Riforma pensioni, ultimissime al 23 gennaio: spunta quota 99, di cosa si tratta?

Le ultimissime notizie sulla riforma delle pensioni al 23 gennaio ruotano quotidianamente intorno alle proposte post quota 100, una delle ultime é la quota 99 più un bonus mamma e giunge dalla sottosegretaria al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, Francesca Puglisi.

Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta e quali sarebbero i requisiti per poter accedere all’uscita anticipata con la quota 99 qualora mai la proposta divenisse misura concreta. Sulla questione sono già intervenuti in molti a dimostrazione che anche il bonus mamma é un provvedimento sentito, la Carfagna si é detta favorevole, mentre Roberto Ghiselli, segretario confederale della Cgil, dalla sua, non ritiene che questa misura possa risolvere il problema previdenziale delle donne, anzi sostiene non sia condivisibile.

Pensioni 2020, quota 99 più bonus mamma: i dettagli

Secondo Francesca Puglisi la riforma delle pensioni dovrebbe passare per l’introduzione di una quota 99, ossia la possibilità di accedere alla pensione anticipata dai 64 anni d’età, due in più, dunque rispetto all’attuale quota 100, ma a partire dai 35 anni di contributi e senza penalizzazioni. Dunque, si legge, chi ha quote di versamenti valorizzati con il retributivo li manterrebbe. Inoltre per le donne sarebbe concesso un bonus pari ad un anno di contributi per ogni figlio avuto, una sorta di sconto contributivo.

Sul bonus mamma o quota mamma si é espressa fiduciosa anche Mara Carfagna, facendo presente di aver presentato più volte al Governo tale misura che é altresì presente come emendamento al Milleproroghe. Contraio alla quota 99 é invece parso Roberto Ghiselli, così come Orietta Armiliato, amministratrice del CODS, che ha subito ‘sposato’ le parole del segretario confederale della Cgil.

Quota 99 più bonus mamma? Per Ghiselli non condivisibile

Per Ghiselli la proposta della sottosegretaria al Lavoro Francesca Puglisi sulla riforma del sistema previdenziale “non e’ condivisibile“, così si é infatti espresso attraverso una nota stampa all’Agi: “la soglia di 35 anni di contributi escluderebbe le categorie piu’ deboli, soprattutto le donne che in media hanno un’anzianita’ contributiva di 25 anni”. Poi ha aggiunto: “Tutti gli strumenti messi in campo per correggere la legge Fornero, dall’Ape a Quota 100 hanno falcidiato la componente femminile“. Inoltre ha ribadito la necessità di andare nella direzione di proposte strutturali che non abbiano la durata di qualche anno: “Sapendo che l’anzianita’ contributiva sara’ sempre piu’ bassa, non si da’ risposta al mondo del lavoro di oggi e domani. Noi vogliamo una riforma che non regga per qualche anno ma che resti valida in prospettiva.

Dalla sua anche Orietta Armiliato, amministratrice del Cods, non solo ha condiviso sul gruppo le parole del segretario confederale della Cgil ma si é detta in accordo totale: Grazie Roberto Ghiselli ! Siamo assolutamente d’accordo e sosterremo questo indirizzo👍”. Per Orietta Armiliato, con la quale ci siamo appena confrontate, sarebbe importante procedere nei confronti della valorizzazione del lavoro di cura ai fini previdenziali per tutte le donne e non solo per quante sono divenute madri, al più per le seconde si potrebbe pensare ad un bonus ulteriore, ma il lavoro di cura svolto gratuitamente e costantemente da ogni donna andrebbe riconosciuto a prescindere dalla maternità o meno.

Voi cosa ne pensate di questa proposta ossia della quota 99 (64+35) con bonus mamma? Fatecelo sapere nell’apposita sezione commenti del sito.

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Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

20 thoughts on “Riforma pensioni, ultimissime al 23 gennaio: spunta quota 99, di cosa si tratta?

