Riforma pensioni, ultimissime Catalfo: pronta entro giugno 2021, chi vi rientrerà?

Riforma pensioni 2021, ultime Catalfo: sarà pronta per giugno 2021

Le ultime novità sulla riforma pensioni al 5 gennaio giungono direttamente dal Ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, che intervistata da Repubblica ha parlato di ammortizzatori sociali, politiche attive per il lavoro e di quelle misure che dovrebbero essere formalizzate in una riforma entro giungo 2021, lo scopo quello di arrivare pronti allo scadere di quota 100 con provvedimenti alternativi che possano evitare il famigerato ‘scalone’ di 5 anni ed il ritorno unicamente all’uscita dai 67 anni. Chi potrebbe dunque beneficiare di queste nuove misura di uscita anticipata? Vediamo in dettaglio le ultime considerazioni della Catalfo.

Pensioni 2021, post quota 100 quali prospettive? Riforma pronta per giugno

Si sono già tenuti diversi incontri tra Governo e parti sociali, prima del lockdown in presenza e poi in seguito attraverso piattaforme digitali, con lo scopo proprio di pensare, nonostante la pandemia abbia di fatto rallentato i lavori, ad una riforma che abbia alla base il principio di flessibilità in uscita. La Catalfo al riguardo di quali dovranno essere le priorità post quota 100 non ha alcun dubbio, si punterà a favorire l’uscita dal mercato del lavoro soprattutto per quelle categorie che risultano più esposte ai rischi del contagio del Covid. A loro dovrebbe essere concesso di accedere all’Ape sociale che di fatto vedrebbe un ampliamento delle categorie attuali.

In questi giorni vero é che il destino della stessa Catalfo pare incerto al Ministero del Lavoro in quanto si sta già parlando di un rimpasto e di un possibile Conte-ter, e non é detto che non possa subentrare un ‘cambio al vertice’, ma questo non dovrebbe creare impedimenti sul proseguo dei lavori tra Governo e parti sociali e dunque non dovrebbe compromettere l’esito della riforma pensioni 2022, l’obiettivo da tutti dichiarato, e su cui nessuno pare discutere, é quello di puntare ad una flessibilità in uscita post quota 100, la cui scadenza é ormai certa al 31/12/2021, sebbene nei giorni scorsi Salvini abbia sostenuto che continuerà a lottare per il bene degli italiani in quanto dalla sua ‘pensare di eliminare la quota 100 in questo momento e di aumentare l’età pensionabile ai 64 anni, e ancora di pensare di tornare alla Fornero é pura follia’. Cosa partirà nell’immediato, in termini di misure per ritoccare l’attuale riforma pensioni, e cosa verrà rimandato a giugno?

Riforma pensioni 2021, Catalfo: a breve il via alle Commissioni

La Catalfo ha annunciato nel corso dell’intervista a Repubblica che a breve, seppur si sia in ritardo, partiranno le due commissioni di cui a lungo si é parlato ossia quella inerente i lavori gravosi che avrà il compito di valutare un possibile allargamento di platea relativamente all’ Ape sociale individuando i mestieri ritenuti gravosi o maggiormete esposti al rischio e dunque meritevoli di maggior tutela anche ai fini previdenziali, e quella che avrà il compito di dividere la spesa assistenzaziale da quella previdenziale.

Uno degli obiettivi dichiarati dalla Catalfo, come anticipavamo poc’anzi, su cui si sta battendo anche Cesare Damiano, già ministro del Lavoro, é quello di permettere ai lavoratori più fragili esposti maggiormente al rischio del Covid19 di poter accedere all’Ape sociale e dunque di poter anticipare l’uscita dai 63 anni d’età rispetto ai 67 attualmente previsti. Poi vi sarebbero ulteriori rumors in questi giorni, seppur non sia ancora arrivata conferma dal Ministero del Lavoro, le indiscezioni fornite da diversi media andrebbero nella direzione di una quota 102 in sostituzione della quota 100. Di cosa si tratta?

Riforma pensioni 2022, dopo quota 100 verso quota 102?

