In attesa che vengano formalizzati provvedimenti “collegati” alla legge di bilancio relativi alla quota 100 ed alle altre misure previdenziali, al momento non menzionati nella bozza della manovra, si fanno più chiare, grazie anche ad un articolo apparso su Il Sole 24 Ore, le possibili finestre d’uscita per quanti riusciranno a centrale i requisiti richiesti dal 2019. In totale 9 saranno le finestre che influenzeranno quota 100 ( 4 per i privati, 2 per gli statali, 1 per la scuola) e 2 quelle a cui dovranno sottostare le donne che opteranno per la proroga dell’opzione, alle finestre sarà soggetto anche lo stop dell’adv per le anticipate. Tutti i dettagli
Pensioni 2019, le 7 finestre per quota 100
La pensione anticipate prevede la possibilità di uscire con quota 100, a 62 anni e 38 di contributi, nello specifico le uscite saranno scaglionate, i 400.000 lavoratori che dovrebbero potervi rientrare non usciranno tutti nel medesimo mese, ma seguiranno delle tempistiche differenti:
- i dipendenti privati, avranno la possibilità di optare per 4 finestre ad uscita trimestrale, i tre mesi si conteggiano dalla maturazione dei requisiti, non dovrebbero dunque essere finestre fisse, ma mobili e tagliate su misura per i singoli lavoratori
- i dipendenti pubblici andranno incontro a 2 finestre semestrali
- mentre i dipendenti scolastici potranno optare per 1 sola finestra annuale
Chi opterà per quota 100 andrà incontro al 3 paletto confermato: ossia il divieto di cumulo tra pensioni e reddito da lavora sopra ai 5 mila euro per i primi 2 anni. Un disincentivo dunque a continuare a lavorare affinché la quota 100 raggiunga uno degli obiettivi che l’esecutivo si è prefissato con la misura, ossia il turnover generazionale in azienda. Le finestre impatteranno anche sullo stop dell’adv e sulle donne che opteranno per la proroga dell’opzione donna. Ecco come:
Pensioni anticipate 2019, così le finestre impattano su adv e opzione donna
Parrebbe confermato, il condizionale resta d’obbligo fino alla lettura delle norme relative al capitolo previdenziale, anche lo stop dell’aspettativa di vita per le anticipate, ma anche su tale ‘sconto’ impatteranno le finestre. Ragione per cui resterà immutato il requisito d’uscita dal 2019 per chi opterà per la pensione anticipata con la Legge Fornero ossia basteranno 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Ma chi matura il requisito avrà la decorrenza della pensione solo 3 mesi dopo, seguirà dunque le finestre mobili che impattano sulla quota 100, sopra citate. Dunque chi maturerà i requisiti a gennaio 2019, riceverà il primo assegno a aprile 2019. L’adeguamento alla speranza di vita, per le anticipate, tornerà nel 2023.
Per chi riuscirà a centrare i nuovi requisiti della proroga opzione donna, aumentati di 1 anno anagrafico rispetto alla normativa 243/2004, ossia 58 anni e 7 mesi per le dipendenti e 59 anni e 7 mesi per le autonome da maturare entro il 31/12/2018 e i 35 anni da maturare sempre entro fine anno, dovrà attendere la decorrenza posticipata di 12 mesi se lavoratrice dipendente, mentre 18 mesi se autonoma. Come ricorda Orietta Armiliato in uno dei suoi post di sintesi sulla misura: “Durante il periodo di attesa (12/18 mesi) comunemente chiamato finestra, è consentito continuare a lavorare”.

Mandano in pensione a 38 e lavoro a 42, mi.tolgono 5 mesi poi ne aggiungono 3….. buffooni e farabutti
Buona sera,
“Salvini, Renzi e Di Maio incarnano il vuoto politico di un paese allo sbaraglio”
Un aspetto rilevante che sembra spiccare in questa Italia malandata di oggi è la dimensione del vuoto. Un vuoto estremo e spiazzante, di cui si ha cognizione quando si osserva il modus operandi di questo governo o si leggono le notizie riportate dai media online.
Il paese sembra essere sospeso su una vacuità infinita e illimitata, e per questo estremamente perturbante. Almeno, per chi riesce a coglierla. Per chi ancora sa leggere la realtà senza naufragare nel turbine dei social network, il cui caos si riverbera in forma esaltata sulla scena politica, in un inquietante gioco al rimbalzo tra il “popolo” adorante e i suoi capi. Mentre di mezzo ne va l’intero paese, si assiste nel frattempo alla medesima ridicola pantomima di accuse e minacce, di nemici supposti e vittime d’elezione.
