Riforma pensioni, ultimissime: Quota 100 senza vincolo di età diventi strutturale

Le ultime novità sulla riforma delle pensioni in vista del prossimo incontro tra Governo e sindacati, che dovrebbe, il condizionale resta d’obbligo, tenersi il prossimo 13 marzo, giungono da una presa di posizione, o forse meglio dire dall’ultima proposta di Claudio Maria Perfetto, autore di una rubrica settimanale sui temi previdenziali pubblicata dal quotidiano web nazionale ‘IL valore Italiano’.

In questo momento in cui tutte le attenzioni sono rivolte al Coronavirus, vi é anche come Perfetto si interroga su quella che potrebbe essere la soluzione per andare verso una riforma vera delle pensioni, una riforma maggiormente equa e strutturale. Eccovi le sue considerazioni.

Riforma pensioni, quota 100 e 41 il punto ad oggi

Governo e sindacati sono al lavoro per individuare una riforma strutturale e flessibile che possa sostituire la riforma pensionistica Fornero.
Le proposte da parte dei sindacati sono principalmente all’insegna dell’equità: chi ha 41 anni di contribuzione deve poter andare in pensione indipendentemente dall’età, alle donne va riconosciuto il lavoro di cura come pure la maternità, un’attenzione particolare va rivolta ai lavori gravosi o svolti con discontinuità. La nuova riforma pensionistica strutturale dovrà essere equa per tutti.

Le proposte che il governo avanza sono all’insegna della sostenibilità finanziaria e quindi tali proposte si concentrano sulla flessibilità in uscita: a 63 o a 64 anni con penalizzazioni sull’importo pensionistico.
L’equità estesa a tutti dovrà necessariamente raccordarsi con la sostenibilità finanziaria. Il risultato non potrà che essere il mantenimento della riforma Fornero con qualche piccola variante inerente l’uscita anticipata (rispetto ai 67 anni di età anagrafica)

Riforma pensioni, legge Fornero ha basi solide

Poi il Sign. Perfetto fa notare come non sia affatto semplice bypassare la riforma Fornero che ha in sé basi solide e garantisce la sostenibilità finanziaria nonché risparmi nel lungo periodo. I dati su cui si basa sono evidenti e sotto gli occhi di tutti spiega: “ La riforma Fornero poggia su basi molto solide, su dati che sono sotto gli occhi di tutti: la popolazione italiana ha un basso tasso di mortalità (si vive più a lungo) e un basso tasso di natalità (poche nascite). La popolazione di età sopra i 65 anni cresce più velocemente della popolazione di lavoratori attivi nella fascia di età tra i 15 e i 64 anni. Questo significa che se non si allunga l’età per andare in pensione (da 65 a 67 anni e forse oltre) e se non si allunga l’età per continuare a lavorare (da 64 a 67 e forse oltre) non sarà possibile nel tempo continuare a pagare le pensioni“.

Poi spiega, facendo uso delle formule matematiche per semplificare il concetto, su cosa si basa il sistema previdenziale obbligatorio a ripartizione e propone un’alternativa affinché questo possa divenire sostenibile: Bisogna considerare il fatto che, essendo il nostro sistema previdenziale (obbligatorio) a ripartizione, le pensioni correnti vengono pagate con i contributi versati dai lavoratori attivi. In formule possiamo scrivere per il periodo corrente: P×R=c×S×N, dove P×R sono le prestazioni pensionistiche complessive (P è l’importo medio e R è il numero di pensionati) mentre c×S×N sono i contributi complessivi versati dai lavoratori attivi (c è l’aliquota contributiva, S è il salario medio e N è il numero di lavoratori attivi).
Se, per ragioni di semplicità, consideriamo tutte le variabili costanti eccetto R e N, allora il numero di pensionati R potrà aumentare solo se aumenterà il numero di lavoratori attivi N. Tuttavia, pur aumentando il numero di lavoratori attivi, la quantità di contributi versati c×S potrebbe non aumentare di conseguenza: ciò accade, per esempio, se i lavoratori vengono assunti con il contratto a tutele crescenti (più noto come Jobs Act). Il Jobs Act riconosce ai datori di lavoro privati l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali per un periodo massimo di trentasei mesi nel limite massimo di un importo di esonero pari a 8.060 euro su base annua”. A suo avviso esiste un modo per rendere sostenibile il sistema previdenziale e consentire una riforma equa per tutti, che divenga strutturale e che perduri, dando stabilità e sicurezza ai cittadini, per almeno i prossimi 5/10 anni. In dettaglio ecco quale variabile dovrebbe essere aggiunta al modello matematico affinché la riforma sia attuabile. Utopia o possibilità? Le sue parole

