Riforma pensioni, ultimissime da Proietti: introdurre flessibilità dai 62 anni

Le ultime novità sulla riforma pensioni al 7 maggio 2020 giungono dal segretario confederale della Uil, Domenico Proietti che intervenuto nell’audizione presso la Commissione Lavoro del Senato, ove l’argomento centrale erano le ricadute occupazionali dell’epidemia da Coronavirus, ha messo in luce come sarebbero doverosi interventi sul versante previdenziale.

La Flessibilità in uscita resta il punto focale per la Uil, che suggerisce, attraverso le parole di Domenico Proietti, una riforma delle pensioni che permetta di uscire dal mondo del lavoro dai 62 anni d’età.

Riforma pensioni 2020: Flessibilità in uscita dai 62 anni

Oggi più che mai, fa notare Il segretario confederale della Uil, nell’ambito dell’audizione presso la commissione Lavoro del Senato sulle ricadute occupazionali dell’epidemia da coronavirus, servirebbe una vera riforma pensioni che tuteli i lavoratori più anziani e permetta loro di accedere alla quiescenza, specie per quanti hanno perso il lavoro o lo perderanno proprio a causa di questa pandemia.

Così Proietti servirebbe una riforma delle pensioni che introduca una flessibilitàintorno a 62 anni. Si tratta di un intervento che oltre a riallineare il sistema previdenziale italiano a quello che avviene in Europa, si configura come uno strumento importante per garantire una tutela alle persone che saranno espulse dal mercato del lavoro a causa delle conseguenze economiche del coronavirus”. Si tratterebbe anche di un modo per riallineare il nostro sistema previdenziale a quello del resto d’ Europa, sottolinea, facendo intendere come in realtà la riforma avrebbe dovuto partire dalla flessibilità in uscita già prima del Covid 19, ora si spera che l’emergenza sanitaria e i suoi riflessi sul mondo del lavoro fungano da spinta per mettere mano alla riforma previdenziale. Servirebbero altresì ulteriori misure per i pensionati.

Pensioni 2020, ultime: agire sulle pensioni in essere

Secondo il Segretario confederale della Uil sarebbe inoltre assolutamente “necessario, nell’ambito dei molteplici interventi di sostegno ai redditi, prevedere una misura a favore delle pensioni in essere, estendendo il beneficio della quattordicesima a quelle fino a 1.500 euro mensili”.

Non dimentichiamo che in alcune regioni come in Campania ad esempio si é attuato un aumento delle minime per due mensilità fino a 1000 euro, anche in Calabria si sta provando ad andare nella medesima direzione. Certo l’intervento ha carattere circostanziale e temporaneo, mentre quello suggerito da Proietti resterebbe un intervento mirato al miglioramento generale delle condizioni dei pensionati non solo nel periodo del Covid 19.

Cosa ne pensate della flessibilità in uscita dai 62 anni? Potrebbe essere questa la ‘chiave di svolta’ nella prossima riforma delle pensioni non appena riprenderanno i confronti serrati tra Governo e sindacati sul capitolo previdenziale?

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Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

20 pensieri riguardo “Riforma pensioni, ultimissime da Proietti: introdurre flessibilità dai 62 anni

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    22 Agosto 2020 in 11:25
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    Avviso ai nostri politici: sul tema delle pensioni si vincono o si perdono le elezioni perché malgrado i maldestri, fuorvianti e perfidi tentativi di mettere i giovani e gli anziani gli uni contro gli altri in realtà c’é un comune interesse ad una riforma che vada nella direzione del superamento della criminale legge Fornero.

