Riforma Pensioni manifestazione

Riforma Pensioni ultime oggi su Opzione donna e manifestazione 1 giugno

Il tema della riforma delle pensioni e dei tagli sulla rivalutazione continua a tenere banco e domani 1 giugno i pensionati scenderanno in piazza a Roma insieme ai sindacati per manifestare il loro dissenso. Vediamo l’ultimo appello della SPI CGIL che chiede al Governo di non trattare i pensionati come un Bancomat. Infine ecco le parole di Orietta Armiliato sull’Opzione donna e sulla possibilità di renderla strutturale nei prossimi anni.

Ultime novità Riforma Pensioni: SPI CGIL in piazza il 1 giugno contro i tagli della rivalutazione

Nel comunicato stampa della SPI CGIL si legge che: “Ci hanno scambiati per un bancomat. Guardate quanto abbiamo perso in meno di dieci anni. Per un assegno lordo molto basso, di 1.500 euro al mese, la perdita economica è pari a circa 7.200 euro. Cifra che sale, ovviamente, fino ad arrivare a ben 20 mila euro in meno incassati negli ultimi dieci anni da chi ha un assegno lordo di 3.500 euro mensili. Un motivo in più, sottolinea lo Spi Cgil, per scendere in piazza a Roma il prossimo 1° giugno e partecipare alla manifestazione organizzata insieme ai sindacati dei pensionati di Cisl e Uil: “Sabato tutti e tutte a piazza San Giovanni. È ora di dire basta”. Nel mirino c’è anche l’attuale governo, responsabile, secondo le tre organizzazioni, di avere tagliato ulteriormente la rivalutazione e di avere previsto un corposo conguaglio che i pensionati dovranno restituire nei prossimi mesi. 

“La tanto sbandierata pensione di cittadinanza invece – spiegano Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp – finirà per riguardare un numero molto limitato di persone e non basterà ad affrontare il tema della povertà. Nulla è stato previsto inoltre sul fronte delle tasse, che i pensionati pagano in misura maggiore rispetto ai lavoratori dipendenti, e tanto meno sulla sanità, sull’assistenza e sulla non autosufficienza, che sono temi di straordinaria rilevanza per la vita delle persone anziane e delle loro famiglie e che necessiterebbero quindi di interventi e di risorse”. DI seguito vi lasciamo anche il video pubblicato pochi minuti fa su Facebook dalla Spi CGIL sulla manifestazione di domani 1 giugno.

Riforma Pensioni 2019: ultime su Opzione Donna, le parole del CODS per la proroga fino al 2023

Orietta Armiliato, responsabile del Comitato Opzione Donna Social è tornata a parlare con un post sul gruppo focalizzando l’attenzione sull’eventuale proroga della misura sperimentale: “Continuare a chiedere misure rinnovabili di anno in anno per le donne non é solo una dimostrazione di miopia estrema ma é, a nostro avviso, pura cattiveria.  La misura dell’Opzione Donna quando fu varata in via sperimentale nell’ormai lontano anno 2004, contemplava un termine di utilizzo di li a 10 (dieci) anni; ora, stanti le peculiarità di questa legge (metodo di calcolo totalmente contributivo), sarebbe assurdo pensare di estenderla per ulteriori dieci ma, considerato che la Ragioneria Generale dello Stato rispetto al passato chiede “quattro soldi” per la copertura economica necessaria ad una estensione nel tempo, si dovrebbe chiedere, ed avrebbe senso, che fosse prorogata per i prossimi quattro/cinque anni.

Non ci si capacita del perché ci si ostini a chiedere che la norma venga prorogata al 31.12.2019 se sia chi la invoca sia chi la promette é convinto della sua virtuosità, a maggior ragione considerato che si tratta di un diritto esercitabile dal singolo senza vincoli di obbligatorietà. Senza dubbio alcuno sarebbe, da parte del legislatore, un atto di grande rispetto verso le Donne decidere di protrarre la misura nel tempo ma senza dover assoggettare le lavoratrici che intendono optare, allo stillicidio del “di anno in anno” che è una metodologia frustrante, crudele oserei dire immorale poiché genera ansia, precariato ed incertezza, sentimenti negativi che le donne non meritano, oltre a tutto il resto, di dover subire e gestire. Chiediamo quindi alle OO.SS di valutare assieme a noi del CODS questa possibilità e di proporla in codesta modalità ovvero dettagliandola rispetto alla genericità con la quale é stata inserita nella piattaforma unitaria (capitolo: Previdenza e welfare pag 8 ) sottoscritta e sottoposta al Ministro del Lavoro ed al suo sottosegretario, durante la riunione tenutasi al MISE nello scorso mese di Marzo, inserendo come termine di esercizio della proroga il 31 Dicembre 2023.