Riforma pensioni, quota 100 strutturale, l’unica soluzione

Per compensare la riduzione dei versamenti contributivi dovuti all’esonero offerto dal Jobs Act e la riduzione della popolazione dei lavoratori attivi dovuta sia alla mancanza delle nascite che agli effetti dell’automazione e della disintermediazione digitale, si potrebbe aggiungere all’equazione precedente un nuovo termine che identifichi il versamento di contributi da parte delle apparecchiature digitali che sostituiscono le persone nei processi di produzione (distributori di banconote, casse automatiche, piattaforme digitali incluse quelle basate sul cloud computing, robot, automi software di ogni genere, macchine basata sull’intelligenza artificiale)

Con il nuovo termine c×W×A che identifica i contributi complessivi versati dalle piattaforme digitali (dove c è l’aliquota contributiva, W è la produttività media ovvero salario medio delle macchine e A è il numero delle macchine attive), la nuova equazione che pone in equilibrio le prestazioni pensionistiche e i contributi versati dai lavoratori attivi e dalle macchine attive diventa: P×R=(c×S×N)+(c×W×A).

Questo, conclude: “ permetterebbe di realizzare una riforma con un elevato grado di flessibilità di accesso alla pensione e senza penalizzazioni. Quota 100 senza vincolo di età diventi riforma strutturale per i prossimi 5-10 anni“.

Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

12 pensieri riguardo “Riforma pensioni, ultimissime: Quota 100 senza vincolo di età diventi strutturale

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    10 Marzo 2020 in 17:50
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    Perchè non inserire quota 42 per tutti dal 1° gennaio 2021? Intanto si andrebbe in pensione 10 mesi prima e non aggrava più di tanto la spesa economica.
    Poi inserire quota 41 e mezzo dal 1° gennaio 2022 e quota 41 a partire dal 1° gennaio 2023 in poi?

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      10 Marzo 2020 in 17:06
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      Sig. Giuseppe, forse intende riferirsi alle finestre contenute in Quota 100?
      Con “Quota 100 senza vincolo di età” intendo dire che l’età può variare in modo libero e, essendo una quota vera, è vincolata solo agli anni di contribuzione in modo da dare come somma 100: (57, 43), (58, 42), (59, 41), ( 60, 40), e così via.
      In pratica si tratta di una “finestra mobile” e non fissa come l’attuale (62, 38). Inoltre, sarebbe senza penalità.
      Non ci sarebbe da temere la corsa al pensionamento, perchè chi ha un buon lavoro tende a restare a lavoro. Quindi non ci sarebbe da temere un prosciugamento delle casse dello Stato.
      Non si può risolvere il problema delle pensioni se non si risolve il problema del lavoro; e non si può risolvere il problema del lavoro se non si risolve il problema delle pensioni. Quello che manca al tavolo delle pensioni è proprio l’argomento lavoro che è ciò che serve a finanziare le pensioni. Attualmente abbiamo solo la finestra (62, 38) da poter finanziare, perchè non ci sono sufficienti contributi con cui finanziare più pensioni. Ma se nella forza lavoro attuale conteggiassimo anche le macchine, si potrebbero finanziare più pensioni. Più pensionati significherebbero anche più posti liberi che potrebbero essere occupati da nuovi lavoratori, che genererebbero nuovi consumi, nuovi investimenti, nuova occupazione, più contributi, più pensioni.