Se da una parte i social sembrano rappresentare il regno di un troppo pieno che surclassa, invade e fagocita le ben più vulnerabili vite umane, che lì disperdono molta parte di se stesse e del proprio tempo, nella nuda realtà dell’esistente si ha l’impressione che la scena politica di questo paese si sia ridotta a niente.
Un niente colmato da una quantità spropositata e inverosimile di sciocchezze e stupidità.
La consapevolezza sembra essere diventata in Italia una virtù estremamente rara, mentre al contrario abbonda il distacco dalla realtà.
Come sospinti da un’onda che conduce sempre più al largo, i ministri e i loro sostenitori trascinano la dimensione pubblica di questo paese sempre più lontano dal reale, secondo un movimento autoindotto, autoesaltato e autoreferenziale del tutto incurante di quanto accade. Il debito? Chi se ne importa. Lo spread? Non è vero. L’Unione europea? Non esiste.
In sostanza, una condizione di voluta follia unita ad una straripante stupidità.
Con buona pace di chi pensa che il proprio pensiero abbia più potere sulla realtà o che la sgradevolezza di certi documenti possa sparire sotto la suola delle proprie scarpe, il reale prima o poi si impone. Una legge inderogabile della nostra vita sulla terra è, infatti, che quanto più la realtà viene negata, tanto più essa si rivelerà con sconcertante drammaticità.
Questa incredibile stupidità, che sembra spandersi ad ogni livello della vita pubblica, e che in senso arendtiano si può intendere come incapacità di riflettere sulle cose del mondo e su stessi, sembra aver guadagnato in Italia un ruolo di tutto rispetto, procedendo con gran dignità, con fare baldanzoso e splendido, tra i politici e la massa.
Basta tirarsi fuori dal fragore e osservare la situazione dall’esterno per rendersi conto di quanto sia straniante questo immane spettacolo, soprattutto osservando la facilità e la dabbenaggine con cui una parte copiosa della cittadinanza si lascia precipitare in questo vuoto, dimentica di se stessa e della propria dignità.
Tutti questi cittadini, presi uno a uno, mai probabilmente vorrebbero essere sospinti verso il crinale di un burrone, preferendo piuttosto scansarlo come la morte, eppure in questo momento storico, pare che in Italia si sgomiti per cadervi dentro.
Forse perché i vuoti figurati, cioè quelli di senso e civiltà, sono più difficili da cogliere rispetto a quelli materiali, che si spalancano sotto ai propri occhi. Eppure anche questi vuoti, cioè quelli dell’assenza della solidarietà sociale, quelli che si colmano di nemici e persecutori, e di realtà farlocche intrise di inganno e menzogna, dovrebbero essere chiari a qualsiasi cittadino attivo in un sistema democratico. Ma evidentemente non è questa la condizione attuale dell’Italia, dove piuttosto predomina il movimento acritico di massa.
Questa dimensione di vuoto e distacco dalla realtà sembra essere impersonata non solo dal premier Giuseppe Conte, che parla della manovra economica in termini estetici, descrivendola probabilmente come farebbe con la Gioconda, o dal ministro Savona, che definisce il condono fiscale un provvedimento di redistribuzione del reddito dai ricchi ai poveri, ma anche e soprattutto dai leader delle tre maggiori forze politiche del paese: Matteo Salvini, Luigi Di Maio e Matteo Renzi.
Essi declinano il vuoto come possono, secondo modalità differenti.
Matteo Salvini, ad esempio, ha fatto del vuoto di pensiero che rappresenta una sorta di cloaca maxima, da cui ogni giorno tracimano cariche e scariche di incitamento all’odio, all’aggressività e alla violenza, sparse ovunque con grandissimo senso di irresponsabilità.
Luigi Di Maio, invece, camuffa l’inconsistenza politica di cui è rappresentante con la pura formalità, con una eleganza ripetitiva e sempre uguale a se stessa. Mai una grinza, mai un dettaglio fuori posto, mai una colpa, rigettata puntualmente su altri, che siano politici o organismi istituzionali.
