Riforma pensioni, ultimissime su Quota 41, lavori gravosi e proposte post Quota 100

Le ultimissime novità al 24 novembre sulla riforma pensioni derivano da molti commenti che sono stati rilasciati sul sito a seguito delle ultime interviste che abbiamo avuto il piacere di fare a Domenico Proietti, segretario confederale della Uil, Roberto Ghiselli, segretario confederale della Cgil, e all’onorevole Claudio Durigon, sottosegretario al Ministero del Lavoro nel Governo Giallo-verde. Dalle loro parole sono emersi diversi spunti di riflessioni circa i contenuti della bozza della Legge di Bilancio, l’avvio delle due commissioni istituzionali per separare assistenza e previdenza e per individuare i mestieri gravosi, e sulle eventuali misure che potrebbero vedere la luce post quota 100. Si é infatti tornati a parlare della quota 41, Durigon in primis, e questo ha chiaramente attirato l’attenzione e in alcuni casi le ire, per il poco fatto fino ad ora, dei precoci che da tempo segnalano l’ingiustizia perpetrata ai loro danni dalla quota 100 che ha permesso il pensionamento a chi ha meno anni di contributi rispetto ai loro, per il solo fatto di essere anagraficamente più anziani. Ed ora la paura principale é il famoso scalone dei 5 anni che riporterà l’uscita dai 62 ai 67 anni, specie per quanti potenzialmente interessati alla quota 100 matureranno i 38 anni di contributi solo nel 2022, quando tornerà più vigente che mai la Riforma Fornero, mai superata. Altra tematica molto sentita dai nostri lettori é quella realativa ai mestieri gravosi, chi può stabilire e sopratutto, si chiedono, attraverso quali parametri quando un lavoro può essere considerato tale? Eccovi le considerazioni emerse.

Riforma pensioni 2021: cosa può identificare un lavoro come gravoso?

Maria Rosaria, sui lavori gravosi ci rilascia la sua testimonianza: “Lavoro come tecnica di radiologia in ospedale pubblico e dopo 41 anni di lavoro non posso andare in pensione perché negli ultimi 7 anni non ho fatto le notti e quindi andrò con 41 anni e 10 mesi. Ma non è cosi, devo recuperare 7 mesi di aspettativa non retribuita perché non sapevo a chi lasciare mia figlia di 6 mesi, più tre mesi di finestra, andrò se tutto va bene a 42 anni e tre mesi di contributi, alla faccia di un occhio di riguardo per le donne……. Non ho parole ed ora ci si è messo anche il covid che spero mi permetta di vedere questa sospirata pensione. A 60 anni sei a rischio, ma non per continuare a lavorare negli ospedali

Annamaria, avvalora la proposta di lasciare libera facoltà alle persone di accedere alla quiescenza raggiunti i 60 anni d’età, e di prendere in base a quanto versato: “Concordo pienamente col suo pensiero. Penso che al compimento dei 60 anni di età, ogni lavoratore dovrebbe avere la possibilità di andare in pensione, percependo una cifra in base ai contributi versati”

Don 62, sintetizza, racchiudendo il pensiero di molti precoci: “Dopo 40 anni tutti i lavori sono gravosi!“, Nino60: “A dicembre 2021 farò 42anni e 10 mesi di lavoro tra artigiani e piccola industria ho guidato camion e mulatti sotto acqua, ho patito il caldo ed il freddo sempre con qualifica da operaio…..perché questo non è lavoro USURANTE!?”.

Tomasina, dal canto suo fa notare come sia di estrema importanza considerare i mestieri svolti dai singoli e provare a catalogarli, passateci il termine imperfetto, in base alla loro gravosità, in quanto non é giusto fare riforme generaliste: “L’ aspettativa di vita è aleatoria che dipende da molte variabili, non è una costante assoluta!”. La diatriba si sposta poi sui limiti della quota 100, che ha tagliato fuori troppi lavoratori sebbene con anni contributivi maggiori rispetto ai 38 richiesti, e su quello che dovrebbe/potrebbe essere la riforma più equa post quota 100.

Riforma pensioni, quota 100 iniqua, Fornero dietro l’angolo, e ora?

