Riforma pensioni, ultime su tagli e rivalutazioni: Proietti contro Fornero

L’epidemia di Coronavirus potrebbe avere gravi ripercussioni anche sulle pensioni future, in quanto la Legge Dini prevede che i contributi per gli anni compresi nel nuovo metodo di calcolo, prima di essere trasformati in rendita, siano via via rivalutati con un tasso di capitalizzazione dato dalla crescita media del Pil nei cinque anni precedenti, per la Uil é fondamentale sterilizzare da subito gli effetti che la caduta del Pil di quest’anno potrebbe avere sulle pensioni future, in quanto parallelamente gli effetti della crisi impatteranno anche sulle pensioni in essere.

Mentre per l’economista Elsa Fornero, che ha commentato la questione all’Ansa, il fatto che ci sia una rivalutazione negativa dei contributi in caso di calo del PIL non é una pratica negativa, piuttosto é uno strumento che garantisce sostenibilità al sistema. Sulla tematica abbiamo intervistato Domenico Proietti, segretario confederale della Uil, al fine di poter comprendere meglio gli eventuali rischi di questa pratica attiva. Proietti si é poi detto completamente contrario al ragionamento della Fornero. Eccovi le sue parole.

Riforma pensioni, l’intervista esclusiva a Proietti

Pensionipertutti: Gentilissimo Domenico Proietti si sta parlando molto in questi giorni degli effetti che il Covid 19 potrebbe avere sulle pensioni, lei ha recentemente detto che: ” La crisi economica impatterà anche sulle pensioni in essere e che gli effetti della crisi saranno un problema anche per le pensioni attuali”. Può spiegarci meglio cosa sia il coefficiente di capitalizzazione e come a suo avviso il Governo dovrebbe intervenire sul calcolo del montante per evitare tale impatto negativo del Pil?

Domenico Proietti: Il coefficiente di capitalizzazione è quel valore, nel sistema contributivo, che deve esser utilizzato ogni anno per rivalutare il montante contributivo accumulato dal lavoratore. La rivalutazione è pari alla media delle variazioni del Pil nell’ultimo quinquennio e viene comunicata ad inizio di ogni anno dall’Istat e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Un dato negativo come quello che si sta concretizzando quest’anno, avrà quindi effetti diretti non solo sui pensionandi più prossimi, ma su tutti i lavoratori.

Nel 2015 ottenemmo che il montante non potesse mai svalutarsi, ma l’eventuale differenza negativa sarà comunque recuperata sulle future rivalutazioni positive, determinando un minore importo di pensione per tutti i lavoratori. La perequazione delle pensioni in essere invece viene calcolata sulla variazione dei prezzi al consumo, comunicato annualmente dall’Istat, in un anno instabile come questo è difficile prevedere gli andamenti dei consumi ed una eventuale deflazione produrrebbe effetti negativi sulle pensioni di milioni di italiani. Per questo abbiamo chiesto che il 2020, pesantemente influenzato dalla repentina crisi, venisse sterilizzato o neutralizzato il 2020 al fine del calcolo di questi indici.

Riforma pensioni e tagli 2020: Proietti contro la Fornero

Pensionipertutti: Secondo la professoressa Elsa Fornero, invece, l’attuale meccanismo per la rivalutazione del montante contributivo non va cambiato nemmeno in questo momento di crisi economica, anzi é proprio ora che dimostrerebbe la sua più totale efficienza. All’Ansa la Fornero avrebbe sostenuto che la rivalutazione negativa dei contributi in caso del calo del Pil é anzi uno strumento che permette la sostenibilità del sistema, tant’é che se la crescita del Pil é negativa, questo significa altresì che chi lavora si sta impoverendo, ragione pr cui é giusto che sia lo stesso anche per chi accede alla quiescenza. Cosa si sente di dire alla Fornero?

Domenico Proietti: Quello della Fornero, dietro un puro esame ragioneristico, è un inno alla povertà. La situazione è drammatica . Dobbiamo aiutare migliori di pensionati che in questi anni sono stati utilizzati come bancomat per fare cassa .

Fu proprio lei ad inaugurare questa tendenza nel 2011. Stupisce la perseveranza con la quale si continua su una strada sbagliata. Non esiste un problema di sostenibilità economica delle pensioni ma un problema di adeguatezza dei trattamenti. Per questo noi proponiamo di sterilizzare gli effetti del pil negativo e rivalutare le pensioni.

