L‘emergenza sanitaria determinata dal Coronavirus , inutile negarlo, sta già presentando i primi effetti anche economici nei confronti delle aziende costrette a chiudere per carenza di lavoro o per le forte restrizioni. La situazione non pare in via di miglioramento anzi é probabile che nelle prossime ore potrebbero seguire, specie in alcune zone d’Italia, come Lombardia e Piemonte ulteriori misure di contenimento.
Tutto ciò incide ed inciderà inevitabilmente anche sulle aziende, molte delle quali sono tenute a tutelare i propri dipendenti specie quelli in età più avanzata, maggiormente a rischio ‘vita’ in caso di contagio. Esistono, si chiedono in molti, in questa situazione emergenziale ‘escamotage’ per aziende e lavoratori, specie per quanti sono più prossimi alla pensione, per poter uscire anticipatamente dal lavoro e gravare meno sull’azienda tutelando salute e salario?
Pensione anticipata, isopensione e ape sociale: soluzione per uscire prima?
In attesa di sapere quali misure restrittive deciderà di adoperare il Governo per affrontare la situazione di crisi che sta colpendo numerose piccole/medie ma anche grandi aziende, ecco che in molti iniziano a pensare a come mandare in pensione in anticipo i dipendenti più avanti con l’età. Le misure attualmente in vigore sono diverse, ma non tutte favorevoli per le aziende, ad esempio si può optare per l’Isopensione, le aziende più grandi con un minimo di 15 dipendenti, posso valutare un accordo di isopensione che consente, essendo valido anche quest’anno, uno scivolo fino a 7 anni di anticipo rispetto alla maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata ordinaria. Questa misura però é a carico del datore di lavoro, dunque buona per il dipendente, ma meno conveniente per l’azienda.
Resta altresì in vigore per tutto il 2020 l’Ape sociale, utilizzabile tra le altre cose proprio da quelle categorie maggiormente ‘deboli’ che più potrebbero patire l’effetto del Coronavirus, particolarmente aggressivo per soggetti con patologie pregresse. Per poter beneficiare dell’Ape social occorre infatti oltre ad avere almeno 63 anni e 30 anni di contributi versati, per disoccupati, invalidi e caregivers, e 36 anni di contributzione per chi compie mestieri gravosi, far parte di una di queste quattro categorie considerate meritevoli di tutela: avere un’ inabilità accertata al lavoro pari al 74%, essere disoccupati di lungo corso, essere caregiver, ossia quanti si adoperano da almeno 6 mesi per un parente disabile convivente, o fare un mestiere gravoso. Resta altresì possibile usufruire della quota 100 fino al 2021, molti lavoratori che magari stavano temporeggiando con la decisione, pur avendo già centrato i requisiti di accesso, potrebbero ora essere chiamati dall’azienda al fine di valutare insieme la soluzione migliore data l’emergenza attuale, va da sé che resta comunque libera scelta del singolo decide per queste opzioni. Nel mentre decideriamo anche rassicurarvi su una fake news che sta circolando in questi giorni relativa a quanti già percepiscono la pensione, eccovi di cosa si tratta.
Taglio alle pensioni ad Aprile per coronavirus: Il whatapp fake che ha creato panico
“Emergenza Coronavirus, ad aprile Inps taglia pensioni del 50%”. Questo il messaggio bufala che sta correndo via whatapp e che ha creato allarmismo tra quanti sono già in pensione. Nel messaggio si legge infatti “Si comunica che a seguito del protrarsi dell’attuale situazione di emergenza, il pagamento delle pensioni per il mese di Aprile avverrà in forma ridotta del 50%, per poi essere recuperato integralmente nel mese di agosto”.
Questa notizia é una fake perché sul sito dell’Inps nell’home page del sito non vi é nessuna comunicazione in merito al taglio delle pensioni. Voi siete tra quelli a cui é stato proposto il pensionamento anticipato in questo frangente o che stanno valutando, spontaneamente dato il difficile contesto economico e sanitario, di uscire anzitempo? Fatecelo sapere nell’apposita sezione commenti del sito.
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Petsonalmente, nell’ipotesi di un utilizzo delle attuali modalità di prepensionamento a tutela sanitaria dei dipendenti più anziani, colgo una sostanziale incongruenza che deve far riflettere. La scelta del momento della quiescenza è una scelta di vita che comporta decisioni irrevocabili e neanche sempre libere; lo sanno molto bene coloro che sono indotti a ritardarne il momento a causa delle insufficienti prospettive economiche che, da tale scelta, ne deriverebbero e lo sanno altrettanto bene coloro che, nella decisione, ci sono stati trascinati in maniera forzosa dalle rispettive aziende. La pandemia è invece un evento temporaneo che, per quanto grave anzi, proprio in misura della manifesta gravità, richiede contromisure altrettanto eccezionali quanto temporanee. Farei quindi molta attenzione a non affrontare una calamità contingente e temporanea con misure a carattere permanente e di forte impatto sulla restante vita dei cittadini che ne venissero coinvolti. Parlare di scelta volontaria in materia di prepensionamenti, lo sappiamo tutti quanti, in molti casi è puro eufemismo del quale approfitterebbero ampiamente le aziende più spregiudicate. Il potenziamento e l’allargamento dell’istituto del congedo, trattandosi di misura temporanea che puó durare per il solo tempo necessario ad affrontare l’emergenza contingente, ritengo che sia la via più corretta e praticabile da seguire. Se ci saranno dei costi – e ci saranno di sicuro in ogni caso – non si guardi al solito bancomat dei pensionati ma facciamo in modo che vengano equamente distribuiti nella fiscalità generale.
Grazie Luigi per il tuo commento