Si tratterebbe pur sempre di una quota e pur sempre di un meccanismo che combina due requisiti l’età ed i contributi, solo che a dispetto della quota 100 mentre gli anni di contributi dovrebbero restare i 38 attualmente richiesti vi sarebbe un incremento dell’età anagrafica che passerebbe dagli attuali 62 ai 64 anni. Inoltre rispetto alla quota 100 in scadenza in 31/12/2021 chi opterà per uscire prima, dovrà, stando sempre ai rumors ultimi, che ripetiamo non hanno ancora trovato conferme ufficiali sebbene siano indiscrezioni insistenti, ‘lasciare sul campo’ un 2,5%- 3%, per ogni anno di anticipo rispetto ai 67 anni.

Il piano del 2022 pensato dal Governo potrebbe dunque andare in questa direzione ampliamento categorie che potranno uscire senza alcuna penalità dai 63 anni attraverso l’Ape Sociale e una riformulazione della quota 100, che parrebbe, stando alle prime reazioni sui social, non essere affatto accolta con gioia dai lavoratori. Per loro vi sarebbe non solo l’aumento di 2 anni del requisito anagrafico ma una penalizzazione sull’assegno ultimo per ogni anno di anticipo. Dunque se sui tempi pare esserci maggiore sicurezza e sull’ape sociale anche, entro giungo vi saranno le linee guida della nuova riforma pensioni, in dubbio resta la misura cardine che dovrà sostituire la quota 100. La direzione sarebbe comunque quella, indipendentemente dalle formule che ne deriveranno, di una maggiore flessibilità in uscita.

Cosa ne pensate di queste proposte per il 2022, era questo che vi aspettavate? Fatecelo sapere nell’apposita sezione commenti del sito, sarà ben noi importante conoscere il vostro pensiero e potrebbe nascerne un bel confronto.

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Commenti

  1. Già la 100 è una legge ingiusta per chi ha iniziato a lavorare giovanissimo ma la 102 a 64 è follia. Chi ha iniziato presto deve fare 50 anni di lavoro ?? E’ necessario fare uscire dal mondo del lavoro chi ha 41, 42 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica !!!

  2. nato nel 1962, al lavoro da giugno 1977, non mi trovano tre anni di apprendistato, timbrati e vistati sul vecchio libretto di lavoro.
    rapido calcolo, io, valerio venturini, avrei gia’ lavorato 43 anni e piu’.
    ho delegato un patronato per accertare la mia posizione pensionistica, e’ un anno e non mi hanno ancora fatto sapere nulla.
    nel 2019 sono stato operato per la rimozione di un tumore, fatto chemioterapia, riconosciuto invalido all’70% .
    non chiedo quando andro’ in pensione, mi auguro di arrivarci vivo.

  3. Buonasera.
    Sono nata nel 1964 e ho maturato 35 anni di contributi. Volevo per cortesia, se possibile , sapere se verrà sostituita nel 2022 l’opzione donna con un’altra forma pensionistica anticipata o se si pensa ad una proroga della stessa. Grazie

  4. Erano gli anni a cavallo tra il 1990 e l’anno 2000 e ricordo molto bene che la discussione sindacale nelle assemblee del periodo verteva, in particolare, su quello che sarebbero stati gli effetti della riforma Dini. Effetti che il sindacalista di turno affermava sarebbero stati quasi irrilevanti per la massa dei lavoratori appartenenti alle categorie con carriera continua e lineare quali erano, e restano tuttora, gli inquadrati del quarto e del quinto livello della categoria dei metalmeccanici.
    Ora, a distanza di 25 anni, siamo giunti alla verifica del racconto sindacale di quel periodo e la realtà che si presenta è tutt’altra.
    Dalle pensioni anticipate con 35 anni, da quella di vecchia con 40 anni di versamenti, si è arrivati con la legge Fornero a più di 43 anni di contributi per la anticipata e, ad oggi, terminata quota 100, non è nemmeno certo se ci permetteranno di usufruirne ancora.
    Fatto è che per coloro che non avevano raggiunto alla data di fine 1995 almeno 18 anni di versamenti, con il sistema contributivo misto, hanno ormai alle spalle almeno 26 anni di contributivo.
    E il governo di sinistra a cosa pensa? Estendere il calcolo contributivo a tutta la storia lavorativa per coloro che dovessero ritirarsi prima del raggiungimento dei 67 anni di età o penalizzarne l’uscita.
    Bene, detto questo, vorrei chiedere agli eredi sindacalisti di quegli anni: ci mostrate, conti alla mano, l’inganno che avete contribuito a raccontare in quel periodo storico, e l’ulteriore peggioramento che ancora si prospetta per il futuro.
    Per la classe operaia e impiegatizia con carriera lavorativa piatta, il biscotto ormai è servito ed ora può solo diventare più indigesto.
    Resta il fatto che avremo milioni di uomini e donne (come anche nel caso di opzione donna) che hanno realmente versato contributi, costretti a una pensione da fame, e il sindacato, purtroppo, se non si muoverà in modo deciso, sarà anche questa volta partecipe di questo grande inganno.