Matteo Renzi, dal canto suo, rappresenta forse il caso più drammatico dei tre, perché il suo nome è associato ad un partito che si dichiara democratico ma che ormai lo è con evidenza solo nel sembiante. Renzi incarna infatti un vuoto di sensibilità politica che dopo essere stato occultato con la parvenza dell’efficienza e del dinamismo, al momento dello stop si è rivelato per quello che è: una mancanza di visione e di attenzione, di empatia e di immaginazione nei confronti della cittadinanza.
L’immaginazione cioè che intendeva Gramsci, come simpatia umana unita ad una grandissima forza morale. Dispiace dirlo, ma Renzi non ha sentito i bisogni del “popolo” e continua a non sentirli tuttora.
Come scrive Gramsci, se un politico non riesce a rappresentarsi le sofferenze, i dolori, le tristezze della vita dei cittadini, “non si possono intuire i provvedimenti generali e particolari che armonizzano le necessità della vita con la disponibilità dello Stato”. Questo è accaduto con le politiche renziane e di questo Renzi ha pagato lo scotto. Tuttavia, anziché riflettere sul proprio agire, egli continua ad attardarsi sull’immagine di se stesso.
Matteo Salvini e Luigi Di Maio, da parte loro, intuiscono i bisogni della cittadinanza, ma non per prendersene cura quanto per manipolarli. Questa è la desolante realtà dei fatti.
Dopo anni di scavo in cui in questo paese non si sono costruiti modelli di dignità politica, ecco che questi sono quelli in auge: le mostruose e vacue creature di una voragine etica e culturale, intente più a cogliere i biechi istinti del “popolo” che a lavorare per il bene della cittadinanza, compattando i legami anziché svilirli attraverso la propagazione della superficialità e del disprezzo.
Mentre i ministri Di Maio e Salvini cincischiano sulla realtà ricostruendola in modo artificioso, e mentre quest’ultimo recupera persino in forma parodica e talvolta drammatica il linguaggio e i codici del fascismo per incanalare in essi la rabbia e l’aggressività dei cittadini, Renzi si industria per trovare una formula con cui reinventare se stesso. E così si arrabatta a cercare il format più adatto per sé, per la sua nuova immagine pubblica.
Cerca di trovarlo tra i programmi televisivi con un certo appeal culturale oltre che con audience di tutto rispetto; cerca modelli vincenti per trasporli su di sé, indossandoli poi come se fossero abiti. E così, nelle ultime settimane, abbiamo visto un Matteo Renzi calato nelle vesti di Alberto Angela a presentarci le meraviglie di Firenze, oppure lo abbiamo visto alla Leopolda, a condurre interviste come un novello Fabio Fazio.
Ebbene, così non si andrà molto lontano. Il castello di carte prima o poi cadrà, e allora non resterà altro che il nulla.
Signore e signori di buona volontà, fatevi avanti. Se avete più consistenza di questi miseri personaggi, è davvero arrivato il vostro momento.
“THE SHOW IS ABOUT TO END”
Grazie e in bocca a lupo…
Luigi
Quindi invece di andare in pensione a marzo 2020 con 43 e3 andro’ in pensione a 42e 10 fine ottobre ma mi aggiungono ancora 3 mesi quindi andro a gennaio 2020….’…. bastardi il voto ve l’ho dato una volta,laseconda non mi fregate piu. Farete lafine di renzi pagliacci
No lei andrà sempre ad ottobre, ma aspetterà 3 mesi per la decorrenza ossia per prendere il primo assegno pensionistico. Ma nulla le vieta di continuare a lavorare fino alla nuova scadenza, chiaro che in quel caso avrà effettivamente guadagnato solo 2 mesi rispetto ai 5 ‘promessi’. Carissimo Ivo le saremo grati se a seguito della risposta ricevuta volesse sostenere il servizio offerto attraverso una piccola donazione attraverso un Bonifico bancario su Istituto Bancario: Fineco Bank IBAN: IT82D0301503200000005830165 intestato a: Erica Venditti. L a ringraziamo fin da subito per la sua comprensione. Erica
c’è qualcosa che non capisco, vogliono bloccare l’ ADV , 42 a10m/41a10m , ma se rimandano i decreti attuativi al 2019 , come fanno a bloccare l’ ADV se per automatismo dal 01-gennaio 2019 occorreranno
43 a3m/42a3m
I decreti non dovrebbero essere rimandati al 2019, almeno si spera, ma dovrebbero giungere quanto prima. In caso contrario bella domanda 🙂
Si. Bella domanda. Quota 100 finestre e già non torna con le promesse. Per di più gli statali 6 mesi di finestra perchè gli statali son figli di un dio minore e non sono tutti funzionari e dirigenti moltissimi sono di carriera esecutiva con stipendi di 1300 euro. E i precoci statali che potrebbero uscire con i 41 anni ma è stato negato questo traguardo sudato, se eliminano l ADV 2019 di 5 mesi che finestre devono rispettare? Lo trovo veramente ingiusto mettere le finestre se si elimina ADV. Che cosa ha promesso Di Maio nell incontro con delegazione precoci la scorsa settimana? Si rimangia tutto? Come la tap? Bugie su bugie…fate qualcosa di setie fate qualcosa da UOMINI di parola…
Ciao Erika, se passa il blocco ADV e il meccanismo delle finestre, significa che comincerei a percepire la pensione 3 mesi dopo i 42,10 corretto? e seconda domanda in quei tre mesi potrei continuare a lavorare oppure i tre mesi partono, non dalle dimissioni ma dal momento in cui termino il lavoro? perchè in questo caso perderemmo tre mesi di retribuzione.