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    13 Maggio 2020 in 18:51
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    Io credo che bisogna stabilire un’età adeguata per poter andare in pensione al di là di quanti anni di contributi siano stati versati perché moltissime persone hanno lavorato comunque a partire almeno dall’età di 20 anni, purtroppo in nero, non trovando altro, pertanto sono altrettanto stanchi alla pari di coloro che hanno avuto la fortuna di lavorare da subito regolarizzati. E’ chiaro che la pensione dovrà essere rapportata ai contributi versati, ma senza penalizzazioni. Non è accettabile che si pensi di mantenere i giovani con il reddito di cittadinanza, la cassa integrazione, la disoccupazione etc… per lasciare in servizio le persone anziane; addirittura ho sentito che lo Stato pagherebbe i contributi ai giovani disoccupati, allora paghi i miei che sono stanca di lavorare e faccia entrare nel mondo del lavoro i giovani nell’età giusta per imparare, per crescere e con le energie necessarie per conseguire al meglio il risultato. E’ una vera ingiustizia sociale. Io ho un figlio ma non posso pensare che lui vada in giro a bivaccare e a chissà cos’altro fare mentre io anziana e stanca vado a lavorare e poi quando torno a casa lo devo anche servire, perché lui con il reddito di cittadinanza non pensa di costruirsi una famiglia, gli fa comodo restare in casa con i genitori. Io sono un’impiegata statale con 62 anni di età e 32 anni di contributi e sono stanca fisicamente e mentalmente già da qualche anno e non faccio i cosiddetti lavori usuranti, ma sarei disposta a mangiare pane e acqua pur di andare in pensione, poi c’è da dire che non siamo tutti uguali per dna, per vissuto, per patologie… Concludo dicendo che 62 anni di età e 30 anni di contributi sono sufficienti per permettere a coloro che ne sentono la necessità di andare in pensione, e badate bene che 30 anni di contributi non sono noccioline, sono abbastanza per una pensione dignitosa. Non possiamo esimerci dal fare un confronto con coloro che prendono l’assegno sociale senza aver versato niente e tra l’altro ne hanno diritto a partire da 65 anni e rotti mentre io ho diritto alla pensione a partire da 67 anni e rotti. Questo non vuol dire che voglio vedere intorno a me gente che muore di fame, aiutiamoli, ma non posso certo farlo io con 30 anni di contributi da impiegata; la differenza tra la mia pensione e il suo assegno sarebbe talmente minima e addirittura in certi casi inferiore che non può essere considerato equo l’importo della mia pensione soprattutto se viene anche applicata una penalizzazione. Un’altra ingiustizia sociale, che nessuno o quasi condividerà, perché la maggioranza delle persone ha interesse a mantenere un diritto, (acquisito penso dalle donne negli anni passati quando lavorava solo l’uomo e che con la vedovanza le veniva riconosciuto la reversibilità come mezzo di sostentamento) diritto che non avrebbe motivo di esistere ancora oggi perché viene già riconosciuto l’assegno sociale a entrambi i sessi, e nel caso fosse stato istituito con il diritto di famiglia, sono d’accordo che la famiglia vada sostenuta ma non è certo questo il modo, la famiglia si costruisce per amore non per interesse, in questo modo abbiamo alimentato i matrimoni di convenienza. E’ una frode legalizzata alle Casse dell’INPS. Oggi il lavoratore prende la pensione in base ai contributi che ha versato, ma perché il vedovo o la vedova devono prendere la pensione in base ai loro contributi versati più parte di quelli che ha versato il coniuge defunto? Cosa vuol dire? E poi si discutono le pensioni sotto i millecinquecento euro, di allungare l’età pensionabile….. è una vergogna. Le casse dell’Inps sono vuote? Beh….si riempirebbero presto, anche solo eliminando questo abuso, perché di questo si tratta, non di un diritto.

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    13 Maggio 2020 in 11:46
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    Credo che andare in pensione da 62 anni sia legittimo, e senza penalizzazioni, anzi dovrebbero incrementare le pensioni minori, magari tagliandole a quei politici che intascano migliaia di euro alla faccia nostra, e ridono, In questo modo ci sarebbe un ricambio e una possibilita’ per i giovani. Ci sono politici che remano contro, ma solo perche’ il loro portafoglio e’ sempre pieno, politici che del popolo non gliene frega niente. Sono d’accordo su alcuni commenti dove si e’ detto che il 60 enne magari con varie patologie e’ a rischio maggiore, e non solo per il virus ma in generale. Vorrei che tutti questi commenti li leggessero, e non fossero solo parole sprecate.

