Riforma pensioni, ultime Ghiselli su Quota 41, donne, quota 100: quali prospettive?

Le ultime novità sulla riforma pensioni giungono da un interessante intervento di Roberto Ghiselli, segretario confederale della Cgil, che nel corso della 2^ giornata dell’Assemblea nazionale di Democrazia e Lavoro Cgil é tornato a parlare di pensioni, facendo anche il punto sui tavoli di confronto col Governo e su quelli che saranno i prossimi step, al fine di arrivare ad un sistema previdenziale maggiormente flessibile, ma sopratutto strutturale. Un sistema che si basi sull’equità ed abbia anche una visione solidaristica nei confronti delle categorie maggiormente deboli, donne e giovani. Ghiselli fa un excursus delle passate riforma, passando per la Fornero e le misure successive che hanno avuto l’arduo compito, non sempre portato a compimento per intero, di sanare ‘ i danni’ provocati dalla stessa legge, tra questi gli esodati:Vicenda eclatante esodati, 170 mila salvaguardati, persone che si sono trovate senza lavoro e senza pensione, tra l’altro resta una coda da risolvere in questa legge di bilancio, noi spingiamo affinché quei 4 5 mila esodati debbano trovare una soluzione definitiva al problema.” Poi menziona le misure fatte fino ad oggi che però hanno sempre avuto il carattere della ‘temporaneità’, visione che andrebbe cambiata al fine di arrivare, post quota 100, ad una riforma strutturale del sistema previdenziale italiano, le sue considerazioni sul fatto e non fatto ad oggi.

Riforma pensioni, ultime da Ghiselli: Quota 41 giusta, ma non basta a donne e giovani

“Anche le Misure fatte con il Ministro Poletti penso ad ape sociale, cumulo contributivo, precoci, hanno dato un segnale nella direzione di una maggiore flessibilità al sistema. Anche la vicenda quota 100, che ha funzionato come bandierina di propaganda, é stata sì una risposta, ma ha lasciato fuori moltissima gente, ed ha lasciato fuori la parte più fragile del mondo del lavoro, chi non raggiungeva i 38 anni”. Sempre in riferimento a quota 100, Ghiselli ha ricordato che si é trattato già dalle origini di una misura non sperimentale ma temporanea in quanto tutti immaginavano la sua scadenza , indipendentemente dagli esiti della stessa, già a fine 2021. Così il segretario cionfederale della Cgil: “si é trattato di una misura temporanea non sperimentale, la forza politica che maggiormente l’ha voluta, la Lega, immaginava già dopo quota 100 non una proroga ma i quota 41 per tutti, come pensione anticipata. Tra l’altro una misura che noi crediamo sia giusta, perché parla ad un certo tipo del mondo del lavoro, che ha caratteristiche precise, un lavoro continuativo a cui é giusto dare quel tipo di risposte, perché dopo 41 anni devi avere la possibilità di uscire dal mondo del lavoro, qualunque lavoro fai devi avere la possibilità di uscire. Ma nonostante ciò é corretto dire che si tratterebbe anche in questa prospettiva di dare una risposta parziale, la quota 41 non parlerebbe comunque alla stragrande maggioranza del mondo del lavoro di oggi e in particolare di domani. Pensiamo a chi ha un lavoro discontinuo, chi non matura continuità contributiva, tale da raggiungere quei livelli alti di contributzione, pensiamo alle donne, la cui anzianità nel sistema previdenziale pubblica, l’anzianità contributiva in essere é in media di 28 anni, che sale a 37 anni per gli uomini”.

Ora vi é dunque l’esigenza di non mettere ulteriore toppe, proroghe,aggiustamenti, siamo di fronte ad un sistema che non ha organicità assoluta. Abbiamo un sistema di provvisorietà, confusione, sistema rigido, a prescindere da sistemi provvisori, come l’ape sociale e opzione donna proroga, che vanno bene, non ci opponiamo, per carità, in attesa di una riforma migliore proroghiamo questi strumenti, ma non possono bastare per parlare di riforma. Ad oggi abbiamo un sistema rigido, penalizzante nei confronti dei lavoratori, iniquo e poco solidale“. Vediamo perché, Ghiselli ben illustra i limiti del nostro sistema previdenziale attuale.

Riforma pensioni 2020, i limiti del nostro sistema previdenziale: come superarli?

Vi sono più limiti che rendono iniquo il nostro sistema previdenziale, fa notare Ghiselli: “I lavoratori si trovano dinanzi ad un regime di innalzamento automatico delle condizioni di pensionamento, per contributi ed età, aggangiato alla speranza di vita agisce su questi due indicatori contestualmente, col crescere della speranza di vita aumentano entrambi, si tratta dunque di due penalizzazioni che intervengono sul coefficiente di trasfornazione e sull’età. Abbiamo chiesto di superare tale doppia penalizzazione”.