Giorgio, scrive lamentandosi dei parametri fissi di quota 100: “Mi risulta difficile comprendere come sia stato possibile consentire di andare in pensione con 38 anni e 62 anni mentre la stessa cosa non è stata consentita ad un soggetto con 42 anni di servizio e 61 anni di età”

Antonio, amareggiato e critico, aggiunge conscio che la Legge Fornero sia oggi più vigente che mai: “Tutti gli spunti, interviste, pareri che Lei offre quasi quotidianamente purtroppo (non per causa sua) stanno delineando un quadro abbastanza avvilente – diciamo così – su quello che sarà il post quota 100. La “Fornero” non è mai stata superata. Ci siamo illusi che comunque dopo la temporaneafinestra per pochi” sarebbe stata messa in campo una ipotesi di superamento strutturale, ma soprattuto reale per le persone del famigerato scalone. Come Lei ben sa ero scettico e adesso ne sono assolutamente certo che qualsiasi “riforma” verrà effettuata sarà se possibile peggiorativa. Mi piacerebbe confrontarmi con questi personaggi su esodati, lavori gravosi, quota 41 ecc. ecc.. Ma ho capito che avrei le solite non risposte“.

Paolo, dal canto suo invita a lasciare spazio alle nuove leve, e chiede al Governo di riconsiderare post quota 100 la quota 41 senza se e senza ma, al fine di permettere da un lato una pensione, più che meritata a quanti stanno lavorando da una vita seppur under 62, e dall’altro ai giovani di poter entrare finalmente nel mondo del lavoro.

Riforma pensioni 2021, post quota 100 lasciare spazio alla quota 41

Così Paolo: “Ma facciamo lavorare tutti questi giovani che sono a casa senza lavoro ,e mandiamo in pensione tutti quelli che hanno già 41 anni di Lavoro. Usiamo la semplice logica che vigeva una volta: io sono entrato nel mondo Lavoro ed uno più anziano e andato in pensione (all’ora con 35 anni di contributi), siano i Giovani i veri protagonisti del futuro”.

Antonio, dalla sua, rincara rimarcando le criticità insite in quota 100: “è stato uno schiaffo a chi sperava in quota 41 e rimane una manovra ingiusta che favorisce chi ha lavorato di meno. Che senso ha non permettere a chi ha 61 anni e 41 anni di contributi versati, di ritirarsi mentre lo si permette a chi ha 62 anni e versato solo 38 anni di contributi (ottenuti magari riscattando anche qualche anno di corso di laurea)? Chi ha lavorato 41 anni e non ha ancora 62 anni, sempre che non abbia vuoti contributivi, ha iniziato a lavorare come minimo a 20 anni e come massimo ha conseguito un diploma che difficilmente potrà fargli ottenere una pensione d’oro!”, Paolo, aggiunge: “Buongiorno portare avanti quota 41 è il minimo che possa fare dopo quota 100

Pieffe, in conclusione sostiene un pò affranto che purtroppo ad oggi poco si sia fatto in campo previdenziale, se non misure a scadenza, ragion per cui al momento l’unica certezza, per programmare la propria vita post lavoro, resta ‘purtroppo’, solo la Riforma Fornero:Purtroppo la politica sul tema delle pensioni continua a vivere alla giornata…. la vera riforma è ancora quella della Fornero e da allora solo parole o provvedimenti “una tantum” che accrescono la frustrazione e la delusione nella stragrande maggioranza dei lavoratori che non ne possono beneficiare e che continuano a non poter pianificare serenamente il loro futuro”.

Cosa ne pensate delle considerazioni dei nostri lettori, condividete la sintesi prodotta da Pieffe o siete fiduziosi che qualcosa possa ancora cambiare dal 2021 in poi in campo previdenziale? Fatecelo sapere nell’apposita sezione commenti del sito.

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Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

22 pensieri riguardo “Riforma pensioni, ultimissime su Quota 41, lavori gravosi e proposte post Quota 100

  • Pingback: Pensioni anticipate 2021, ultime al 7 dicembre: Damiano in esclusiva | Pensioni Per Tutti

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    25 Novembre 2020 in 19:13
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    Pieffe ha ragione. L’argomento “pensioni” è un tirare a campare. Però cerco di essere positiva e dico che se si vuole, le cose possono essere cambiate. Bisogna solo volerlo.
    41 x tutti e q. Rosa per le donne

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    25 Novembre 2020 in 7:13
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    Credo che la proposta presentata da Tridico sia degna di riflessione e buon punto di partenza per una riforma equa.

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      25 Novembre 2020 in 11:31
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      Non credo proprio sull’equità ! Dall’ultima intervista , a meno di mal interpretazioni Sue e/o degli ascoltatori, chi non rientra nei lavori gravosi per l’INPS dal 2021 dovrebbe andare in pensione esclusivamente a 67 anni e oltre.

