Riforma Pensioni ultimissime: cosa succede nel 2022 quando finirà quota 100?

Le ultime novità di oggi 1 agosto sulle pensioni arrivano da un interessante articolo che ci ha mandato Mauro Marino, che è stato dipendente dell’All’Agenzia delle Entrate per 38 anni e che dal 1 luglio 2020 è andato in pensione con 42 anni di contributi usufruendo della tanto discussa quota 100. Ecco di seguito le sue riflessioni su cosa succederà da gennaio 2022 quando terminerà la sperimentazione.

Riforma Pensioni 2022: cosa aspettarsi finita quota 100?

Mauro Marino ci dice: “Secondo l’attuale legge il 31/12/2021 scade la famigerata “quota 100”. Anche se dopo il vertice europeo di Bruxelles (lungo addirittura 4 giorni) qualche dubbio da parte dell’Europa sicuramente ci sarà e più di qualcuno spingerà affinchè la fine di quota 100 sia attuata già alla fine di quest’anno, il governo molto probabilmente (con qualche maldipancia da parte PD e di IV) lascerà che la legge segua il suo corso e termini pertanto alla fine del 2021. Non sarà facile far digerire alla Commissione Europea proprio questa legge sulla quale sono piovute tante critiche dai paesi cosidetti “frugali” del nord europa ma alla fine la capacità del premier Conte di mediare otterrà il via libera anche considerando che alla fine del triennio il costo complessivo della legge nei tre anni sarà di circa 13 miliardi a fronte dei 20 miliardi previsti.

Senza alcun intervento dal 1 gennaio 2022 si tornerà alla odiatissima legge Fornero. La famigerata legge istituita sotto il governo Monti e che dal 2012 ha esteso a tutti il cosiddetto sistema contributivo. Pensione più alta a fronte di più contributi versati. Allungamento dell’età pensionabile a 67 anni e possibilità di pensione anticipata a 41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini, oltre a una finestra di tre mesi. Quindi se non si interviene al più presto si potrebbe creare uno scalone addirittura di cinque anni.

Si passerebbe in una notte al 1/1/2022 dagli attuali 62 a 67 anni! Bisogna pertanto fare un intervento sulle pensioni mediando tra le necessità di bilancio (covid, meno occupati e più pensionati) e le giuste aspettative dei lavoratori che dopo una vita di lavoro (sopratutto lavori usuranti) si aspettano una serena pensione e un assegno dignitoso. E’ un tema spinosissimo considerando che che nel bilancio annuale dello stato all’attualità di circa 850 miliardi l’anno, 500 servono per pensioni e stipendi della P.A. e 120 sono necessari alla sanità pubblica”.

Riforma Pensioni: dal 2022 si torna alla Fornero? Serve intervento

Mauro Marino dice poi la sua su possibili soluzioni per il post quota 100 nel 2022: “Al più presto cominceranno gli incontri governo-sindacati-confindustria-associazioni di categoria, ci saranno continue dichiarazioni di politici con la Lega di Salvini che si opporrà con tutti i mezzi alla naturale estinzione di “quota 100”, ci saranno dichiarazioni roboanti e in alcuni casi catastrofiche, ma alla fin fine la soluzione potrebbe essere meno problematica di quanto si pensa. Si potrebbe attuare un sistema flessibile partendo da un’età di circa 62/63 anni, si uscirebbe dal mondo del lavoro prima in cambio di una minima penalizzazione annuale (nell’ordine del 1/2% annuo). Andando in pensione prima si usufruirebbe per più anni della pensione e si dovrebbe accettare pertanto assegni leggermente più bassi.

Non sara facile anche perché gli assegni già di per se non altissimi anche a causa dei famosi coefficienti di trasformazione, ogni due anni diminuiscono ma bisognerà trovare per forza una soluzione per uscire da questa impasse e dare agli italiani finalmente una legge duratura con la certezza del diritto, evitando ingiustizie sociali come ”gli esodati” e che dia loro la possibilità di scegliere e programmare la propria vita conoscendo esattamente le regole del gioco”.