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    9 Marzo 2020 in 21:02
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    Sono nata nel 1962 e lavoro da sempre mi domando perché i contributi che verso da 37 anni debbano pagare la pensione ad altri mentre dovrebbero servire a pagare la mia .
    Anch io concordo che si debba separare l assistenza dalla previdenza
    Inps cominci a fare fruttare gli immobili acquistati con i nostri contributi

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      10 Marzo 2020 in 17:35
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      Sig.ra Gabriella, i contributi che lei versa da 37 anni servono a pagare la pensione di altri.
      Il nostro sistema previdenziale si fonda su tre pilastri.
      Il primo pilastro è la previdenza pubblica di base obbligatoria: lei versa i contributi a un ente pubblico, all’Inps. Il primo pilastro è basato sul cosiddetto metodo della ripartizione e cioè i contributi dei lavoratori attivi (i suoi contributi, per esempio) servono per pagare le pensioni correnti (non la sua, che verrà pagata da altri lavoratori attivi quando lei sarà in pensione).
      Il secondo pilastro è la previdenza complementare collettiva: lei versa (per scelta o in modo tacito) il suo Tfr (trattamento di fine rapporto) a un fondo pensione (pubblico come l’Inps di cui è tornato a parlare poco tempo fa anche il presidente dell’Inps Tridico, oppure privato gestito dai sindacati).
      Il terzo pilastro è la previdenza complementare individuale: lei stipula una polizza pensionistica con una compagnia di assicurazione.
      Quindi, sig.ra Gabriella, in sintesi: i soldi che lei versa nella previdenza complementare collettiva e nella previdenza complementare individuale servono a pagare la sua pensione; mentre i soldi che lei versa nella previdenza pubblica obbligatoria servono a pagare la pensione di altri (ma, si rassicuri: anche la sua pensione verrà pagata da altri).

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    9 Marzo 2020 in 19:34
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    Il concetto di “tassare i robot” sarà cruciale nei prossimi decenni e certo non solo per le pensioni.
    Inutile illudersi o girarci attorno: le aziende utilizzano l’automazione (robotica, informatizzazione, intelligenza artificiale …) non appena il suo COSTO diventa conveniente rispetto al lavoro umano e ciò è sempre più vero e accade sempre più spesso e sempre più rapidamente.
    Sportelli bancari sostituiti da operazioni on-line, operai sostituiti da robot, raccoglitori di frutta sostituiti da macchine ecc.
    Siamo solo agli inizi, già si comincia a prevedere che l’intelligenza artificiale sostituirà almeno i compiti più ripetitivi e standardizzabili, perfino quelli dei manager.
    Già oggi Apple e Google forniscono assistenti virtuali non solo in grado di riconoscere il linguaggio naturale ma di farlo spesso con sorprendente flessibilità.
    Siamo solo agli inizi.

    Il futuro perciò vedrà o PIU’ DISOCCUPAZIONE oppure altrettanti occupati di oggi che però LAVORANO DI MENO ma ricevono anche, come redistribuzione, parte della ricchezza generata dalle macchine, che saranno TASSATE.
    La prima situazione è un “inferno”, la seconda un “paradiso”.
    La storia del lavoro dimostra che alla lunga si è andati sempre verso la seconda soluzione (noi lavoriamo otto ore al giorno per cinque giorni, non le 12 al giorno per sei giorni di fine Ottocento, e stiamo molto meglio di un secolo fa), ma non senza lotte.

    La proposta del Sig. Perfetto pertanto è, semplicemente, in anticipo sui tempi e non può essere limitata solo a pagare le pensioni ma pure gli stipendi dei prossimi decenni. Ma mica di tanto anticipatrice, secondo me tra dieci anni saremo già in una situazione tale da DOVERCI pensare seriamente.
    E, pertanto, è meglio se cominciamo a pensarci da subito.