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    27 Gennaio 2020 in 11:49
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    le donne come me che hanno solo 20 anni di contributi nn hanno possibilità di andare in pensione anticipata. io sono troppo giovane per la pensione devo aspettare 67 anni ma troppo vecchia per lavorare. sono vedova e percepisco 380 euro di reversibilità nn riesco a vivere. date anche a noi la possibilità di percepire prima la nostra pensione

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    25 Gennaio 2020 in 18:15
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    Contano solo i numeri, i nati nel decennio sessanta settanta in Italia sono tantissimi e tutti i precoci che hanno iniziato a lavorare a 15/16 anni ovviamente in lavori manuali, oggi con 40 anni e passa di contributi sono fisicamente alla frutta . Questo chiaramente non interessa a nessuno, ernie al disco, artrosi alle ginocchia ipertensione sono solo dettagli dovremo solo lavorare fino allo sfinimento.
    I 41 anni per i precoci non li vedremo mai salverebbe il banco inps rassegnamoci

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    25 Gennaio 2020 in 16:34
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    Sarei d’accordo anche pche io sono nella situazione di avere una mamma anziana da accudire e la nipotina ! Ho 64 anni e 35 di contributi attualmente devo aspettare ancora 3,5 anni e non riesco più a gestire la mia vita oltretutto sul lavoro ci dono cose che cambiano in continuazione e io non riesco più a starci dietro speriamo che il governo si decida di perseguire questa strada!!

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    24 Gennaio 2020 in 20:06
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    Oramai di questi politici non mi meraviglia più niente..ma sentire da lavoratori che chi ha 41/42 anni di contributi non si deve lamentare perché a 59/60/61 anni e troppo giovane e deve lasciare il passo a chi ne ha di più di anni ma ha pagato meno Contributi queste cazzate le posso mandar giù dette da politici incompetenti che non sanno neanche cosa vuol dire lavorare tanti anni a stipendi da fame e non veder mai la fine ma da lavoratori che guardano solo il loro giardino perché di contributi ne hanno pochi ma hanno età mi fa veramente schifo da che mondo è mondo le pensioni vengono pagate con i contributi versati da noi non con età almeno abbiate la decenza che più ci faranno lavorare a noi precoci più soldi ci saranno per mandare in pensione gente che per sfortuna o per mancanza di voglia a lavorato meno ringraziate questa categoria che per sfortuna deve pagare per tutti…

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    24 Gennaio 2020 in 18:51
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    Scusate ma ci vuole tanto a capire che una formula che accontenti tutti non esiste? Bisogna mettere un tetto all’età, 65? Ok e va con gli anni che ha versato, poi un tetto agli anni lavorati? 41? Ok e vai in pensione a prescindere dall’età . Per le donne? Ok , opzione donna ? Figli? 1-2 -3 tanti figli tanti anni in meno da lavorare. È una legge complessa, deve avere tante sfaccettature. Ma soprattutto non deve essere peggiorativa rispetto alla attuale.

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    24 Gennaio 2020 in 12:08
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    Il vero scandalo e la vera truffa è continuare a pagare pensioni che non hanno più copertura contributiva con i contributi di quelli che sono ancora al lavoro. Io credo che l’80% delle pensioni oggi pagate dall’INPS siano state calcolate con il retributivo e con una media di contributi versati di almeno 10 anni inferiore a quella che si richiede oggi. Questo significa che oggi le nuove generazioni lavorano 10 anni di più, pagano 10 anni di più di contributi, prendono 10 anni di meno di pensione (la speranza di vita cresce per tutte le generazioni) e gli viene calcolata una pensione sempre più ridotta sulla quale gravano aliquote IRPF sempre più elevate. Due conti: se 21 milioni di lavoratori pagano in media 8000 euro di contributi per 10 anni in più rispetto alle generazioni precedenti, essi pagheranno circa 170 miliardi di euro in più e prenderanno 10 anni di meno di pensione avendo indietro circa 400 miliardi di euro in meno in prestazioni pensionistiche. Ci vuole una bella faccia per dire che la riforma Fornero ha salvato il Paese e permetterà ai giovani di prendere una pensione in futuro. IL PROBLEMA NON SONO LE PENSIONI FUTURE. IL PROBLEMA SONO LE PENSIONI ATTUALI FRUTTO DI PORCATE CHE NON SI POSSONO PIU’ SOSTENERE. ALLA FACCIA DEI DIRITTI ACQUISITI. SERVE UNA LEGGE PER RISTABILIRE EQUITA’ TRA GENERAZIONI PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI. PRIMA CIOE’ CHE LA SITUAZIONE SOCIALE E FINANZIARIA DEL PAESE DIVENTI INSOSTENIBILE E TUTTE LE MIGLIORI FORZE DEL PAESE FINISCANO PER ANDARSENE.