  5. E quale soluzione ci sarà per le donne che perdono il lavoro a 63/64 anni con 30 anni di lavoro? Le regole dell’ape social rimangono invariate? Grazie Manuela G.

  6. C’e un una proposta deposita in Senato, chiamata quota 92, cioè con 62 anni e 30 di contributi versati, si potrebbe partire da questa proposta di legge.
    Eliminare quota 100, per rendere più penalizzante la possibilità di andare in pensione, anche in termini economici, mi sembra assurdo.
    Poi esistono troppi paletti, decreti leggi che non diventano strutturali e valgono solo per in certo periodo, non si può avere ogni anno l’incertezza di poter andare in pensione, con la paura che possa cambiare in continuazione qualcosa.
    Poi trovo assurdo che il decreto cosiddetto “Pace contributiva” sia attuabile solo ai lavoratori assunti solo il 1995.
    Se trasformo i contributi retributivi in contributivi devo avere anche la possibilità di versare i contributi mancanti prima del 1995 come avviene per lauree i contratti co.co.co.
    Troppe ingiustizie e troppe toppe temporanee per modificare il sistema pensionistico.
    Libertà di andare in pensione, senza l’ansia di attendere le modifiche peggiorative……basta!!

  7. Il problema che direi vergognoso e che si continuano a non voler toccare i privilegi a scapito delle persone ormai esauste , costringendole a lavorare(basta pensare a tutti quelli che anno più di 40 anni di contributi), se amministrate in maniera seria, onesta facilmente potete recuperare i soldi necessari a fare una riforma equa per tutti , se è vero che nel corso degli anni sono stati concessi privilegi veramente assurdi sbagliando, oggi si continua a sbagliare con delle motivazioni veramente offensive per l’intelligenza dei soggetti coinvolti.

  8. Nelle varie versioni non mi sembra ci sia niente di semplice e chiaro come potrebbe essere arrivare a una pura somma tra contributi e anni quindi tutto fa pensare che poi nella realtà i vari meccanismi tra % di decurtazione finestre quote si arriverà a una o più soluzioni che non arriveranno a soddisfare nessuno….

  9. Tutto questo tempo di attesa e faranno peggio di quota cento ma andate a casa che è meglio abolite la riforma 2011 e basta.

  10. L’ appetito vien mangiando… la classe politica vede a portata di mano un bel gruzzolo a disposizione… come mettere la volpe a guardia del pollaio…

  11. Perché non dare la libertà di scelta appena compiuti i 60 anni : restare nel mondo di lavoro o abbandonarlo con almeno 30 anni di contributi e optando per il regime contributivo ? Sono un docente e rappresento quella parte di lavoratori che è stanca e non prova più entusiasmo in quello che fa….grazie alle varie riforme nel pubblico impiego che hanno modificato (in peggio) le varie professionalità ….Le diverse organizzazioni sindacali dovrebbero mettere sul tavolo della contrattazione delle vere e più audaci proposte di riforma delle pensioni….

  12. Il destino della Catalfo pare incerto al Ministero del Lavoro; poi altro ministro, altro giro, altra corsa, altro nulla di fatto.
    Cambiare tutto perchè non cambi nulla, questa mi sembra essere la triste realtà.
    Personalmente, poichè ho la fortuna di potermelo permettere, sto cercando con versamenti integrativi ai fondi di previdenza complementare e pochi risparmi investiti (sempre che non mi vengano depredati) di creare le condizioni per ritirarmi dal mondo del lavoro, le cui condizioni sono tra l’altro in costante peggioramento, all’età di 60/62 anni e poter vivere decorosamente in attesa che Lor Signori decidano a partire da quale età potrò aver diritto a rientrare in possesso dei contributi versati nel corso della mia vita lavorativa.
    Se poi dovesse accadere “il miracolo” tanto di guadagnato, ma mi sono veramente scocciato delle misure improvvisate e temporanee e della scarsa considerazione dei lavoratori da parte della classe politica che si è alternata al potere in questi ultimi anni e dai cui umori dovrebbe dipendere il mio futuro di “prossimo anziano”.