    Che però possa essere proposta oggi, nel 2020, quale base di una riforma pensionistica in Italia, è fantascienza.
    Dubito che ci siano molti politici che si rendano conto della inevitabile profonda trasformazione del mondo del lavoro che ci attende entro (massimo, ci scommetto) vent’anni.
    Quindi se glielo dici a proposito delle pensioni, a proposito di superare la Fornero, secondo me si mettono a ridere …

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    9 Marzo 2020 in 17:58
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    Trovo la cosa estremamente interessante. Del resto i datori di lavoro risparmiano parecchio sostituendo un lavoratore umano con un robot, ergo …

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    9 Marzo 2020 in 17:54
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    Sarebbe una rivoluzione Copernicana. Devo ammettere di averlo dovuto leggere due volte per comprenderlo appieno e le equazioni e le formule anche più volte. C’è un grosso punto interrogativo: In pratica il Sig. Perfetto sta proponendo che, Società, Industrie, Banche, tutti i proprietari di automazione nel lavoro, di pagare dei contributi come se al lavoro ci fossero persone in carne ed ossa. La domanda è : Ma queste società se lo possono permettere finanziariamente ? Già oggi tagliano posti veri per continuare ad esistere. E le persone sostituite dalla tecnologia che fine fanno ? L’esempio pratico è la chiusura di centinaia di agenzie e il taglio di decine di migliaia di bancari, alcuni accompagnati alla pensione ma altri, perlopiù giovani, che stavano negli sportelli per la finanza sono stati licenziati seppur con sostanziose buonuscite. A quest’ultimi cosa diamo per sostenersi? Il reddito di cittadinanza ? Questo sussidio dove lo preleviamo ? Dai contributi versati per i robot ? Mi scusi Sig. Perfetto, i miei sono pensieri in libertà e devo dire che in fondo il suo ragionamento mi affascina, anche se penso che siano di difficile attuazione nel breve periodo. Sicuramente non prima dello scalone provocato dalla quota 100, perlomeno. Altro che decrescita felice di Grilliana memoria; Qui si parla di crescita felice e tempo libero a go go. Comunque molto interessante e per rispondere alla domanda di Erica: ” Per adesso Utopia, un domani una seria possibilità.”
    Perdoni la mia ignoranza, in fondo ho solo il diploma di scuole obbligatorie.

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      10 Marzo 2020 in 18:26
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      Sig. Franco Giuseppe, a proposito della eventuale tassazione delle macchine digitali, lei si domanda: “Ma queste società se lo possono permettere finanziariamente ? Già oggi tagliano posti veri per continuare ad esistere”.
      Le porto il caso di Unicredit che taglierà da qui al 2023 8.000 posti di lavoro di cui 6.000 in italia. Ciò porterà a Unicredit un ricavo di 19 miliardi di euro. I posti di lavoro vengono dismessi perchè non servono più (ormai, proprio grazie alle macchine digitali, è il cliente che sostituisce il dipendente della banca nelle operazioni di cassa tramite bancomat e home banking).
      Secondo lei, sig. Franco Giuseppe, Unicredit se lo può permettere di pagare i “contributi digitali” da far versare ai suoi apparati digitali che sostituiscono gli umani?
      Ancora, entro 10 anni Amazon potrà avere tutti i suoi magazzini completamente automatizzati. Non crede, anche qui, sig. franco Giuseppe, che Amazon possa ben versare i “contributi digitali” (che sono cosa ben diversa dall’imposta sui servizi digitali o web tax)?
      Inoltre, i contributi versati dai robot dovranno servire anche per riempire i buchi contributivi per i giovani che andranno incontro a carriere discontinue.

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    9 Marzo 2020 in 17:18
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    Continuerò a scrivere che prima di lanciare nuove formule e teorie dovete scorporate l’assistenza dalla previdenza !! Sono due cose che è giusto abbiamo fonti diverse di finanziamento.
    Seconda cosa ; un giovane che inizia ora a lavorare si paga i contributi per la PROPRIA pensione e non per quella di qualcun altro come succede fino ad oggi, dove io continuo a lavorare magari per pagare la pensione a qualcuno che è più fortunato di me e ci va a 35 anni di contributi, e ce ne sono ancora tanti appartenenti a queste categorie di privilegiati, mentre io ci vado con 43 o magari serve per pagare un vitalizio o una pensione passata ai nipoti di qualche altra categoria fortunata.

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