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    12 Maggio 2020 in 10:35
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    Buon giorno, credo che l’età giusta siano i 62 anni con i dovuti distinguo, che purtroppo non si è mai provveduto a farli seriamente. Esempio chi lavora nelle fabbriche chimiche o nei cantieri edili quindi nelle catene di montaggio insomma chi fa un lavoro gravoso , scusate se ho tralasciato qualcuno , dovrebbe avere non 3 anni come prevede l’attuale legge Fornero ma bensi 5 anni di abbuono . Un cambio generazionale deve esserci se non si vuole una crescente disoccupazione. I giovani che mettiamo il caso iniziano a lavorare a 25 anni quando sono fortunati e 35 anni di contributi già arrivano a 60 anni di età . Quindi non dobbiamo penalizzare come gia avviene le generazioni future lasciandoli fuori dal mondo del lavoro senza una prospettiva di vita futura…

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    10 Maggio 2020 in 14:45
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    Ovvio che la flessibilità dai 62 anni in poi è GIUSTA, OVVIA, SACROSANTA.
    Lo era prima del coronavirus figuriamoci dopo il coronavirus e la fragilità degli ultrasessantenni in luoghi di potenziale alto contagio come i luoghi di lavoro.
    E’ perfino più giustificata della “41 per tutti” (che pure è giusta), perchè uno che ha cominciato a 16 anni ed arriva ai 41 di contributi a 57 anni, comunque ha 57 anni e mediamente avrà molta più energia di un 62-enne (MOLTA: chi c’è arrivato sa che la decrescita di energia dopo i 55 anni GALOPPA e 5 anni sono tanti).
    L’ideale sarebbe: in pensione a qualsiasi età dopo i 62 anni, a scelta del pensionando, senza penalizzazioni e senza minimi di anni di contribuzione. Se hai meno anni di contributi, prenderai di meno: quale ragione materiale e “morale” ci sarebbe per forzarti a tenerti al lavoro di più?
    Credo però che sia fantascienza sperare in “nessuna penalizzazione”, quindi una penalizzazione del 2% MASSIMO, la proposta Damiano, potrebbe essere ragionevole.
    Comunque sia, la folle Controriforma Fornero (che era nel solco dell’altrettanto delinquenziale Controriforma Sacconi) e i suoi 67 anni va CANCELLATA al più presto.

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    10 Maggio 2020 in 13:23
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    Dovete finirla di penalizzare sempre le pensioni.Cominciate a diminuire gli stipendi e le pensioni dei politici e i loro vitalizi.Tutti i lavoratori, in questo momento di Covid 19 ,hanno trovato la loro busta paga diminuita,ma quella dei politici, no, anche se hanno avuto poche presenze in parlamento. Perchè non vanno in Cassa Integrazione anche loro? Almeno si renderebbero conto di come vive la gente comune. Devono finirla di litigare,ma collaborare fra di Loro per il bene di tutti e non solo per la loro poltrona.Io ho 40 anni di lavoro,la schiena rotta per i pesi che ho portato in tutti questi anni e per i contributi che ho versato,ho il diritto di avere la mia pensione,non diminuita.

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    10 Maggio 2020 in 13:21
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    Dovete finirla di penalizzare sempre le pensioni.Cominciate a diminuire gli stipendi e le pensioni dei politici e i loro vitalizi.Tutti i lavoratori, in questo momento di Covid 19 ,hanno trovato la loro busta paga diminuita,ma quella dei politici, no, anche se hanno avuto poche presenze in parlamento. Perchè non vanno in Cassa Integrazione anche loro? Almeno si renderebbero conto di come vive la gente comune. Devono finirla di litigare,ma collaborare fra di Loro per il bene di tutti e non solo per la loro poltrona.Io ho 40 anni di lavoro,la schiena rotta per i pesi che ho portato in tutti questi anni e per i contributi che ho versato,ho il diritto di avere la mia pensione,non diminuita.

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    8 Maggio 2020 in 23:22
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    Abbiamo lasciato spazio ai quota 100..ora a quelli di 62 anni togliendo la legge Fornero.?.ma a quelle come me che ho 60 con ormai 41 anni e 1 mese di contributi che diventeranno 41 e 10 mesi nel gennaio del 2021..tolta la Fornero ci toccherà lavorare ancora e ancora? . ..non ce la faccio più..e per giunta lavoro nella scuola dell’infanzia..ottimo luogo per contagiarsi e rimanere incoronati visto che i bimbi piccoli non riusciranno certo a rispettare il distanziamento sociale ma saranno in grado di spalmare muco ovunque perché non sanno soffiarsi il naso..sono stanca e non in buona salute…non tutti i 60enni sono arzilli..io non lo sono purtroppo……ma per quanto tempo ancora le persone come me dovranno stringere i denti e continuare a lavorare …abbiate pietà….