Riepilogando per evitare di perdere 3 mesi di retribuzione, dovrei dimettermi considerando un preavviso ad esempio di 2 mesi, un mese dopo aver maturato i 42 anni e dieci mesi corretto?
grazie anticipate per la risposta e complimenti per il supporto offerto
Franco aiuto quante domande, considerando che al momento nulla é certo, mi sembra tutto un po’ prematuro. SE il meccanismo fosse confermato la cosa corretta è certamente la prima lei percepirebbe il primo rateo pensionistico dopo la maturazione dei 42 anni e 10 mesi, tre mesi dopo. Sarebbe dunque senza reddito per tre mesi. Non so sinceramente se sia possibile continuare a lavorare come possono fare le donne, possibile, ma le conviene informarsi all’Inps. Ma poi scusate l’obiettivo non era andare in pensione un pochino prima? Qui nonostante le possibilità offerte volete cmq continuare a lavorare, resto un pochino perplessa. Il problema é il rateo che non arriva subito? Comprendo le possibili difficoltà economiche, ma da che mondo e mondo la pensione non arriva subito, ci sono tempi tecnici tra domanda e erogazione prestazione. Scusi la franchezza Franco ma volevo comprendere meglio anch’io.
Scusate è possibile fare un esempio concreto? Io al 31/12/2018 maturo 42 anni e 7 mesi di contributi, ed ho 62 anni e 2 mesi di età. Vorrei sapere se riuscirò ad andare in pensione con la quota 100. Grazie.
Sergio mi perdoni ma di esempi ne abbiamo fatti a migliaia, il punto è questo non leggete gli articoli e noi ci ritroviamo a dover perdere tantissimo tempo a rispondere ai singoli casi, se aggiungiamo che da quando abbiamo chiesto le donazioni 2 sole persone si sono adoperate per dare un sopporto al sito, davvero fa un po’ rabbia. Possibile che il favore non possa essere in parte ricambiato? Ore e ore spese a rispondervi e non 1 caffè offerto? 🙁 Detto ciò, mi perdoni lo sfogo, abbiamo detto all’infinito ormai che potrà accedere chiunque abbia almeno 62 anni d’età, lei ne ha 62 e 2 quindi ok, e chi ha almeno 38 anni id contributi, lei ne ha 42 e 7 mesi direi abbondantemente di più. Dunque ha entrambi i requisiti maturati ragione per cui può optare per quota 100. Non appena diverrà legge, visto che per ora in Ldb 2019 non vi sarà, ma si attendono provvedimenti ad hoc entro il 31/10, si spera. In ogni caso a mio avviso, ma lei è libero di scegliere quel che ritiene più idoneo, ogni persona che si appresta a raggiungere i requisiti pensionistici con la Fornero, se bloccassero l’adv, a lei mancherebbero 3 mesi, ossia uscirebbe cmq con 42 anni e 10 mesi, io consiglio sempre di non optare per quota 100 che è più penalizzante. Come abbiamo scritto in un articolo anche l’esperto previdenziale Patriarca ha sostenuto che per chi ha 42 anni di contributi uscire con 62 anni e la quota 100 comporta una penalizzazione legata all’età di circa l’8%. si faccia fare un calcolo del rateo futuro pensionistico all’Inps per scoprire quale delle due opzioni quota 100, a cui potrà aderire da subito avendo già maturato i requisiti (andrà con la finestra di aprile 2019), o pensione anticipata con riforma Fornero sarà migliore per lei a livello di importo pensionistico. Sperando di averle chiarito ogni dubbio le chiediamo gentilmente di sostenerci attraverso anche solo 1 piccola donazione con Bonifico bancario su Istituto Bancario: Fineco Bank IBAN:IT82D0301503200000005830165 intestato a: Erica Venditti. Confidiamo in lei Sergio :-), grazie
Grazie per la risposta,
Io andrei in pensione domani stesso se fosse possibile, rimane comunque importante sapere se e per quanti mesi si rimane senza stipendio e senza pensione
Si in buona sostanza Franco lei potrà andare 3 mesi dopo effettivi dal raggiungimento dei requisiti, ma nulla, ormai ne sono certa :-), le vieta di continuare a lavorare nel caso non volesse avere il buco dei 3 mesi.
