi successivi e dal giugno a novembre dell’anno successivo in contributi non esistono e venivo pagato in nero …… spesso in contanti, qualche volta con assegno…….. avrei ancor oggi degli ex-colleghi /e ….. alcuni molto anziani…… che testimonierebbero che lavoravo e pagandomi ora i contributi relativi forse …… ma non sono sufficienti …. non ho alcun documento da me firmato e/o che attesti che io lavoravo……d’altronde a 15/16 anni e mi pagavano in nero, ….. ma come puo’ esistere detto documento in chiaro che io lavoravo in nero??? Questo dice la legge….che la fa il Parlamento.
    In ogni caso le “riforme” e quota 100 salviniana bastano 38 anni di contributi (una delusione-salvini perchè non hai ascoltato Antonio Brambilla) conferma, sono state pagate in particolar modo dai lavoratori precoci e tra loro ancor più il sesso maschile (un’anno in più ……probabilmente un impuntatura della frignero…. e dividi et impera …).
    Quindi con quota 100 e fino al 31-12-2021 chi ha 62 anni e almeno 38 anni di contributi va in pensione, invece chi maschio e non raggiunge i 62 anni di età per andare in pensione deve di fatto raggiungere i 43 anni di contributi …. 5 anni in più-chi è femmina 4 (con 42….) fino al 2026…. poi forse di più.
    Quando sento ai vari programmi televisivi (ma quanto vengono pagati ad ospitata?????) i cazzola, le frignero, il senatore semplice, giornalisti/e assortite …. et altri parlare dei pensionandi…… spengo.
    Parlamento dovresti fare una legge. Chi interviene sul futuro dei pensionandi deve presentare il proprio conto contributivo inps, dove appaiano i periodi di contribuzione pagati, chi ha pagato e se già pensionato, quanto prende di pensione, quante pensioni e/o vitalizi percepisce come è stata calcolata pensione e vitalizi ancor più se politico, sindacalista, ex pubblico impiego, giornalisti (il cazzola è dentro in tutte).
    Delle pensione baby e dei 5*25 di contributi di alcune categorie ….. è inutile parlarne .

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    18 Aprile 2020 in 8:49
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    CERCATE DI FARE UNA SCELTA GIUSTA E SEMPLICE, PENSIONE X TUTTI QUELLI CHE HANNO GIÀ VERSATO 41 ANNI DI CONTRIBUTI, SONO ABBASTANZA DIREI, SENZA SE E SENZA MA….FORZA!!!!!!

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    18 Aprile 2020 in 7:09
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    Bontà divina! Grazie per aver ricordato l’esistenza degli esodati esclusi dalle 8 salvaguardie, che tutti sembrano aver dimenticato. Io sono uno dei pochi tra loro che ha usufruito dellla quota 100, versando una piccola fortuna in contributi volontari per raggiungere i fatidici 38 anni di versamenti. Ricordo che da analisi compiute inter nos, a gennaio 2019 la maggioranza degli esodati esaminati non raggiungeva i 35 anni di contributi, soprattutto donne. Premessa per dire che Q100 non è e non sarà la risposta per questi esclusi, che NON possono aspettare la fine del 2021 per il semplice motivo che molti non ce la fanno più economicaente, dopo il Covid-19 ancora di più. Per queste neppure 6000 persone/famiglie indigenti urge un decreto legge (a prescindere dalle modifiche previdenziali strutturali) di sanatoria per salvaguardarli al pari dei precedenti 144.000!
    Grazie per il suo interessamento.

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    17 Aprile 2020 in 21:55
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    E’ NECESSARIA UNA SOLUZIONE PENSIONISTICA ANCHE PER LE DONNE DISOCCUPATE CHE HANNO SUPERATO I 60 ANNI, CHE HANNO OLTRE 20 ANNI DI CONTRIBUTI E CHE NON TROVERANNO PIU’ UN LAVORO. QUINDI, SE QUOTA 100 E REDDITO DI CITTADINANZA NON HANNO AVUTO GLI ESITI PREVISTI, PENSO CHE CON I SOLDI CHE AVANZANO SI POSSA DARE LA PENSIONE ALLE DONNE SUDDETTE MAGARI A PARTIRE DAI 62 ANNI .

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    17 Aprile 2020 in 19:44
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    Condivido pienamente e ringrazio per quanto espresso dal Segr. Roberto Ghiselli che quota 100 già legge rimane e così come è fino al 2021 compreso come previsto e come sempre assicurato da personalità politiche e sindacali, (altrimenti senza pensione e senza lavoro) e che dal 2022 parta una riforma strutturale e duratura che tuteli tutte le lavoratrici e i lavoratori e che offra una prospettiva previdenziale anche ai giovani.

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