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    24 Gennaio 2020 in 10:57
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    Ed io, povero ingenuo, che ho sempre creduto che la solidarietà tra lavoratori significasse avere regole uguali per tutti, accettare con comprensione che alcuni lavori davvero pesanti e stressanti potessero avere una via privilegiata per la pensione, comprendere che il reinserimento nel mondo del lavoro per persone ultrasessantenni disoccupate, fosse oggi cosa impossibile e quindi, giustamente, dargli la possibilità della pensione …………e poi arriva Gian con il suo commento che manda i buoni propositi a farsi fottere. Che tristezza ! Ringrazio la sorte di non averlo avuto come collega. Invece un mio collega che si è pensionato con la quota 100 ha avuto il buon gusto di tacere facendomi capire che era dispiaciuto e trovava ingiusto che andasse prima di me avendo lavorato meno e versato meno. Dio, con qualcuno, è stato avaro di decenza.

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      24 Gennaio 2020 in 15:53
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      Caro sig. Franco Giuseppe, se Dio non gioca a dadi (come sosteneva Einstein), Dio non gioca con le pensioni (sostiene Perfetto).
      Quota 41, Quota 100, Quota 102, Quota 99, Quota donna… sembra di recitare un rosario sgranocchiando le palline fatte di contributi lungo il filo degli anni che le regge.
      Rispondiamo alle parole di sacerdoti e sacerdotesse che si alternano all’altare dello Stato.
      Ma tu, Dio, dov’è che sei? Perché sei così avaro nel darci le pensioni, perché sei così iniquo nel trattarci in maniera differente?
      Giustissime domande. Ma non è a Dio che bisogna rivolgerle (lui già le conosce).
      Il Governo, giocando con le pensioni, gioca con le nostre vite. E per cosa? Per la “equità intergenerazionale e sostenibilità del sistema previdenziale”. Così ha detto la Puglisi. Stesse parole della Fornero. D’accordo.
      E chi ci pensa alla equità intragenerazionale, volta ad “assicurare a tutte le persone di una stessa generazione pari opportunità e dignità?”
      La generazione dei sessantenni di oggi può dire di godere di “pari opportunità e dignità” nelle pensioni?
      La generazione dei trentenni di oggi può dire di godere di “pari opportunità e dignità” nel lavoro?
      Chi non sa garantire la equità INTRAgenerazionale (nel presente) non saprà garantire nemmeno l’equità INTERgenerazionale (per il fururo)

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    24 Gennaio 2020 in 10:42
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    la presa per il culo più grande di tutti i partiti che vanno al governo per governare l’italia avviene sulle pensioni col reddito annuo medio basso 8900 annui sul inflazione reale dal 2001 per l’euro raddoppiato sul valore delle 1000 che ha dimezzato il potere di acquisto dei bassi salari e pensioni dove hanno stabilito che si può vivere decorosamente in tutta italia Vergogna a voi e a tutti vostri centri studi al governo

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    24 Gennaio 2020 in 2:05
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    Mi dispiace notare che senza ragionare ogniuno vuol solo tirare acqua al proprio mulino… I precoci hanno ragione a pensare che lavorano da tanti anni e sono stanchi, ma non possono pensare di appoggiare quota 40 o 41 per tutti: sarebbero salvi loro, ancora giovani, ma porterebbero chi ha meno anni a lavorare fino alla vecchiaia… Soprattutto chi, avendo dovuto laurearsi, fare concorsi, master e precariato difficilmente si è lavorativamente sistemato prima dei trent’anni. Trenta più 41? Se si è stanchi a 60 anni, si gode poi a veder lavorare gli altri , diabetici o no, fino ai 71?? E tutti questi precoci che accetterebbero il contributivo, sanno che tutti gli anni fino al 1995 gli sarebbero calcolati come versamenti di pochi euro ?? Ma quando fino al 1995 versavano i loro contributi, quelli in proporzione allo stipendio erano tanti soldi!