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    25 Novembre 2020 in 6:01
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    Doloroso, per chi oggi ha superato i 60 e ha oltre 41 anni di contributi versati, è prendere coscienza di essere stato schiavizzato da un sistema che ieri ha permesso di ritirarsi dal lavoro con 16-25-35 anni di contributi, dove si applicava un sistema di ricalcolo che attualmente ci possiamo solo sognare (che chiama diritti acquisiti) e che oggi, grazie ai politici a caccia di consensi, invece di pensare a 41 per tutti, ipotizza una pensione di garanzia per la generazione futura, che di futuro credo proprio non ne abbia più!

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    24 Novembre 2020 in 21:53
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    Finche’ l’ inps incassera’ i soldi dei contributi dei lavoratori: il bancomat dei governi e della politica, non avra’ alcun interesse a prendere in considerazione la quota 41…

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    24 Novembre 2020 in 20:27
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    Il meccanismo da incentivare al raggiungimento dei 60 anni è l’agevolazione e l’interesse del datore di lavoro ad assumere un giovane al posto dell’anziano altrimenti la combinazione dei vari numeri o quote scontentera sempre qualcuno ma soprattutto non si avrà il ricambio generazionale e di conseguenza la tenuta futura dei conti(rapporto persone che lavorano e persone in pensione)

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    24 Novembre 2020 in 20:26
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    Io sono carpentiere in ferro che o 41 di contributi lavorati in fabbrica penso che abbia dirito se andare in pensione o no .io non capisco iin fabbrica il clima e così freddo d’inverno e caldo d’estate io penso che sia lavoro usurante o sbaglio

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    24 Novembre 2020 in 20:16
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    ma cosa bisogna fare per farsi sentire ? dare fuoco ai municipi come in francia?

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    24 Novembre 2020 in 19:59
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    RIFLESSIONI:
    – dopo i 60 anni tutti i lavori sono gravosi, i ritmi attuali sono più pressanti che in precedenza
    – non è pensabile far pagare le crisi economiche a chi deve ancora andare in pensione, ignorando tutti i diritti “acquisiti” in precedenza
    – rivedere TUTTE le pensioni/bonus/vitalizi ecc. oltre una certa soglia, non suffragate da contributi versati
    – rivedere il calcolo delle pensioni per i giovani che non possono arrivare a fine carriera con il massimo dei contributi versati e ritrovarsi con il 40-50% dello stipendio
    – qualcuno pensa a come faranno, fra una decina d’anni o anche meno, pochi giovani a mantenere tanti pensionati? si vieterà di andare in pensione?

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    24 Novembre 2020 in 18:23
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    Buonasera Dottoressa Venditti, a meta’ ottobre scorso si leggeva dell’apertura del Governo nel riconoscere almeno l’ampliamento delle condizioni per i pensionati precoci, in particolare modo per i lavoratori cosiddetti fragili che hanno patologie legate direttamente al Covid 19 per contagiosita’ e mortalità’. Questo piccolo ampliamento sembrava dovesse essere introdotto nella legge di Bilancio 2021, cosa che pero’ al momento non risulta. Non si puo’ continuare a giocare con la salute e la pazienza dei cittadini.

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    24 Novembre 2020 in 18:22
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    Tanto per essere chiari Chi ha oltre 40 anni di contributi deve avere i diritto di andare in pensione quanto vuole ,per noi ultrasessantenni che siamo rimasti senza lavoro trovo assurdo che non c’è neppure la possibilità di pagarsi i contributi mancanti per il raggiungimento di quota 100,io ho lavorato agli inizi degli anni 80 per circa tre anni ovviamente contributi nisba ,l’azienda non esiste più non ho carte da produrre, l’inps non accetta forme di riscatto contributi in un’unica soluzione ,morale devi sopravvivere fino ai 67 e passa anni

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    24 Novembre 2020 in 16:28
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    il fatto è che i sindacati non servono a niente , perchè 41 anni sono pure troppi , bisogna anche pensare ai pendolari che ogni giorno viaggiano e rischiano la propria vita sulle strade , io a marzo farò 41 anni di servizio con tre o quattro anni di lavoro precoce e mi faccio 100 km. al giorno e tutto questo non è stressante!!!!!