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Stefano Rodinò

Stefano Rodinò

Classe 1981, ho studiato scienze politiche ad indirizzo Comunicazione Pubblica. Scopri di più

8 thoughts on “Riforma Pensioni ultimissime: cosa succede nel 2022 quando finirà quota 100?

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    3 Agosto 2020 in 14:42
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    Analisi magistrale, del Sig. Franco Giuseppe, concordo totalmente.

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    2 Agosto 2020 in 12:46
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    Non c’è dubbio che i liberisti di governo e di opposizione vorrebbero distruggere definitivamente il sistema previdenziale innalzando l’età e aumentando gli anni di contribuzione in modo da favorire i fondi privati, banche e assicurazioni.
    Quota 100 non si tocca, e questo è importante sia per chi ne usufruisce sia per i giovani precari e disoccupati che solo così possono trovare un lavoro.
    Per il resto credo che il sindacato, tutti i sindacati, devono farsi valere con i lavoratori e lavoratrici per portare a casa nel 2022 una vera riforma progressiva delle pensioni che chiuda gli anni orribili da Sacconi alla Fornero.

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    2 Agosto 2020 in 11:49
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    Caro Stefano almeno con la legge Damiano i precoci potevano andare in pensione con una penalizzazione del 2% per ogni anno prima dei 62 era una libera scelta.. Invece adesso per i precoci per chi ha 40/41/42 anni di contributi deve aspettare la fornero 43,1 mese..non hanno scelta sono gli unici che devono pagare per tutti

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    1 Agosto 2020 in 23:58
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    Le donne che oggi non riescono a cogliere l’opportunità di Quota 100 per un pugno di mesi sono quelle che si sono arrabattate per conciliare maternità e lavoro, senza aver mai visto un bonus asilo. Si è parlato tanto di una Quota 100 rosa per cercare di raddrizzare la storture di un sistema dichiaratamente iniquo, ma ora che è giunto il momento di affrontare seriamente la questione per passare ai fatti,
    l’allettante Quota 100 rosa sembra esser stata dimenticata.
    Quando gli europei ci guardano, si dimenticano che per molti di loro l’età della pensione per uomini e donne non è la stessa, si dimenticano che in Nord Europa la maternità era (quando io l’ho vissuta) assai più tutelata che in Italia, e forse non sanno che l’alternativa a Quota 100 è qui lavorare fino a 67 anni, vale a dire schiattare sul lavoro. Ha senso obbligare a lavorare così a scapito di tutto il resto, quando ci sono migliaia di giovani disoccupati pieni di energie non utilizzate?

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    1 Agosto 2020 in 19:08
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    Vorrei semplicemente far notare al Sig. Marino, che tutte le leggi sulle pensioni, di base, sono durature e finalizzate nel tempo. La Sacconi- Brunetta lo era e anche la bistrattata Fornero lo è, tanto è vero che è ancora la legge unica e attuale sulle pensioni. Infatti ancora oggi migliaia e migliaia di lavoratori sono soggetti e si pensionano con questa legge, chi raggiungendo la vecchiaia dei 67 anni e chi è obbligato. ripeto obbligato, a sorbirsi i 43,1 dell’anticipata, che già dire pensione anticipata è una presa in giro. Tutto il resto che gira intorno alla Fornero non sono altro che opzioni tra cui vi è anche la quota 100, di cui Lei ha usufruito, che è un’opzione triennale, quindi a tempo e non duratura, che consente a chi ha lavorato meno e versato meno di raggiungere anticipatamente ( questa si che è davvero anticipata ) la pensione. Non me ne voglia, ma avendo letto che Lei si è pensionato con 42 anni di lavoro ( che per inciso sono tanti), mi sovviene che io essendomi pensionato con 43,2, ho lavorato più di Lei e versato più di Lei. La vergognosa, inutile, iniqua, ingiusta e costosa quota 100 ha permesso ad alcuni la facoltà di scelta e il resto del parco buoi dei lavoratori è ancora vittima della Fornero. Mentre qualcuno si crogiola sotto l’ombrellone, ci sono migliaia di persone che pur avendo lavorato di più è ancora sul posto di lavoro in questo caldo agosto perchè costretto. Loro non hanno nessuna facoltà di scelta se lavorare un po meno ed avere un assegno ridotto. Per fortuna che si è salvato in corner ricordando che ci sono migliaia di esodati che ancora e da anni aspettano la loro certezza del diritto acquisito, dimenticati da chi ha preferito varare una quota a tempo che al suo termine ci riporta al punto di partenza, la Fornero. Il Sig. perfetto, che io stimo per la garbatezza dei suoi commenti, si dice soddisfatto della quota 100 perchè almeno ha smosso le acque ed obbliga nel prossimo futuro a riequilibrare la stortura della quota 100. Peccato che quella che Lui chiama semplicemente “stortura”, ha visto nel frattempo e per la bellezza di tre anni, lavoratori umiliati dall’ennesimo regalo a pochi fortunati. Non mi fraintenda: ritengo un “regalo” l’aver avuto la possibilità di scelta, la stessa facoltà di scelta che è stata negata a tutti gli altri. Anche io mi sarei volentieri risparmiato un anno o due pur ricevendo un assegno inferiore, ma non ho potuto scegliere.