  13. Ogni novità ( si fa per dire) è sempre più deludente per chi come me avrà ‘solo’ 58 anni e a giugno 2021 avrà ‘solo’ 41 anni di servizio presso il SSN. Non ne posso più di ascoltare certe notizie mi deprimono. Io voglio smettere dopo 41 anni di lavorare e voglio godermi la vita perché poi si muore ! Forse il particolare sfugge a chi legifera così malamente

  14. In questa situazione così particolarmente difficile non sarebbe meglio mandare le persone sopra i 60 anni in pensione con l’obbligo di occupare ogni posto liberato con uno disoccupato? Basterebbe i soldi sprecati per il reddito di cittadinanza dedicare a questo scopo. Una volta messi in circolazione più soldi aiuterebbero a superare questa crisi.

  15. Le varie riforme delle pensioni hanno alla fine allungato la vita lavorativa dei maschi di 2 anni, mentre le donne sono costrette a lavorare 7 anni di più. Tutto questo in tempo di 2 sole generazioni. Anche l’Opzione Donna, dedicata alle persone che non riescono a gestire il lavoro fuori con quello dentro casa, è fortemente punitivo, perché si va a tagliare circa 30% della pensione. Non per niente è pensato per le sole donne. l’Italia è anche un paese con alto livello di disoccupazione. Non è facile trovare il lavoro. Pretendere i 40 anni di lavoro che non c’è è una esagerazione.

  16. In Francia si va in pensione a 62 anni, in Polonia le donne possono smettere di lavorare a 60 anni. Invece in Italia se hai a casa un invalido 100% ti lasciano uscire dal mondo di lavoro a 63 anni. Ma che paese è questo?

  17. 37 anni di contributi a ottobre e 59 anni di anagrafica. Se l’eta minima per andare in pensione e’ 64 anni andrò a quell’eta in pensione con quota 105/106 !!!!. Quota 102 dovra’ essere la somma dei due requisiti !!!. Riforma pensata esclusivamente a chi continua gli studi dopo le superiori

    1. Ci sono anche qui eccezioni… lavorando, alla sera scuola serale…
      Dovrebbe esserci un riconoscimento… lavorando, contemporaneamente si e’ raggiunto un diploma/laurea…

  18. COSA DIRE? SIAMO FELICISSIMI DI QUELLA PROPOSTA.
    BASTA legge Fornero e ancor più QUOTA 100 , costosa e fatta da Salvini.
    LAVORARE ALTRI 2 ANNI OLTRE AI 62 di età ed essere anche penalizzati di un 2,5 % ai 67 è
    PROPRIO LA FLESSIBILITA’ CHE ASPIRAVAMO COME LAVORATORI.
    E’ la giusta ricompensa per chi ha alle spalle 40 anni di lavoro e 60 di età e che lavorerà altri 4 anni, è il giusto sentito ascolto a tutte le richieste pervenute su questo sito.

    Direi che si può fare di più; a quel punto cosa ci costa stare incollati al lavoro ulteriori altri 3 anni? Lasciate lo scalone di 5 anni tanto è li che volete arrivare e finiamola.
    Tra energia, passione ed efficienza lavorativa da vendere, qualche malattia, assenze per accudire genitori invalidi, disoccupazione, part time, arriviamo a 67 con : piena pensione, –figli quarantenni a casa,–politici, economia ed Europa tutti contenti.
    Non pensavo che le proposte del sindacato fossero state così ben ascoltate.
    Direi avanti così , senza lacrime, riceverete un 10 e lode.

  19. Buingiorno…. Quindi si amplia ape sociale prorogandola fino al 2022…..si cerca di sostituire la quota 100 con una altra uscita flessibile tipo forse quota 102 che non trovo giusta…. E opzione donna sarà prorogata di un altro anno entro 31 dicembre 2022?

    1. Con quota 102 si continua a penalizzare chi e andato a lavorare prima. Quelli che non sono precoci perché non hanno i fatidici 12 mesi prima dei 19 anni e non usurante.
      Quel povero disgraziato che oggi ha 40 e più anni di contributi e 60 di età.
      Gli tocca lavorare altri 4 anni e poi si vede anche la pensione penalizzata.
      Ma sign. Damiano e company ma ci fate o ci siete. E volete farla passare anche per una buona legge di tutela?

