Riforma pensioni, ultime su anticipate e tagli: quali le misure più convenienti?

Pensioni ultime cifre

In questi giorni tutti parlano dell’incontro tra Governo e sindacati e delle misure che potrebbero essere approvate in sostituzione della Quota 100. Vi é chi menziona la proposta del tutto contributivo, chi come i sindacati propone un’uscita flessibile a partire dai 62 anni ed un minimo di 20 anni di contributi e chi ancora come il Governo pensa ad una controproposta ossia un’uscita anticipata che porti con sé un taglio pari circa al 2% per ogni anno d’anticipo. Molti lettori si interrogano su quale misura potrebbe, a conti fatti, essere la migliore, anche alcune donne si interrogano circa la validità dell’ opzione donna. Vi riproponiamo una disamina effettuata da uno dei nostri lettori, il Signor Emilio, il lavoratore affronta nel dettaglio alcune delle proposte emerse in questi giorni e si interroga, proponendo degli esempi di calcolo, sulle eventuali perdite che le varie opzioni potrebbero apportare negli assegni ultimi dei singoli.

E poi arriva al nocciolo e dice in sintesi: bisognerebbe che il Governo fosse sincero, senza nascondersi dietro a misure e provvedimenti aventi nomi differenti: quota 100, opzione donna, o altro. La questione, in fondo é solo una: vuoi andare in pensione prima? sei disposto ad andarci con meno? In caso affermativo si può parlare di flessibilità in caso contrario si rischierà di fare solo piccoli aggiustamenti che mai accontenteranno tutti. Questione a parte merita la quota 41. Leggete e parliamone.

Riforma pensioni, una finestra 100 contributiva sotto mentite spoglie?

Il Sign Emilio inizia con l’analizzare il nostro articolo scritto sul portale ieri in cui veniva esposta la proposta di uscita anticipata con un taglio del 6%: “L’articolo inizia con “Molti i rumors sulle proposte” e concordo con l’affermazione perché anche per me si tratta della solita aria fritta e nulla di nuovo sotto questo sole, in altre parole né governo né sindacati sanno cosa fare. L’articolo poi continua dicendo “L’uscita dai 62 anni con 20 anni di contributi proposta da Cgil, Cisl e Uil, pare sia stata bocciata dal Governo in quanto troppo onerosa.” mi appare ovvio che fosse così poiché si parla di abolire finestra 100 che consente l’accesso a parità di età con 38 anni di contributi e qui si vogliono dimezzare i contributi con costi ovviamente astronomici. E’ chiaro che fosse una proposta campata per aria.


E anche quando si parla di “Allo studio un’uscita a 62 anni
di contributi e 38 d’età oppure a 64 anni d’età e 36 di contributi a fronte di una penalità di circa il 6%. Il 6% dovrebbe corrispondere ad un anticipo di tre anni,” è evidente che non ci sia una chiara strategia poiché non può essere 62 anni la proposta, se il taglio è del 6% che corrisponde a 3 anni e 67-3 fa 64, quindi l’obbiettivo è sostituire finestra 100 (62+38) con calcolo misto con una nuova finestra 100 più penalizzante ovvero 64+36 con taglio del 6% in pratica una finestra 100 contributiva sotto mentite spoglie.
E proprio sul sistema di calcolo contributivo mi pare che regni molto allarmismo e confusione, forse messa in giro ad hoc, sull’argomento. Leggo spesso che col contributivo si avrebbero tagli del 30% sull’assegno, io vorrei capire da dove deriva questo calcolo perché io ho dati completamente diversi. Con diversi amici abbiamo fatto alcune simulazioni sui nostri assegni futuri, e facendo confronti omogenei, le percentuali che otteniamo sono molto diverse.

Pensioni 2020, quali le proposte più convenienti?

Poi Emilio prosegue: “Ad esempio (per questioni di privacy userò nomi e importi fittizzi) il sig. Rossi con la regola attuale si pensionerebbe dopo 42 anni e 10 mesi ad un età di 63 anni e col calcolo misto avrebbe un assegno di 100, se la legge dovesse ipoteticamente dire che il sistema misto non è più in vigore andando in pensione con gli stessi requisiti ma col calcolo contributivo otterrebbe 94,78 con una differenza solo del 5,21%, quindi ben meno del 6% proposto (che in realtà dovrebbe essere un 8% se si considera la regola di un 2% ogni anno di anticipo rispetto ai 67 anni), come dicevo questo taglio che appare piccolo in realtà è un calcolo contributivo mascherato, anzi in questo caso il contributivo puro sarebbe più conveniente. Certamente se ci fosse la quota 41 in vigore il sig. Rossi potrebbe accedere alla pensione a 61 anni con 41 di contributi e se fosse calcolata col sistema interamente contributivo il suo assegno sarebbe di 91,21 cioè l’8,88% in meno rispetto alla legge attualmente in vigore, però il confronto non è omogeneo poiché il sig. Rossi avrebbe lasciato il lavoro 2 anni prima, quindi dovrei confrontarlo per correttezza con un assegno misto maturato dopo 41 anni e non dopo quasi 43 che in realtà sarebbe di 96,17 contro il 100 iniziale. Dunque se confrontassi il 96,17 e il 91,21 la differenza sarebbe ancora attorno al 5% e non quasi 9.