Riforma pensioni, abolire quota 100 non servirebbe a tranquilizzare i mercati

Pensionipertutti: Su ‘Il Foglio’ é stato pubblicato un editoriale a firma ‘redazione’ dal titolo ‘Salvini meglio processarlo su Quota 100′, per l’autore dell’articolo che riprende ed appoggia le rimostramnze di Maurizio Stirpe vicepresidente di Confindustria su quota 100 definita ‘un’aggressione alla previdenza pubblica’, se questa misura venisse abolita sarebbe più facile rassicurare i mercati. Nello specifico si legge: “Abbandonare quota 100 sarebbe di per sé in grado di rassicurare i mercati prima ancora che Bruxelles. Basta non presentarla come ‘ce lo chiede l’Europa’. Condivide o meno tali dichiarazioni?

Domenico Proietti: Sostenere che abolire quota 100 tranquillizzi i mercati è solo un inganno. I mercati hanno ben altro a cui pensare e infatti si sono dimostrati stabili tutto sommato e se qualche fibrillazione c’è stata nell’ultimo anno di sicuro non é stato a causa di quota 100. Anzi, come ribadiamo da tempo, bisogna puntare ad una flessibilità di accesso al pensionamento che sia più diffusa rispetto a quota 100 che come sappiamo si é rilevato essere un ambo secco (62-38). Occorre puntare, invece, ad una flessibilità in un’uscita che sia usufruibile da tutti quanti si trovino tra i 62 e i 63 anni d’età

Ringraziamo Domenico Proietti per queste preziose specifiche e ricordiamo a chiunque volesse riprendere parte dell’intervista che, trattandosi di esclusiva, é tenuto a citare la fonte.

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Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

4 pensieri riguardo “Riforma pensioni, ultime su tagli e rivalutazioni: Proietti contro Fornero

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    29 Maggio 2020 in 11:53
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    Per la prof.ssa Fornero nutro profonda simpatia, perché sostiene a spada tratta le proprie idee proprio come io sostengo le mie idee.
    Devo anche riconoscere che quando penso alla prof.ssa Fornero mi viene in mente quando nell’Ottocento si discuteva su come fare andare più veloci le diligenze trainate da cavalli. C’era chi pensava di usare cavalli più veloci e c’era chi pensava che bisognasse cambiare completamente la diligenza sostituendola con la macchina a vapore.
    La prof.ssa Fornero sostiene a spada tratta che bisogna puntare su diligenze mosse da cavalli più veloci (leggi: agire come si è sempre fatto); io sostengo a spada tratta che bisogna puntare su diligenze mosse da macchine a vapore (leggi: agire in modo nuovo).
    La prof.ssa Fornero non è “su una strada sbagliata” (come sostiene Proietti), ma è completamente fuori strada. Una strada sbagliata porta pur sempre ad una destinazione (magari sbagliata, ma comunque è un punto d’arrivo). Mentre essere fuori strada significa essersi impantanati e non poter più proseguire.
    La prof.ssa Fornero (mi spiace dirlo) forse non si è ancora resa conto che il debito pubblico è fuori controllo, che i prestiti ci schiacciano, che la disoccupazione è aumentata, che c’è sempre più gente che si mette in coda alla Caritas, che i pensionati non ce la fanno più a vivere, che la digitalizzazione dell’Italia non la potranno mai e poi mai fare i sessantenni, che i giovani sorridenti che vanno alla movida senza mascherina non troveranno mai lavoro se i sessantenni non si ritirano.
    Nell’articolo leggo: “All’Ansa la Fornero avrebbe sostenuto che la rivalutazione negativa dei contributi in caso del calo del Pil é anzi uno strumento che permette la sostenibilità del sistema”. Vorrei far presente alla prof.ssa Fornero che non si può più parlare di “sostenibilità” del sistema: il sistema è saltato. Il sistema va ricostruito con materiale nuovo, soprattutto con nuove idee in linea con i tempi attuali, che sono i tempi del digitale: una nazione digitale funziona solo con una economia digitale. Una economia digitale ha senso solo se esiste una moneta digitale.
    Occorre puntare il faro sul lavoro più che sulle pensioni, sui contributi per finanziare le pensioni piuttosto che sulla riduzione delle pensioni. Certo, è più facile ridurre le pensioni che sviluppare l’occupazione. Ma se si procederà in questo modo, l’Italia potrà solo accartocciarsi su se stessa.

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      1 Giugno 2020 in 16:04
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      La fornero prende una grossa pensione avendo fatto la professoressa,questa troia non capisce lavorare sotto il sole ola neve ,come tutti i maiali dei politici italiani,in pensionea 60 anni per tutti i lavoratori tranne i pubblici che si grattano le palle tutto l’anno,si vergognino questi figli di troia dalla forneroa monte e tutta la politica di ladroni italiani w il fascio

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