  20. 40 secchi … questo sarebbe pure troppo, vi ricordo che la visita della patente si fa ogni 5 anni dopo i 50, ci sarà un motivo ? Se non hanno soldi li trovino dagli evasori e mega ricchi.

    1. Quota 102 con età minima 64 anni va bene per chi ha iniziato a lavorare a 25 anni. Per chi ha iniziato a 19 anni dovrebbe lavorare 45 anni ? Dobbiamo sperare a questo punto che non cancellino la Fornero ?

  21. Sembra che le soluzioni siano tendenti a peggiorare, di sicuro la Quota 100 che non è altro che una ingiustizia per tanti versi e soprattutto verso chi ha iniziato a lavorare a 18 anni o prima, premiando chi invece ha iniziato a 25 e dopo 38 di lavoro (magari statale) se ne va in pensione. Mi viene da dire che le regole della legge Fornero non saranno toccate quindi 42 e 10 mesi x uomini ed 1 anno in meno per le donne! Di certo che anche difronte a questa situazione economica che si stà generando dalla pandemia, dovrebbero prevedere e strutturare qualcosa da premiare chi ha già 41/41e 6 mesi agevolando la fuori uscita a vantaggio di un giovani dando all’azienda uno sgravio e senza penalizzare l’anticipo della pensione.

  22. anche con tutti questi decessi causa covid, purtoppo, ma da parte loro avranno molte meno pensioni da pagare, di questo non ne parla nessuno?, inoltre i requisiti per i precoci con 41 anni non è che durano in eterno, nel senso che tanti hanno studiato si finisce l’epoca di quelli che lavaravano prima dei 18 anni, poi ben venga comunque 41 per tutti.

  23. Ma perchè non si permette alla gente di andare in pensione fissando un età minima 64-64 anni ma con contributi anche minimi 30-35 anni sarebbe comunque un costo inferiore per le casse perchè si prenderebbe una pensione più bassa per sempre e si compenserebbe e alla fine sarebbe anche più vantaggioso …ma nessuno lo dice perchè

  24. Buon pomeriggio, quota 102 è decisamente auspicabile, 64 è un’età accettabile, anche la penalizzazione. Non si deve dimenticare il lavoro di cura che grava soprattutto sulle Donne. Dovrebbe essere previsto uno sconto contributivo per chi, in tempi diversi e lunghi ha assistito i propri cari. Una scelta che viene fatta a prescindere, spesso non supportata da nessuna forma di sostegno. Ora sono bloccate anche le domande di accompagnamento, il carico è importantema e spesso prova anche fisicamente, chi fa questa scelta. Senza dimenticare che le donne seguono la famiglia e il proprio lavoro con dedizione.

  25. Con la quota 102 e 64 anni di età minima si peggiorano in parecchi casi anche i requisiti (definiti “mostruosi” da molti politici) definiti dalla riforma Fornero (42 anni e 10 mesi di contributi). Ma possibile che gli anni di contribuzione non abbiano in effetti alcun valore per il raggiungimento della pensione ???Ragionando per estremi, io (legislatore) posso anche vantarmi di permettere ad un lavoratore di andare in pensione con 5 anni di contributi ma con un età anagrafica minima di 94 anni……. in questo modo risolverei tutti i problemi di bilancio dell’INPS. In questo modo posso anche fare a meno di procedere con l’adeguamento del requisito relativo all’età anagrafica alle aspettative di vita !

    1. Quota 102 con età minima 64 anni va bene per chi ha iniziato a lavorare a 25 anni. Per chi ha iniziato a 19 anni dovrebbe lavorare 45 anni ? Dobbiamo sperare a questo punto che non cancellino la Fornero ?

    2. Questi faranno peggio della fornero che vadano a casa non sono idonei.flessibilita ,non la vedo .è chiaro che perdono solo tempo.