Vi é un’Iniquità nella componente contribuitiva che ormai é prevalente, affida il calcolo del trattamento pensionistico al coefficiente di trasformazione, viene determinato alla speranza di vita a quel momento a 65 anni, ma non é per tutta uguali, una differenziazione pincipale é il tipo di lavoro che hai fatto. Molti studi, dimostrano, che chi svolge attività manuali ha una speranza di vita inferiore di 3 anni rispetto ad un dirigente”.

Stessa cosa vale per il tema di Genere, nella nostra storia nel sistema previdenziale, fa notare, forfettariamente si concedeva un riconscimento alle donne che potevano uscire 5 anni prima, riconoscendo che purtroppo la donna nel mercato del lavoro non aveva le stesse condizioni dell’uomo. Oggi questo riconoscimento é venuto meno, le donne possono accedere alla pensione con la stessa condizione degli uomini, a 67 anni, resta solo un anno sull’anticipata, ma a quel livello di contribuzione le donne nella stragrande maggior parte non ci arrivano, dunque oggi non viene riconosciuta che le persone avevano, hanno e probabilmente avranno, condizione di conciliazioni differenti nel mondo del lavoro. Vero che bisognerà puntare sulla ripartizione del lavoro di cura, sulla parità di genere, con delle Politiche di genere, ma allo stato attuale non é così e non si possono aspettare momenti migliori senza fare nulla, quindi bisogna fare in modo di riconocscere il lavoro delle donne e si deve riconoscere che il lavoro di cura, conviventi non autosufficienti, lavori domestici che non sono equamente ripartiti, dunque bisognerebbe già da oggi riconoscere a livello previdenziale tali differenze.

Inoltre, il nostro sistema previdenziale, Non é equamente redistribuito, oggi vi é un sistema semiassicurativo, conta il montante contributivo, percepirò la pensione in base a quanto ho versato, abbiamo code del retributivo, ma poco ormai. Serve reitrodurre elementi di ridistribuzione nel sistema altrimenti Giovani, precari, donne , part time, restano tutti penalizzati. Pur nel sistema contributivo, va cambiato il sistema che va reso più flessbibile e poi soprattutto stutturale, deve valere anni, poi può essere aggiustata, deve essere flessibile, consegnare alle persone, entro certi limiti, la possibilità di scegliere come poter uscire, le persone hanno condizioni diverse per tipo di lavoro che svolgono, alcuni vorrebbero restare al lavoro in eterno, hanno un lavoro gratificante e premiante, per altri, la maggiornaza, dopo alcuni anni vogliono uscire, non ne possono più. Conta il rapporto con la famiglia, se vi sono casi di non autosufficienza, conta il lavoro di cura, contano le scelte soggettive diverse, scelte differenti rispetto alla salute, alla famiglia, si deve consegnare una possibilità di scelta. Avere un sistema che risponde a criteri di equità maggiori e componenti solidaristiche al suo interno. Sistema italiano previdenziale che conserva la sua natura peculiare in un contesto europeo, pilastro pubblico fondamentale. Previdenza complementare deve essere complementare non può essere sostitutivo al primo pilastro pubblico, però se deve essere garantita questa natura, é fondamentale garantirlo a carattere solidaristico.

L’intervento di Ghiselli prosegue spiegando nel dettaglio cosa la Cgil intende per una riforma pensioni che punti alla flessibilità in uscita, 62 anni d’età oppure 41 di contributi indipendentemente dall’età, infine il segretario confederale della Cgil fa il punto della situazione post tavoli di confronto col Governo e indica le prospettive future. Data la lunghezza dell’intervento, sotto potete visionare già da ora il video completo dei 30 minuti e più della sua disamina, abbiamo preferito rimandare le parti salienti delle due tematiche sopra menzionate al successivo articolo, che vi consigliamo poi di leggere per avere una visione a 360° dell’argomento.

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Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

13 pensieri riguardo “Riforma pensioni, ultime Ghiselli su Quota 41, donne, quota 100: quali prospettive?

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    2 Dicembre 2020 in 10:35
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    Non vorrei che fossero solo parole…
    E’ passato tanto tempo in queste discussioni su quota 41…tanto che io sto già lavorando per i 42 di contributi e tanti come me.
    Perdendo ancora tempo, saltando il 2021, eccoci all’anticipata Fornero.
    Non voglio più promesse fascinose, acchiappa consensi e tessere.
    I diplomati dei primi anni 60 tra due/tre/quattro anni saranno in pensione comunque (se resta l’anticipata Fornero).
    Sembra che i sindacati non conoscano dati, numeri, storia e meccanismi del mercato del lavoro (non posso pensare che la conoscano troppo bene e ci prendano in giro con proposte inutili, da pifferaio magico).
    Stanco, stanco stanco, mi mancano le parole . Non quelle per ringraziare “pensioni per tutti ”
    che ha tenuto vivo un bel dibattito , libero e democratico.
    Ancora oggi sui giornali si parla di reddito di cittadinanza e non so se ridere o piangere , io a lavoro e giovani a passeggio…mah!