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      24 Gennaio 2020 in 14:34
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      Sig.ra Anita, ho compreso benissimo il suo discorso e in parte lo condivido, mi permetto di ricordarle che la realtà può essere a volte a due facce. Chi può garantire, per esempio, che tra i laureandi non ci fossero chi lo faceva a tempo perso e per giunta non riuscendovi nemmeno e arrivando cosi a 30 anni mantenuti dal babbo ? Chi può garantire che non fossero precari ma semplici lavoratori in nero per interessi propri ? Ancora oggi si scopre che molti lavoratori in nero hanno colto l’occasione per avere una doppia entrata con il reddito e la pensione di cittadinanza e lo stesso vale per i cassintegrati. In fondo siamo o non siamo italiani? In questo stesso sito ho letto commenti che indicavano i 62 enni come malati e stanchi dopo 38 anni di lavoro e insultavano i 61 enni con 42 anni di lavoro sulle spalle, come se le malattie non fossero una situazione fisica personale di chiunque, ma un’esclusiva dei 62 enni , se hai solo 61 anni non puoi essere malato anche se hai lavorato di più. Discorsi assurdi al limite della follia. Vede cara Anita, i precoci hanno accettato serenamente la normativa pensionistica a favore dei lavori usuranti, l’opzione a favore delle donne, l’ape social e perfino la quota 100 nella sua parte che favorisce chi, 62 enne, ormai disoccupato cronico, senza entrate mensili e di difficile se non impossibile reinserimento nel mondo del lavoro, potesse accedere alla pensione con soli 38 anni, ma allargare questa possibilità a chi un lavoro stabile ed una entrata mensile certa l’ aveva ancora è stato un insulto gravissimo verso chi ha lavorato e versato di più. Spero che Lei noti la differenza. Andrò in pensione quest’anno con 61,7 anni e 43,2 di contributi, quota 104,9 e purtroppo per me con problemi di salute anche seri ed alcuni simpatici personaggi di questo sito continuano ad offendere i precoci e a deriderli. Lei da che parte sta ? Equità e giustizia oppure dall’egoismo ?

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    23 Gennaio 2020 in 22:45
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    Con quota 99 continua ad essere avvantaggiato chi ha lavorato meno …ma e’ piu’ anziano .
    E non e’ giusto nei confronti di chi ha iniziato prima a lavorare e a 64 anni porrebbe trovarsi con 44 anni di contributi per esempio.
    Altra considerazione che non trovo mai e’ legata alla possibilita’ che un 60 enne possa essere licenziato …magari ha versato 40 anni di contributi e non puo’ andare in pensione…vi sembra giusto ??

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    23 Gennaio 2020 in 21:40
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    Le se vuoi farti venire la pressione alta : leggi come si parla di cambiare la legge attuale sulle Pensioni.come si dice : la domanda sorge spontanea,ma questi tecnici ,sono cosi’ normalmente o assumono Antibiotici.Esistono .DONNE che in questo momento hanno : 59 anni di eta’,con 39,5 anni anni di contribuzione. Scusate ,e’ anche DIABETICA .Con queste ultime proposte di uscita dal lavoro ,64 anni di eta’ con 35 anni di contributi. La prima domanda : quando andra’ in PENSIONE questa DONNA . Seconda domanda: vi sembra normale che alcune persone con 35 anni va in pensione ,questa ne ha gia’ 39,5 NO .Ma non e’ piu’ normale e giusto mettere 40 anni per tutti ,e tutti in pensione ,senza guardare all’eta’. Prima di scivere PENSATECI fate un po’ di conti .Grazie

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    23 Gennaio 2020 in 20:28
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    La vera oscenità e che si voglia mantenere la gente al lavoro fino a 67 anni. E’ disumano ed irragionevole !

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    23 Gennaio 2020 in 19:15
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    vecchiaia 65 anni e contributi oltre i 20 anni.Il mensile pensionistico in base ai contributi versati.In questa maniera si fanno gli interessi anche delle donne.Le mamme devono avere sconti per figli o disabili, solo sull’eta’.