Viceversa se il sig. Rossi decidesse di continuare a lavorare fino alla pensione di vecchiaia a 67 anni e quindi versare contributi per quasi 47 anni il suo assegno ancorché calcolato col contributivo puro ammonterebbe a 114,61 quindi il 14,61% in più rispetto al pensionamento con i 42 anni e 10 mesi col misto. Quindi il contributivo non è che taglia solamente dipende da contributi ed età a cui si richiede la pensione.

Quello che voglio dire è che non esiste una percentuale magica che stabilisce la differenza tra i due sistemi di calcolo ma ogni caso va studiato a se. Il pericolo che vedo sta nel voler studiare sistemi astrusi e con formule strane ma che in soldoni sia menzognero, in altre parole ti faccio credere che non ti applico il contributivo ma in pratica ottengo lo stesso risultato chiamandolo con un nome diverso cioè faccio la cosa che nego di voler fare. Sta succedendo anche adesso che finestra 100 sia chiamata quota 100 ma come ben sappiamo sono due cose completamente diverse.

Pensione anticipata, chi esce prima prende meno

Poi il Sign Emilio va al dunque: “Secondo me sarebbe ora di cominciare a dire la verità, ovvero se vuoi stare a casa prima avrai più tempo libero ma meno soldi, accetti tutto ciò? Se la risposta è positiva si possono studiare vari sistemi di pensionamento flessibile, altrimenti saranno tutti piccoli aggiustamenti che alla fine non accontenteranno nessuno e creeranno ulteriori disparità e ingiustizie.

Partendo da due pilastri imprescindibili, ovvero separare assistenza e previdenza e usare il calcolo contributivo per tutti, con eventuali aggiustamenti di tipo assistenziale per i casi meritevoli, si potrebbe avere:
una finestra di pensionamento tra i 55 anni e i 64 anni dove ognuno sceglie liberamente quando vuole smettere di lavorare, questa è la forma più flessibile. Una forma un po’ più rigida è estendere l’opzione donna a tutti che quindi consentirebbe di pensionarsi a partire dai 58 anni con almeno 35 di contribuzione, nei fatti una finestra 93.
Una quota 96 vera che ricomprenderebbe al suo interno quota 41 poiché chi ha cominciato a 14 anni e avesse tutti i contributi regolarmente versati lascerebbe a 55 e appunto 55+41=96. Ciò sarebbe anche vantaggioso per i precoci che avessero dei buchi contributivi. Pensiamo al ragazzino che ha dovuto accettare di lavorare senza che gli fossero pagati i regolari contributi perché altrimenti sarebbe stato messo alla porta dal suo datore di lavoro. Ad esempio un ragazzo inizia a lavorare a 14 anni ma ha un buco di 2 per il motivo sovraesposto, quindi in pratica con quota 41 si pensionerebbe a 57 anni avendo lavorato 43 anni ma solo 41 di contributi con quota 96 invece potrebbe “recuperare” un anno lasciando il lavoro a 56 con 40 di contributi e 42 di lavoro effettivo in luogo dei 43 precedenti”

La domanda che vi poniamo é la seguente esiste a vostro avviso un provvedimento che sia in grado di modificare in modo più equo l’attuale sistema previdenziale, una misura, s’intende, conciliabile con l’annoso problema delle risorse? O come sostiene Emilio alla fine se vuoi andare in pensione prima devi fartene una ragione e ‘pagare pegno’?

8 commenti su “Riforma pensioni, ultime su anticipate e tagli: quali le misure più convenienti?

  1. Se si vuole fare una cosa ragionevole si deve mandare a tutti in pensione a 62 anni di età con contributi minimo di 20 anni e senza nessuna penalizzazione, anzi occorre indicizzare le pensioni per non fare diventare dei nuovi poveri i pensionati di oggi e di domani. Possibile che non capite che la riforma FORNERO è stata una mannaia per tutti i lavoratori? Possibile che ancora parlate di Fornero?. Cancellatele subito e fate andare i lavoratori di tutti i settori Pubblico e Privato con 62 anni di età è senza penalizzazioni. I Partiti Politici e i Sindacati se vogliono avere un minimo di credibilità facciano andare i lavoratori a 62 anni in pensione e senza penalizzazioni negli importi.