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      2 Dicembre 2020 in 15:37
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      Caro Paolo, io ho raggiunto oramai quota 102 con più di 41 anni di bollini e più di 60 anni. Ma sei sicuro che toccando la Legge Fornero (maledetta) anche i 42 anni e 10 mesi verranno mantenuti ? Temo che i ns contributi non interessano a nessuno, l’ obbiettivo odierno è di spostare tutto a 64 anni per accedere al diritto e con decurtazioni per gli anni che mancano ai 67. Quindi pensioni sempre più in là nel tempo con importi ridicoli rispetto ai contributi versati. Credo che ci dobbiamo svegliare e partire con iniziative molto più “importanti” dei tavoli sindacali. BASTA !

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    2 Dicembre 2020 in 3:04
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    C’era una volta il sindacato tanto tempo fa.

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    1 Dicembre 2020 in 18:35
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    Dopo aver lavorato 40 anni in tre imprese edili a fare l’asfalto ora sono disoccupato.ho 55 anni e non riesco a reperire (AP116) possibile che non possa andare in pensione come lavoratore precoce?ho iniziato a LAVORARE a15 anni senza mai smettere e ora non so cosa fare

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      2 Dicembre 2020 in 17:23
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      Per la pensione come precoce devi avere 60 anni di età e 35 di contributi.
      Ma veramente hai cominciato a 15 anni?
      Visto che è difficile per te trovare una occupazione stabile a 55 anni (praticamente impossibile) io ti consiglierei di tirare avanti con lavoretti in nero se hai la manualità per eseguire piccoli lavori di riparazione. Capiamoci: è illegale, ma hai già dato abbondantemente in tasse e contributi! Cosa devi fare, morire per la gloria della signora Fornero?

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    1 Dicembre 2020 in 18:30
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    bisogna ricordare a tutti che oggi chi ha la … fortuna di avere 40 anni di contributi e la fortuna di stare bene ma non ha l eta’ in quanto precoce deve aspettare ancora tre anni !!!!!! demenziale pensare che si possa passare sopra la pelle delle persone per puri meri conti economici siamo stanchi !!!!! considerate anche che in tenera eta’ a molti me compreso non mi versarono quasi tre anni di contributi !!! che ne dite non abbiamo ragione a essere incavolati ? 41 sono anni che se ne parla sarebbe davvero ora di metterla in atto oggi non domani !!!!

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    1 Dicembre 2020 in 16:50
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    Forza Ghiselli, con quei punti cardine esposti, oltre a recuperare senza dubbio l’assenza di presenza del sindacato in quelle tre settimane del più grande disastro che è stato fatto sui lavoratori con la Fornero, credo che si possa realmente attivare una svolta al lavoro e allo sviluppo nel nostro Paese.
    Occorre una svolta decisiva.
    Siete nel giusto e non mollate assolutamente.

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    1 Dicembre 2020 in 16:00
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    RIGUARDO LA POSSIBILITA’ DI ANDARE IN PENSIONE CON 41 ANNI DI CONTRIBUTI SONO PERFETTAMENTE D’ACCORDO CON QUANTO PROPONE GHISELLI. CON TALI ANNI DI CONTRIBUTI UNO HA IL SACROSANTO DIRITTO DI POTER ANDARE IN PENSIONE A PRESCINDERE DALL’ETA’ ANAGRAFICA. AGGIUNGO ALTRE DUE PROPOSTE: POSSIBILITA’ DI POTER ANDARE IN PENSIONE CON 62 ANNI DI ETA’ ANAGRAFICA E 35 ANNI DI CONTRIBUTI PER GLI UOMINI, E 57 ANNI DI ETA’ ANAGRAFICA E 30 ANNI DI CONTRIBUTI PER LE DONNE.

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    1 Dicembre 2020 in 15:56
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    Bisogna dire a Ghiselli che dopo quota 100 sarebbe già tanta manna avere la possibilità di uscire dal mondo del lavoro con 62 anni di età e 41 di contributi, lasciando, a chi ha 62 anni ma non i necessari contributi, almeno la possibilità di riscattarli, questo in special modo per chi, invalido, ha dovuto attendere anni, iscritto nelle liste del collocamento mirato, prima di poter ottenere un posto di lavoro. Il riscatto potrebbe venire anche a posteriori, impegnando il 5° della pensione che si andrà a percepire.

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      4 Dicembre 2020 in 11:41
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      Siamo tutti d’accordo con ghiselli ma sono anni che sento questa tiritera e per noi non hanno mai fatto niente .. in questo paese. Ciò che è logico non si fa perché chi ci governa pensa solo a piazzarsi e a piazzare i loro amici sindacati compresi.. dunque mettetevi il cuore in pace questi e altri per noi non faranno niente.. perché quando vogliono fare qualcosa in due giorni lo fanno.. vedi la fornero..

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    1 Dicembre 2020 in 14:53
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    Sono d’accordo con Ghiselli, bisogna lottare più che si può per ottenere queste cose…. Dal mio punto di vista sono d’accordissimo con quota 41 per tutti e uscita dai 62 anni di età, senza nessun tipo di penalizzazione..
    Forza…

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