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    23 Gennaio 2020 in 18:51
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    Ma allora ditelo chiaro e tondo che volete fare inca…are i precoci. Si sono appena ripresi dallo shock della pensione a chi ha solo 38 anni di contributi mentre loro devono arrivare obbligatoriamente ai 43 anni e voi gli sbattete in faccia la torta di melma dei 35 anni ? Ma cosa vi hanno fatto mai questi poveri precoci ? Vi hanno rubato in casa, stuprato i figli, rubato il compagno/a, ucciso il gatto o il cane ? Ma perchè non fate una legge che invece di dargli la loro onesta e meritata pensione, gli regalate un bell’ergastolo a vita al 41-bis ? In questo modo risparmiate i soldi per fare quota 99 !!!!
    Povera Sig.ra Fornero, quanto la rimpiango ! Almeno Lei, nella sua amara riforma, una sorta di equità e di giustizia l’aveva cercata. Criticata e umiliata da chi quel disastro economico lo aveva creato, la Lega. Disastro economico che ipotizzava in futuro, la mancanza di liquidità per stipendi e pensioni
    Non esiste o forse non è mai esistito in Italia, il rispetto e la memoria.
    F.to Un precoce che a breve andrà in pensione a 61,7 anni di età e 43,2 di contributi. (104,9).

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    23 Gennaio 2020 in 18:03
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    Quota 99 ??! Così ci condanneranno ancora a sorbirci le infinite litanie di contumelie e piagnistei di quelli che con 40 o 41 anni di contributi si lagneranno con veemenza di essere stati sorpassati da quelli con 35 anni. Per loro l’età anagrafica non conta nulla, valgono solo i contributi: amen.

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    23 Gennaio 2020 in 14:15
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    buongiorno,
    leggo volentieri le varie argomentazioni favorevoli o meno su quota 100 e/o altre elucubrazioni che tutti quanti i vari rappresentati sindacali e non elaborano con concetti e argomentazioni diverse….
    ma vorrei solo capire per quale motivo ci siano “paletti” sulla eta anagrafica e mai su un discorso basato essenzialemnte sulle contribuzioni versate…, secondo il mio personalissimo parere, a differenza di quanto spesso sento, l’eta pensionistica dovrebbe essere basata esclusivamente su tale requisito…, ( contribuzioni versate )… faccio un esempio , il mio,
    ho 60 anni il prossimo maggio e stando a quanto dice la “quota 100” dovrei arrivare a 62 anni ( 2022 ) e avere 38 anni di contributi per potervi accedere,
    tale decreto dovrebbe scadere nel 2021.., per cui, avendo versato ad oggi piu di 38 anni di contributi non posso usufruire della quoata 100 perchè non ho 62 anni !! per cui dovrò aspettare che qualcuno pensi anche a quelli che, come me, non hanno l’eta ma che nel 2021 avranno più di 40 anni contributivi….!!,
    ora dopo tutto questo “parlare..”, mi domando, non cè ancora nessuno che ha pensato che il sistema pensionistico attuale si basa sui contribuiti realmente versati ?? se facessimo un paio di conti e volessimo capitalizzare tale requisito potremmo dire … che se volessimo lasciare il “tutti a quota 41” potremmo aumentare nel 2022 la quota contributiva a 39 anni, nel 2023 con 40 e così via dando però una fine di requisito contributivo equo per tutti ( 41 anni di contribuzione ), indipendente dall’eta anagrafica, il tutto però mettendo anche in proposta legislativa il cambio generazionale “tassativo” con parametri legati alle dichiarazioni/fatturazione di impresa e/o alla eventuale crescita aziendale, non ci sarebbe bisogno di sostituire un pensionato con un giovane (1 esce 1 entra ) ma potrebbero essere anche valutati i vari partime per giovani che studiano o per casalinghe che lavorano… ( se ho detto stupidaggini commentatemi pure… cercherò di capire meglio se e perchè le ho dette ) grazie

    non voglio commentare i 42 e 8 mesi o peggio ancora i 67 anni per la vecchiaia !!

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    23 Gennaio 2020 in 14:14
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    Ennesima presa in giro. La gente chiede di andare in pensione prima e questi continuano a fingere di non capire. Con quota 100 bastavano 62 anni adesso fanno finta di venirti in contro e la chiamano quota 99 ma gli anni sono diventati 64.
    Per quanto mi riguarda l’unica strada percorribile è fare subito quota 41 per i precoci e agli altri dare la possibilità di pensionarsi a 58 anni con 35 di contributi ancorché col contributivo come succede già oggi per le donne

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