Considerando che gli esponenti dei partiti che compongono la maggioranza di governo continuano a confermare verbalmente che tale misura vedrà con la prossima legge di bilancio la proroga al 31.12.2019 avvalorandone dunque l’efficacia e l’esiguo costo necessario, non potrà sottrarsi dall’accogliere positivamente questa nostra proposta che mira al benessere anche psicologico e morale della platea femminile che ne fa richiesta, platea alla quale é stata fino ad oggi prestata un’attenzione attestabile poco sopra lo zero.

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Autore dell'articolo: Stefano Rodinò

Stefano Rodinò
Classe 1981, ho studiato scienze politiche ad indirizzo Comunicazione Pubblica. Scopri di più

4 commenti su “Riforma Pensioni ultime oggi su Opzione donna e manifestazione 1 giugno

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    Giuseppe C.

    (2 Giugno 2019 - 18:59)

    Ricordo che, per amor del vero, all’epoca, la Lega, della quale NON sono un elettore, votò contro la fiducia al Governo Monti/Fornero; anche se, ora, anche il Governo giallo verde taglia la rivalutazione di alcune pensioni, sopra i 1522 euro circa, per “regalare” denaro con il reddito di cittadinanza, cosa che, semmai, andava fatta con la fiscalità generale, come negli altri Paesi civili e non coi soldi dei soli pensionati. E magari, facendo pagare quelli che, tutt’ora, sono impuniti evasori per 110 miliardi annui, che se la ridono di coloro, come lavoratori e pensionati, a cui le imposte vengono prelevate a monte. Occorre separare la Previdenza dall’Assistenza.
    Comunque, non capisco perché nessuno parli di un’altra cosa: il sequestro per anni del TFS che, essendo soldi del lavoratore trattenuti annualmente, per legge andrebbero “restituiti” immediatamente al pensionamento; invece, tale TFS, con legge del Governo Monti/Fornero, è stato sequestrato per anni dal 2012: ad oggi ben otto anni di “sequestro” pluriennale di un diritto del lavoratore pensionato.
    In genere, tali cosiddetti “tagli” per l’interesse della collettività, secondo la Consulta, salvo errori, possono essere attuati (salvo poi restituirli solo parzialmente come accaduto col Governo Renzi/Poletti) per massimo tre anni… Dopo otto anni il TFS è ancora “sequestrato”: che qualcuno voglia interrogare la Corte Costituzionale, prima che qualche altro Governo decida di impossessarsene definitivamente?

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    Elisabetta Ranucci

    (1 Giugno 2019 - 2:16)

    A mio avviso, per equità , tutte le forme di pensionamento anticipato dovrebbero essere calcolate con il metodo contributivo, perché è una scelta del lavoratore, come già accade con opzione donna del resto . Personalmente con 40 anni di contributi ho optato per opzione donna ho una pensione di € 1180 calcolata con il contributivo, ma , visto che oggi occorrono quasi 43 anni per poter accedere alla pensione chi opta per un pensionamento anticipato viene comunque penalizzato perché ha tre anni in meno di contributi, quindi io vorrei che il calcolo fosse misto anche per opzione donna . Infatti la penalizzazione in più per la scelta di opzione donna sta nel fatto che la donna , se vuole , può accedere al pensionamento prima dei 62 anni. Viceversa, per equità e necessità economiche, tutti i pensionamento anticipati lì calcolerei con il contributivo come opzione donna.

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      Giuseppe C.

      (3 Giugno 2019 - 19:42)

      Elisabetta, io vorrei, allora, che, quando chiedo un prestito quarantennale ad una finanziaria, mi venisse concesso “col contributivo”, ovvero, vorrei pagare solo il capitale, solo quanto effettivamente ricevuto dalla finanziaria, SENZA INTERESSI, come accadrebbe (giustamente) col retributivo: che ne pensi? Ti sembra giusto “prestare” allo Stato, all’INPS, per decenni i propri soldi senza avere interessi, come accade col contributivo? A me NO!
      Tornare al retributivo, indipendentemente da quando si vada in pensione, anche perché, se ci vai prima, a contributivo, misto o retributivo che sia, già sarai, naturalmente, penalizzata per questo.

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    Massimo

    (31 Maggio 2019 - 14:48)

    Sono d’accordo sulla richiesta di proroga di Opzione donna ma credo che vada messa in massima evidenza anche la proroga dell’ape sociale essenziale per i disoccupati e per le altre categorie previste.

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