    3. I progetti fanno parte della nostra vita. Li facciamo in base alle nostre capacità, alle nostre disponibilità e alle regole vigenti. Ancora 30 anni fa dopo neanche due decenni di lavoro si poteva andare in pensione. In base a questi criteri tante donne hanno potuto mettere la famiglia al primo posto preferendo far nascere, crescere ed educare i propri figli per poi eventualmente dedicarsi anche al lavoro fuori casa. Ormai stava tramontando la mentalità che solo i maschi potevano studiare e lavorare, mentre il posto delle donne era a casa con i figli.
      Oggi invece, in sole 2 generazioni, sono stati stravolti completamente i requisiti per andare in pensione. Il primo passo è stato quello di uguagliare l’età pensionabile delle donne a quella degli uomini (la differenza di prima di 5 anni riconosceva l’impegno della donna nella famiglia e la sua fragilità rispetto all’uomo) per poi aumentare ancora per tutti di altri 2 anni i requisiti necessari. Alla fine gli uomini devono lavorare 2 anni di più, mentre le donne 7.
      Quindi a una persona di 50, 60 anni la vita lavorativa è stata più che raddoppiata rispetto all’inizio della sua attività, cosa impensabile allora, e i progetti di vita stravolti.
      Pretendere oggi da una donna 50 o 60-enne, che ha dei figli, di aver anche più di 40 anni di lavoro è inaccettabile. Come è stato detto prima, quando queste donne erano giovani hanno potuto ancora dedicare la propria vita al matrimonio, ai figli e alla famiglia e la carriera era al secondo posto. Una volta svolto il suo ruolo di mamma non era facile trovare lavoro. Non per colpa loro, per pigrizia o mancanza di volontà, ma perché il lavoro scarseggiava e da allora non è cambiato nulla. Bisognava cercarlo, aver pazienza, fortuna e grande spirito di adattamento. E ora le mamme vengono punite. Difatti tra chi ha potuto andare in pensione con Quota100 oltre il 75% sono maschi.
      In poco tempo alla donna, sposa, madre che mette al mondo figli e che li fa crescere ed educare, caregiver in caso di bisogno, è stato imposto di assomigliare all’uomo maschio. La maternità, la cura dei cari non hanno più nessun valore positivo, anzi diventano un peso, un ostacolo perché essa deve occuparsi della sua carriera lavorativa per evitare il rischio di non poter avere una sua pensione o almeno una pensione dignitosa.
      Per le donne, però, è stata creata un’uscita chiamata “Opzione Donna”: quando le mancano 6 anni di contributi, con 35 anni di lavoro già fatti su 41 richiesti (cioè il 15% in meno) ed è spesso costretta dalla situazione familiare (genitori non autosufficienti, nipoti) o per motivi di salute a lasciare il posto di lavoro, viene offerta questa possibilità che la penalizza fortemente. E’ stato deciso che tutto il periodo lavorativo viene calcolato in forma contributiva: ma non solo, i periodi di malattia o di congedo per maternità sarebbero considerati inutili per il calcolo delle pensione. In questo modo le donne perdono circa il 35% del suo valore contro il 15% di anni che mancano loro. E’ un vero furto legalizzato. Non per niente questo tipo di uscita dal mondo del lavoro non hanno avuto il coraggio di proporlo agli uomini. Si ritorna al vecchio modello, che pareva andato nel dimenticatoio, della sposa che per ragioni economiche deve sottostare al marito.
      Ultimamente si parla tanto di pensare alle generazioni future, ma ci si dimentica di aiutare le donne oggi, quelle non più giovani alle quali la vita e i principi sono stati stravolti in poco tempo, che si vedono adesso dover lavorare fino alla vecchiaia per raggiungere quei famosi 41 anni di lavoro o 68 anni di età. Le violenze fisiche che le donne italiane subiscono indignano tutti, ma questo tipo di violenza passa nel silenzio assoluto. Ma se non ci fosse stato il loro sacrificio i giovani non sarebbero nemmeno nati.
      In realtà, in Italia, esiste un’altra finestra d’uscita a 63 anni e mentre gli altri paesi lasciano uscire le donne a 60 anni (Polonia) o tutti a 62 (Francia), in Italia occorre avere a casa un invalido al 100% del quale bisogna occuparsi 24 ore su 24. E’ veramente scandaloso!!!
      A queste condizioni alle donne italiane non conviene né sposarsi né tantomeno fare figli, perché sono costrette a fare la carriera alla pari dei maschi. Con le leggi pensionistiche in vigore, voler avere una famiglia tradizionale è pressoché impossibile. Se la donna viene uguagliata al maschio nella vita lavorativa, si comporterà da maschio. Non si sa però chi farà nascere i bambini e si occuperà di loro, perché anche i nonni sono costretti a lavorare. Riassumendo, queste riforme distruggono le famiglie, provocano l’azzeramento delle natalità e il risultato già si vede. E questa sarebbe la politica pro famiglia?
      Prolungare la vita lavorativa che aumenta il livello della disoccupazione in modo sensibile significa anche tener lontani dal mondo di lavoro i giovani, che non possono nemmeno fare progetti e invece di guadagnare i propri soldi con dignità si vedono arrivare il reddito di cittadinanza senza far nulla, pagato con i soldi risparmiati con la legge Fornero.
      Nei mass media si sentono le voci di alcune persone famose ipocrite che appoggiano queste riforme e poi si scopre che esse hanno lasciato il mondo di lavoro a 50 anni.
      Come disse già nel 1980 un protagonista del film “Vizietto II” non conviene essere donna in questo Paese.