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    24 Novembre 2020 in 15:59
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    Non mi sembra giusto penalizzare chi ha studiato per prendersi un diploma ed è entrato nel mondo del lavoro a 20 , 21 o 22 anni e ha fatto il militare.. Il problema é un altro.. Intanto devono dar seguito a quello che scrivono nei contratti di lavoro cambio , patto generazionale oppure sono solo chiacchiere ? In ogni caso o sono 38 o 39 o 41 anni di contributi a secondo il tipo di lavoro che si svolge essendo tutto contributivo uno deve poter scegliere se vuole restare nel mondo del lavoro o godersi la pensione .Credo che i 60 o 61 anni come paletto per chi vuole andare in pensione siano più che sufficienti poi la quescienza verrà per l’appunto liquidata a secondo i contributi che uno ha versato. Non dobbiamo dimenticare le nuove generazioni che non sono così fortunati come noi .. I più fortunati iniziano a lavorare e a versare i contributi non prima dei 30 anni , quindi di che cosa stiamo parlando. Stiamo bruciando la generazione degli attuali ventenni e fra poco i trentenni senza che abbiamo la possibilità di farsi un futuro…

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    24 Novembre 2020 in 15:00
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    Penso che siamo tutti d’accordo che dopo 41 anni di lavoro ci si merita il giusto riposo.
    Largo alle nuove generazioni che grazie appunto alla nostra uscita ,
    Potranno farsi la loro vita.
    Purtroppo i nostri politici sanno che e questa la cosa più logica , ma fanno orecchio da mercante , i loro interessi vengono prima di noi..come sempre.

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    24 Novembre 2020 in 14:38
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    60 anni per tutti e tutte!
    Non è lo stesso avere un’età anziana e un numero più o meno alto di contributi.
    Il lavoratore anziano magari ha lavorato in nero o è stato licenziato.
    Dopo Quota 100 quindi età pensionabile a 60 anni, uomini e donne, pubblico e privato.
    Lavoro ai giovani, no assistenzialismo caritatevole.

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      24 Novembre 2020 in 20:53
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      Mi associo e condivido in ogni parola il commento della Collega Maria Rosaria sono nella sua identica situazione, tecnico di Radiologia in ospedale da quasi 41 anni quasi 61 anni di età, ed ancora non basta, sono veramente arrabbiata!

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    24 Novembre 2020 in 13:59
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    Concordo con quota 41 per tutti, mi sembra quella più equa. E’ vero che quelli che hanno iniziato a lavorare più tardi, perchè prima hanno studiato, dovranno andare in pensione magari a 63-64 anni ma daltronde quando studiavano non hanno versato neanche i contributi, ma non è neanche giusto, come ho letto, che uno che ha 62 anni e 38 di contributi possa andare in pensione mentre uno che ha 61 anni e 41 di contributi non possa andare.
    QUINDI 41 ANNI DI CONTRIBUTI PER TUTTI

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      24 Novembre 2020 in 15:47
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      Caro Mauro è talmente una cosa assurda che uno che ha 62 anni e 38 di contributi possa andare in pensione mentre uno che ha 60 anni e 41 di contributi non possa da lasciarmi basito ogni volta che ci penso; considera che io ho 61 anni e quasi 42 anni di “bollini” versati. Devo ridere per non piangere.

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        24 Novembre 2020 in 18:50
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        E talmente assurda che mi “puzza” di una cosa proprio studiata a tavolino da questi cervelloni di economisti…. Praticamente la copertura finanziaria per chi va in pensione con meno contributi è garantita da chi ha iniziato a lavorare ancora minorenne pensando che i contributi che gli venivano decurtati in busta paga servissero per garantigli un futuro pensionistico. L’errore grosso l’abbiamo fatto quando ci hanno cambiato le carte in tavola e dai 35 “concordati” all’inizio sono passati a 40.
        Adesso siamo quasi li, ci girano la frittata contando l’età e non i contributi, quindi doppiamente truffati i lavoratori precoci.

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      24 Novembre 2020 in 17:23
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      Ci sono lavori gravosi che non vengono considerati io cucio a macchina in piedi tutto il giorno. Occhi stanchi piedi e gambe che non reggono più chi stabilisce che non e gravoso ? Dopo 40 anni così ? Vedere giovani in giro fa rabbia si vuole cambio generazionale ho 60 anni e sinceramente trovo ingiusto tutto questo basta con i se con prestifilippii ma dopo 60 anni di eta non ce più limone da spremere si faccia lavorare i giovani

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      25 Novembre 2020 in 6:12
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      Se non sei un dirigente strapagato e “stra appagato” di potere ,è logico che qualsiasi mestiere sia gravoso. Ripetere per 30-35 anni le stesse cose, senza soddisfazioni, rende il lavoro, qualsiasi lavoro, gravoso e tedioso.
      Quindi smettiamola con questa storia di erigerci a GIUDICI di ciò che è gravoso oppure no.
      E smettiamola anche con questa storia dei 41 anni di contributi che ormai sono un sogno irraggiungibile.
      Proponiamo solo che dopo i 60 anni si possa liberamente andare in pensione con quanto versato.

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