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    1 Agosto 2020 in 11:50
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    “Dare agli italiani finalmente una legge duratura e che dia loro la possibilità di scegliere e programmare la propria vita conoscendo esattamente le regole del gioco”. mi pare ovviamente un’affermazione del tutto sottoscrivibile.
    Per realizzarlo ritengo che per prima cosa debba essere abolita quella mostruosità dell’aspettativa di vita che continua a spostare (peraltro solo in avanti, poiché se diminuisce non si torna indietro ma si rimane fermi) i requisiti di accesso alla pensione. Se ad esempio si stabilisce che l’accesso alla pensione avviene a partire dai 62 anni, 62 deve rimanere sempre fisso anche nei prossimi 20 anni.
    “Si potrebbe attuare un sistema flessibile partendo da un’età di circa 62/63 anni, si uscirebbe dal mondo del lavoro prima in cambio di una minima penalizzazione annuale (nell’ordine del 1/2% annuo). Andando in pensione prima si usufruirebbe per più anni della pensione e si dovrebbe accettare pertanto assegni leggermente più bassi.” Non ritengo corretto che si debba accettare una penalizzazione, mi deve essere erogata una pensione in proporzione ai contributi che ho versato, eventualmente se una persona decide di fermarsi oltre la soglia dei 62 anni gli si può dare un incentivo, un bonus.
    Ma tutto ciò non risolverebbe il problema dei lavoratori che hanno iniziato in giovane età, ad esempio a 14/15 anni appena finita la scuola dell’obbligo, perché per loro l’alternativa sono i 42 anni e 10 mesi della fornero più un’ulteriore finestra di 3 mesi che porta il conto ad oltre 43 anni di lavoro. Quindi oltre alla possibilità di andare in pensione a partire dai 62 anni è necessario introdurre due migliorie, la prima consisterebbe nel poter lasciare il lavoro dopo 40 anni di contributi senza se e senza ma per tutti, e la seconda quella di abolire la finestra dei 3 mesi che suona come una presa per il posteriore.
    Sarebbe come dire bastano 20 anni di contributi per avere la pensione ma poi c’è una finestra di 23 anni prima che ti venga corrisposto l’assegno. Quindi sono 20 anni o 43? Ai posteri l’ardua sentenza.
    Buon giorno

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      2 Agosto 2020 in 15:32
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      Una giusta riflessione! Peccato che io e come tanti altri alla fine dobbiamo fare il conti con la legge fornero.

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    1 Agosto 2020 in 9:55
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    Credo che quanto espresso da Mauro Marino sia inesatto, dato che la ministra Catalfo ha appena confermato quota 100 andrà a scadenza 2021, e non aggiunga nulla di nuovo, visto che la penalizzazione per ogni anno di anticipo della pensione fu proposta anni fa da Cesare Damiano. E, per fortuna, non ebbe seguito perché eccessivamente penalizzante.

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