  2. Per cominciare, da fare subito, dare a tutti la possibilità di aderire alla “pace contributiva” che permette di coprire con versamenti volontari eventuali buchi contributivi dovuti a mancati versamenti. Dico a tutti perché a quanto ho capito ad oggi è possibile farlo solo per i periodi dal 1996 in poi.
    Inoltre si potrebbe fare, come ho letto succede in Francia, che ogni periodo di 50 giorni di disoccupazione venga trattato come un trimestre assicurativo:
    https://www.service-public.fr/particuliers/vosdroits/F31249
    (tema da approfondire). Non credo che da noi esista una simile possibilità….
    Poi andrebbe messo un plafond sulle rendite pensionistiche (certamente considerando l’attività svolta, le responsabilità e il ruolo ricoperto) in modo tale che l’assegno erogato non superi un tetto massimo (5.000 euro?), come del resto avviene in altri paesi (vedi Francia e Usa). Così l’istituto della previdenza sociale tornerebbe ad avere il suo autentico scopo.
    Infine, tutto quanto riguarda l’assistenza deve far riferimento a una fiscalità altra e riguardare dunque tutti gli italiani. Già con questi accorgimenti le cose forse migliorerebbero e sarebbe poi più semplice rivedere la riforma delle pensioni in modo più equo per tutti.

  3. E’ chiaro ed evidente che dietro al “Sig. EMILIO” c’e’ un esponente del governo, perchè nessun lavoratore direbbe: “…alla fine se vuoi andare in pensione prima devi fartene una ragione e ‘pagare pegno’?”. E poi che senso ha dire “andare in prima prima”… ma prima de che? Non ha senso parlare di pensione anticipata per uno che ha lavorato a lungo e si è pagato i contributi per 40 anni, mentre ha diritto di avere la sua meritata pensione, pensare un po’ a se stesso ed ai suoi nipoti e, magari, lasciare la sua occupazione ad un giovane.

  4. Qui si parla di andare in pensione come fosse andare al luna park, ci sono situazioni in cui data l’età nessuno ti assume più e ti trovi dopo 35 anni di contributi versati + 8 in gestione separata a non avere più la possibilità di lavorare, quindi il concetto non è: ho meno soldi ma meno tempo libero, è: come faccio a vivere se non ho uno stipendio? Non sarebbe più che logico poter avere la propria pensione maturata da una vita?

  5. A mio modesto avviso più che calcoli, parametri e percentuali sarebbe indispensabile la chiarezza e la certezza che il governo, qualunque governo futuro, debba rispettare il “contratto” con il lavoratore.
    Mi direte che non c’è un vero e proprio contratto e forse questa è la carenza più eclatante nel rapporto cittadino-stato e il cittadino sarà sempre vessato da un governo che invece di agire con provvedimenti che favoriscano il lavoro e l’economia, preferisce fare cassa ovunque trovi dei soldi da arraffare!
    Si faccia questo contratto con dichiarazione semplice e priva di ambiguità con pochissime regole:
    1. Se versi una quota minima fissata otterrai una pensione minima a partire dai 60 anni;
    2. Se vuoi/puoi versare di più avrai una rivalutazione di quanto ti spetta, ma in ogni caso la pensione massima non supererà mai un limite fissato (diciamo 3.000 Euro?);
    3. Sei libero di versare in uno o più fondi per una pensione integrativa; questa non ha limiti, più versi e più otterrai.

    Tutte le altre partite (invalidità, minima, etc…) le deve coprire lo Stato e non l’ente che eroga le pensioni.

  6. Certo che esiste! Come ho già scritto, si tratta di introdurre un massimale di importo erogabile ad ogni soggetto a titolo pensionistico: 3000 euro netti mensili, totalmente indicizzati.
    Ecco che tutto andrebbe a posto e ci sarebbe la piena sostenibilità del sistema, potendo andare tutti in pensione a 62 anni con 38 anni di contributi lasciando così il posto ai giovani.
    Del resto, se esiste un minimale che esclude chi non ha versato a sufficienza, non vedo perchè non si cominci seriamente a valutare anche il massimale: l’Inps non è un bancomat dove tanto versi e tanto prelevi, se versi a sufficienza, ma una istituzione sociale.

  7. No…perche chi ha cominciato a tale data nel mondo del lavoro vigeva la legge al momento con regole chiare…troppo comodo dire mancano i Soldi…mancano miliardi…
    E anche se recuperano qualcosa secondo voi lo destineranno a noi lavoratori pensionati? Sicuri che un giorno vi diranno: “Abbiamo trovato i miliardi per voi”??
    Alla fine ci saranno altre emergenze da affrontare…

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