  26. Non dimentichiamoci della quota 41… I precoci a 64 anni avranno anche 46 anni di contributi…. Quindi una misura anche per loro ci vorrà! Staremo a vedere e sperare in una riforma veramente flessibile, senza assurdi paletti e finestre varie!
    E speriamo veramente che per giugno si sappia come sarà la riforma, anche se la vedo dura…..

    1. Proposta allucinante.
      Cara Catalfo, cari sindacati fate festa!
      Tanto siete senza idee oppure le poche che vi passano per la testa sono solo miopi e peggiorative.
      Ora quota 102 e 64 anni!.
      Ma cosa state studiando? Il declino più rapido possibile per l’Italia ?
      Ha ragione Giancarlo Moiraghi: mandateci in pensione dopo i 90 anni: Inps risanata!…Italia morta.
      A 60,5 anni e 41,5 di età io, e tanti come me, saremo già a quota 102… aspettare i 64 anni ci porterà a quota 107/108, anche 109 , e senza essere precoci .
      Il trionfo per voi dell’incompetenza, per noi dell’ingiustizia.

  27. Buongiono, una domanda ad Erica, che gia ho posto in passato: i 2,5 oppure 3% che leggo, verrebbero applicati solo per gli anni che mancano ai 67 anni oppure vita natural durante? leggo tanti articoli ma su questo punto manca totale chiarezza. Grazie

    1. Duilio la penalizzazione subita, ricordavo di aver già risposto ad una domanda di questo tipo, sarà per sempre

  28. Per cui si continuano a premiare chi ha versato meno contributi…ridpetto a chi quota 100 o 102 la raggiunge con i contributi la raggiunge con 40 o 41anni….veramente assurdo

  29. ANCORA PARLIAMO DI QUOTE (100 – 102 – 104 – 190) E DI ETA’ ANAGRAFICA (62 – 64 – 99), E’ LA COSA PIU’ INGIUSTA CHE ABBIA FATTO IL GOVERNO, INOLTRE COSA NE SANNO LORO DEI LAVORI GRAVOSI CHE NON FANNO UN C…..ZO. COME HO GIA’ SCRITTO CI SONO DELLE CATEGORIE CONSIDERATE COME LAVORATORI GRAVOSI CHE MOLTI DI ESSI NON LO SONO AFFATTO E VICEVERSA.
    DOPO 41 ANNI DI LAVORO UNA PERSONA HA IL SACROSANTO DIRITTO DI RIPOSARSI, SPERANDO DI POTERLO FARE PER UN PO’ DI ANNI
    DOBBIAMO FARE QUALCOSA PRIMA CHE CI FREGHINO PER L’ENNESIMA VOLTA FACCIAMOCI SENTIRE, IN TUTTI I SENSI

      1. Ho scritto qualche giorno fa che porto pazienza ancora un anno e mezzo ( cuore e cervello iniziano a rifiutare la parola lavoro) e poi raggiungo 41 di contributi be dal primo giorno del 42 anno di lavoro me li inculo io le regole dei politici facendo malattia infortunio malattia infortunio malattia infortunio e vado avanti anche fino al termine della legge fornero. L altra soluzione che mi si addice di piu e quella proposta da mauro e lorenzo andiamo a roma e ribaltiamo tutti quelli che negano un sacro santo diritto di andare in pensione con 40-41 anni di contributi

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