Riforma pensioni, ultime Ghiselli: sindacato sfida il Governo, serve misura ‘universale’

Il sindacato sfida il Governo nel definire un progetto che guardi al futuro del Paese, mettendo al centro l’occupazione, gli investimenti nelle infrastrutture, le politiche industriali, l’equità fiscale, le politiche sociali a partire da sanità, istruzione, tutela delle persone anziane e previdenza.
Su questi aspetti sono necessarie riforme vere, e non interventi spot, e quindi il punto principale non sono i tempi, ma i contenuti e l’idea di Paese che vogliamo costruire.

Riforma pensioni e lavoro, le misure urgenti

Nel frattempo sono necessarie alcune misure urgenti, che affrontino con rapidità i temi della proroga degli ammortizzatori sociali e del divieto dei licenziamenti, la riapertura regolare delle attività scolastiche in presenza, la gestione di alcune vertenze aziendali a cui sono legati i destini occupazionali di migliaia di lavoratori ma anche la prospettiva di interi settori econimici, come quelli legati alla produzione dell’acciaio e al trasporto aereo.

Per noi gli Stati generali dell’economia non possono che essere un primo passo di un percorso che dovrà poi svilupparsi sulla base di proposte e di impegni precisi, costruiti ricercando la condivisione di tutte le componenti sociali rappresentative del Paese.

Il Masterplan che il Governo ci ha consegnato lunedi scorso contiene l’elencazione di diversi temi, molti dei quali sono condivisibili, altri necessitano di un approfondimento. Ma quel documento contiene alcuni buchi vistosi, fra cui il tema delle pensioni e degli anziani, a cui non si fa minimamente cenno.

Pensioni e anziani: grandi assenti nel Masterplan del Governo

Già nell’incontro di lunedi abbiamo evidenziato al Presidente Conte questo problema e continueremo a sollecitare il Governo a riaprire il tavolo sulla previdenza. La nostra idea è chiara: dobbiamo continuare a lavorare per una riforma complessiva del sistema, che parta dal 2022, basata su:

  • flessibilità in uscita da 62 anni o con 41 anni di contributi,
  • la valorizzazione del lavoro di cura e delle donne,
  • riconoscimento dei lavori più faticosi e gravosi
  • la previdenza per i giovani e la pensione contributiva di garanzia per chi fa lavori discontinui o poveri, come i part-time.
  • Nel frattempo chiediamo alcune misure urgenti, in parte anche collegate all’emergenza Covid, che consenta un anticipo di pensione ai più anziani, a chi ha problemi di salute, a chi fa lavori più a rischio o a chi è disoccupato, fra cui gli esodati.

Riforma pensioni: una nuova proposta al Governo

Nello specifico pensiamo anche ad uno strumento universale, utilizzabile in tutte le aziende che a fronte di una crisi o ristrutturazione aziendale, o di un processo che favorisca l’assunzione di giovani, accompagni per alcuni anni la lavoratrice o il lavoratore dal lavoro alla pensione, garantendo il diritto previdenziale e la copertura salariale e contributiva, utilizzando sia il contributo pubblico sia la partecipazione finanziaria dell’azienda.

Per spiegare in termini pratici la nostra proposta si pensi ad un’azienda in crisi occupazionali: Attraverso un accordo sindacale si potrebbe offrire la possibilità ad un lavoratore a cui manchino ad esempio 3 anni per poter accedere alla pensione di utilizzare questo strumento che dovrebbe prevedere la certificazione immediata del diritto pensionistico e la copertura economica e contributiva piena per i tre anni che mancano alla pensione. Questo intervento andrebbe finanziato in parte con un contributo pubblico ed in parte con un’ integrazione messa a disposizione dall’azienda. Questa possibilità potrebbe essere utilizzata anche per favorire nuove assunzioni di giovani.

Si tratterebbe quindi di ripensare, riorganizzare ed estendere strumenti già esistenti, come l’isopensione, il contratto di espansione o l’Ape aziendale, che sino ad ora hanno dato scarsi risultati e soprattutto hanno riguardato solo le aziende più grandi e ricche.

Nel Masterplan del governo si fa riferimento ai contratti di espansione, ci auguriamo che ci siano le condizioni per affrontare il problema nella sua interezza.

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Roberto Ghiselli

Roberto Ghiselli

Segretario confederale della Cgil. Laureato in Scienze politiche all’Università di Urbino, è entrato in Cgil all’età di 21 anni con l’incarico di responsabile del Patronato Inca di Macerata Feltria. Nell’organizzazione ha ricoperto vari ruoli: segretario della Fiom di Pesaro dal 1984 al 1989 e della Filcams regionale dall’anno successivo al 1996, quando entra a far parte della segreteria regionale della Cgil. Nel 2003 diventa segretario generale di Pesaro e Urbino, incarico ricoperto fino al 2011, quando viene eletto nella segreteria regionale. Nel 2012 assume la guida della Cgil Marche e quattro anni più tardi viene chiamato a far parte della segreteria nazionale della Cgil.