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    8 Maggio 2020 in 18:16
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    43 anni per un lavoratore sono come la via crucis, una sofferenza inaudita, dolori hai muscoli alle ossa, schiena rotta e molto di più, non è vita
    A mio avviso 40 anni per tutti e basta.

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      9 Maggio 2020 in 8:00
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      Ricordiamo una cosa la legge e uguale per tutti anche per le pensioni,,,,,,,,,,,,

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    8 Maggio 2020 in 13:39
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    Dopo il covid19 noi donne di 62 anni siamo state catalogate come “anziane”; allora, forse, non ci meritiamo questa benedetta pensione?
    Ribadisco, ho 62 anni e vent’anni di contribuiti!!
    Meritiamo che ci venga erogata.. così possiamo fare le nonne con un po’ più di serenità!
    Siate umani!

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    8 Maggio 2020 in 9:52
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    Gli esodati le donne con la minima e i precoci per loro devono estinguersi

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      8 Maggio 2020 in 13:40
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      INFATTI….IO A 62 ANNI AVRÒ GIÀ LAVORATO E VERSATO CONTRIBUTI X BEN 45 ANNI…..NON HO PAROLE

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    7 Maggio 2020 in 21:20
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    Anche per i nostri sindacati esiste una sola certezza: Chi ha iniziato a lavorare a 16-17-18 anni………………. “DEVE MORIRE SUL LAVORO”, possibilmente e preferibilmente ” SENZA PROTESTARE”.

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    7 Maggio 2020 in 20:26
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    Perchè parlare solo di eta ,e rimanere con i contributi a 38 anni ,la dove molti se và avnti cosi non arriveranno mai,sopratutto le donne ,e poi con un contribuzione più bassa anche la pensione sarà più bass e quindi nel tempoo vantaggiosa o no…. perchè nessuno ne parla????

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    7 Maggio 2020 in 19:15
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    Chiunque abbi un pò di sale in zucca capisce che 65 anni dovrebbero essere il MASSIMO per la pensione. Sarebbe molto opportuno consentIre di uscire anche 3 anni prima. La legge Fornero ed i suoi 67 anni è la PORCATA ASSOLUTA !

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    7 Maggio 2020 in 18:04
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    E piu che giusto visto che io ho 59anni mi mancano tre anni ora sono stato licenziato x il corona virus

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    7 Maggio 2020 in 16:25
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    Che sia necessario fare qualche cosa in campo previdenziale per sostituire l’attuale legge in vigore con qualcosa di più equo per i lavoratori è pacifico. Questo virus ci ha ampiamente dimostrato quanto sia fragile una persona a 60 anni e quindi è giusto dopo molti decenni di lavoro potersi godere un po’ di vita rilassata in pace.
    Per prima cosa secondo me sarebbe necessario aver chiaro l’obiettivo da perseguire, cosa che non mi sembra di vedere quando leggo “Così Proietti servirebbe una riforma delle pensioni che introduca una flessibilità “intorno a 62 anni.” Cosa vuol dire ad esempio “intorno a”. O sono 62 anni o non lo sono. Intorno a 62, potrebbe essere sia 60 che 64, siamo sempre nell’intorno a, ma è ovvio che sono due cose ben diverse.
    Quindi può andare bene che a 62 anni si lasci il lavoro in luogo degli assurdi 67 imposti oggi dalla legge, ma da solo non basta. Chi ha fatto studi universitari a 62 anni potrebbe aver accumulato al massimo 37/38 anni di contribuzione se è entrato nel mondo del lavoro attorno ai 24/25 anni appena terminata l’università, mentre chi ha fatto le scuole medie dovrebbe continuare a fare quasi 43 anni di lavoro (previsti dalla legge attuale) per andare in quiescenza e questo non è sicuramente accettabile. Allora ok ai 62 anni ma anche contestualmente la possibilità per tutti di lasciare il lavoro dopo diciamo 2000 settimane di contribuzione (pari a circa 38,5 anni) indipendentemente dall’età.

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