spero che con questa storia dello slittamento questo matteo non si riveli un contaballe come il suo omonimo predecessore!!!
Io che compio 62 anni il 24 12; è ho 41,6 di contributi quando andrei con che finestra
Per una consulenza personalizzata rivolgersi a pensionipertutti@libero.it
Buongiorno, ho 62 anni e a fine aprile 2019 maturerò 42 anni e 10 mesi di contributi: secondo quanto scritto in questo articolo, quando potrò andare in pensione e quando il primo assegno? Grazie
Per una consulenza ad hoc scrivere a pensionipertutti@libero.it, risponderemo appena possibile
Ma vuole optare per quota 100 dal momento che mi ha indicato l’età o per l’uscita anticipata con 42 anni e 10 mesi?
A logica mi viene da pensare che se si potrà accedere alla pensione con quota 10c cioè con 62 anni e 38 di contributi, sia altrettanto possibile accedervi con la stessa finestra, la prima del 2019, con 62 anni e 42 e 6 mesi senza perdere alcun rateo…grazie
Le penalizzazioni non sono legate ai paletti imposti, non vi sono penalizzazioni aggiuntive per nessuno né che abbia 38 anni né con 42, ma è legata all’età su cui si basa il meccanismo e sui coefficienti di trasformazioni, oltre che dagli nni di contributi versati. Se ne ha versati 38 prenderà meno rispetto a chi ne ha versati 42 ovvio, ma inoltre chi aderirà a quota 100, andando a 62 anni, limite minimo per accedere vedrà la propria pensione calcolata sul coefficiente di trasformazione legato all’età 62, che è inferiore rispetto ai 67 anni e che porterà ad una penalizzazione indiretta. Patriarca ha stimato che tale penalità per chi va con 42 anni e soli 62 anni e di circa l’8%, ecco perché consigliavo la Fornero perché chi è prossimo ai requisiti Fornero. Poi faccia lei, ci mancherebbe altro
quota 100 e RdC fuori dalla manovra, slittano al 2019 con provvedimenti ad hoc … è da ieri sera che si discute di questo, a chi devo credere?
Proprio a questo, il collega Rodino’ stamattina ci ha scritto su un pezzo e io l’ho ribadito all’inizio del mio articolo ‘siamo in attesa del provvedimento ad hoc’ e nel mentre iniziamo a delinearvi le finestre d’uscita, che se non cambieranno saranno queste come elencate anche d Il Sole 24 Ore. Saluti
IL BLOCCO DELL’ADV DI SOLI 2 MESI E’ UNA COSA RIDICOLA, CI RACCONTANO LA BARZELLETTA CHE DAL PROSSIMO ANNO SI LAVORERA’ SU QUOTA 41 E INTANTO NOI CI CUCCHIAMO 43, 1 !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! MA CI STANNO PRENDENDO PER SCEMI ??????? PERDIPIU’ CON FINESTRE MOBILI COSI’ SONO SICURI DI APPIOPPARCI 3 MESI CERTI. QUESTI DOVREBBERO FARE GLI ATTORI DI FILM TRAGICOMICI ALTRO CHE USURPARE LE POLTRONE DELLE CAMERE . E TUTTE LE SERE IN TV CI SORBIAMO LE LORO FALSE DICHIARAZIONI QUOTIDIANE . VA BEH CHE L’ITALIANO MEDIO LO FREGHI COME VUOI MA NON TUTTI SONO CITRULLI .
Bravo, Renato!. Non devo aggiungere nulla al tuo post. Solo condividerlo………
Quindi girare la voce mai piu votare questi pagliacci. Girare la voce e lo dice uno che ha sempre votato lega