21 pensieri riguardo “Riforma pensioni, ultime Ghiselli: sindacato sfida il Governo, serve misura ‘universale’

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    22 Giugno 2020 in 0:38
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    Le idee di Ghiselli sembrano andare nella giusta direzione:

    – Quota 100 mantenuta fino alla fine del 2022, come già stabilito. Anche se è un provedimento con grandi limiti (a cominciare da un minimale contributivo troppo alto) sarebbe scandaloso se venisse tolta quando c’è gente che la sta aspettando. Di furbate alla Sacconi/Fornero ai danni degli italiani ne abbiamo abbastanza. A meno, ovviamente, di non sostituirla con qualcosa di equivalente e non penalizzante per chi è in attesa di usufruirne, che magari entrasse in vigore anche prima della fine del 2022.

    – il limite dei 62 anni è ragionevole, se non ci si mette anche un vincolo contributivo troppo alto (come è stato fatto con Quota 100). L’importante sarebbe poter andare in pensione comunque a partire dai 62, a scelta del pensionato, al massimo con qualche limitata e ragionevole forma di penalizzazione per l’anticipo (tipo la proposta Damiano).

    – benissimo che “Quota 41” venga considerata in AGGIUNTA ad una riforma dei 62 anni e NON come il perno della riforma, cosa che NON può essere perchè Quota 41 serve SOLO ai precoci e a coloro che hanno carriere contributive senza interruzioni (cosa sempre più difficile da avere). Continuare a dire “basterebbe Quota 41 per tutti” vuol dire avere le idee estremamente confuse. Molto bene se i sindacati, invece, hanno idee chiare per consentire a TUTTI, e non solo ai precoci, di andare in pensione molto prima degli allucinanti 67 anni della Fornero.

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      22 Giugno 2020 in 11:46
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      Beh, Sig. Carlo, anche Lei in quanto a idee confuse non scherza. Tanto per cominciare la quota 100 termina a dicembre del 2021 e non nel 2022. Poi parla di grandi limiti e a seguire pone assolutamente il limite dei 62 anni e quindi i limiti li mette Lei. Poi scrive che la 41xtutti serve solo ai precoci !! E allora la quota 100 a chi è servito ? Solo a chi aveva raggiunto quella quota penalizzando chi è più anziano ed è costretto ad arrivare alla vecchiaia dei 67 anni e penalizzando appunto chi ha lavorato e versato di più e che è stato obbligato ancora alla Fornero. Quindi per chiudere: sarebbe stata cosa buona e giusta non sprecare questo triennio per fare una legge solo per qualcuno come quota 100, ma per tutti come dice Lei. Saluti.

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      22 Giugno 2020 in 13:09
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      Ovviamente nel mio precedente post c’è un errore, per colpa mia: Quota 100 finirà “naturalmente” alla fine del 2021, non alla fine del 2022.

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    21 Giugno 2020 in 21:57
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    41 anni di lavoro bastano e avanzano specialmente se fai manutenzione metalmeccanica da 40 anni sempre sotto stres le macchine devono produrre e non si devono fermare e tutti hanno problemi e tu devi risolverli infatti i pensieri te li porti a casa e in ferie provare per credere , se tornassi indietro un lavoro così non lo farei più. Percui 41 per tutti è più che giusto , poi quelli che dicono di lavorare di più sono dei fanulloni che non hanno mai lavorato e non si sono fatti carico delle propie responsabilità

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    21 Giugno 2020 in 18:06
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    Sembrerà una domanda stupida ma mia moglie ha 13 anni di contributi. Che chiameremo latenti. Che non vedrà più. Non si potrebbero usare 2anni per aggiungerli ai miei contributi. Cosi facendo me ne andrei in pensione!!!!!!!

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    • Erica Venditti
      22 Giugno 2020 in 11:09
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      Non saprei proprio dirle anche se avendo due storie contributive distinte mi pare strano possa, provi a contattatare via messanger Domenico cosentino, già presidente di patronato,magari saprà aiutarla in tal senso

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    21 Giugno 2020 in 14:29
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    Bene, Quota 100 non si tocca!! Mi aspetto una mobilitazione vera della Cgil a difesa di questo diritto oltre alla battaglia conto la Fornero.

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    19 Giugno 2020 in 21:49
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    La Cgil quando il governo Monti, sostenuto dal PD e FI, ha varato la Legge Fornero ha organizzato assieme a Uil e Cisl appena tre ore di sciopero. In poche parole ha sostenuto quella famigerata Legge contro i lavoratori e lavoratrici. Lo stesso aveva fatto con altre leggi precedenti tra cui quella sul sistema contributivo. Quindi la Cgil aveva fatto propria la teoria economica liberista.
    Nei fatti grazie al M5s è iniziata una inversione di tendenza, mentre il PD perdeva milioni di voti popolari e di lavoratori a favore della Lega, da Nord a Sud del Paese.
    Adesso noto favorevolmente che la Cgil non vuole contrastare la Quota 100 fino al dicembre 2021, ma lo deve dimostrare con i fatti e con le lotte fino allo smantellamento della famigerata Legge Fornero e Sacconi.
    Solo così Ghiselli e Landini saranno credibili di fronte a giovani (precari e senza lavoro) e anziani (alla catena del lavoro salariato).

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    19 Giugno 2020 in 21:45
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    Pensione con 41 anni di contributi…stop

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      20 Giugno 2020 in 14:22
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      Condivido pienamente…41 anni di lavoro specialmente in fabbrica bastano e avanzano..

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    19 Giugno 2020 in 20:17
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    Si ok queste idee.
    Ma nel 2022 gente come me avrà 62 anni e 43 di contributi (quindi sarei a quota 105) buono per quota 100 ma anche per l’anticipata della Fornero. Che me ne faccio del progetto Ghiselli? Come mai devo lavorare 5 anni in più degli attuali quota 100?
    Ghiselli rifai un po’ i calcoli per piacere.
    Saluti

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    19 Giugno 2020 in 20:13
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    Lo stato dovrebbe aiutare le aziende con contributi statali al ricambio aziendale..via un anziano dentro un giovane..fino a tre anni alla pensione un aiuto statale con introduzione di giovani con il reddito di cittadinanza che venga dato all’azienda per pagare il nuovo assunto.. Fatto questo si da la possibilità all’azienda di non avere costi esorbitanti di svecchiare e di dare la possibilità ai giovani di integrarsi e imparare un mestiere.. Verrebbe a vantaggio dell’azienda dello stato e del futuro pensionato..

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    19 Giugno 2020 in 19:59
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    Ma scusate. Nel 2022 avrò 43 anni di contributi.
    Tanto vale la Fornero!
    Non fate i furbi. 41 anni subito e senza vincoli!

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    19 Giugno 2020 in 17:17
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    Condivido quanto espresso dal Segr. Roberto Ghiselli che ringrazio anche riguardo a una riforma complessiva del sistema che parta dal 2022 dopo la fine della sperimentazione dei 3 anni di quota 100 già legge alla quale abbiamo fatto affidamento e che ci è sempre stato assicurato e dichiarato da personalità politiche e sindacali che rimarrà e così come è fino alla fine del 2021, altrimenti senza pensione, senza lavoro e senza reddito per vivere, ancora meglio in periodo di virus e crisi del lavoro, se servono soldi si devono trovare da altre fonti molto più ricche (evasione, doppie e triple pensioni, vitalizi ecc.) e non da quota 100 (le pensioni sono state già tanto tartassate).

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    19 Giugno 2020 in 15:44
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    Salve, secondo me quando una persona arriva a maturare 41anni di contribuzione dovrebbe bastare, anche perché fino ad oggi si è fatto una larga disomogeneità di pensionamento.
    Saluti
    Francesco

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      19 Giugno 2020 in 21:25
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      Io 41 anni di contributi li ho ora.
      Ma non ho 62 anni e non sono un precoce.
      Nel 2022 avrò 62 anni e 43 di contributi (quota 105!!!!!). Sarei buono per quota 100, per l’anticipata della Fornero e per il progetto ghiselli. Ma con ben 5 anni di lavoro in più degli attuali quota 100.
      Ghiselli per piacere rifai i conti.

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    19 Giugno 2020 in 14:27
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    Copio il sig. Luigi Metassi perché egli esprime esattamente, parola per parola, il mio pensiero:
    “mi pare che si ponga ancora poca attenzione al fatto che le principali cause della disoccupazione – quindi della progressiva perdita dei diritti e della forza contrattuale – debbano attribuirsi alla sistematica delocalizzazione delle aziende, alla robotizzazione delle attività e alla digitalizzazione dei servizi.”

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    19 Giugno 2020 in 12:10
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    Basterebbe confermare quota 41 per tutti. In uscita un pensionato e l’ obbligo di assunzione di una persona. Senza toccare il coeff. Da applicare per le pensione.

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    19 Giugno 2020 in 10:20
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    Nel corso dell’intervista, Roberto Ghiselli mostra di avere le idee chiare, sia in merito agli interventi immediati, necessari e specifici di realtà più o meno circoscritte, sia in merito alle straregie che attengono alla strutturalità dell’intero sistema sociale. Idee che vanno a colmare le evidenti lacune del Masterplan governativo, per non parlare del “Piano Colao”, condizionato da una impostazione prettamente manageriale molto più prossima agli appetiti di Confindustria che non alla realtà e alle necessità sociali del Paese.
    Il sindacato mi pare avviato sulla buona strada ma, nonostante ció, noto ancora inesattezze laddove si parla di “anticipo di pensione” anzichè di salvaguardia a favore degli esodati. Altresì mi pare che si ponga ancora poca attenzione al fatto che le principali cause della disoccupazione – quindi della progressiva perdita dei diritti e della forza contrattuale – debbano attribuirsi alla sistematica delocalizzazione delle aziende, alla robotizzazione delle attività e alla digitalizzazione dei servizi.

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