Smart working visto da un uomo: verso pensioni e salari da fame?

Interessante la lettura dello smart working fatto da Claudio Maria Perfetto in esclusiva per il nostro sito, che qui vi riproponiamo. Interessante per molteplici spunti di riflessione, ma soprattutto perché si tratta del vissuto di un uomo, che pur non avendo le complicanze del doppio/triplo lavoro di cura fatto emergere dalle donne, pare comunque dire, attenzione ‘non é poi tutto oro ciò che luccica’ e soprattutto, verrà davvero normato come i sindacati richiedono? A voi la lettura, nel mentre ringraziamo Perfetto, già autore di una rubrica settimanale previdenziale sul quotidiano online ‘Il Valore Italiano’. Eccovi le sue considerazioni:

Smart working: ‘ruotino di scorta delle aziende’

Lo smart working è il “ruotino di scorta” dell’azienda: va bene nelle emergenze per consentire alla “macchina aziendale” di continuare la sua attività fino a quando non verranno ripristinate le condizioni ordinarie di funzionamento per cui si torna a lavorare come prima. Lo smart working è come la batteria del Pc che serve per continuare a lavorare fino a quando non verranno ripristinate le condizioni ordinarie di erogazione elettrica a livello centrale. Lo smart working è indicato per chi, poi stila una sorta di identikit dello smart worker ideale:

  • ha un grado elevato di conoscenze per cui non deve chiedere supporto ai colleghi
  • ha un grado elevato di professionalità per cui è capace di lavorare per obiettivi
  • ha un grado elevato di fiducia in se stesso da non dover contare sulle relazioni sociali
  • ha un grado elevato di consapevolezza di sé da non sentirsi un “nessuno” perché “fuori dal giro”
  • ha una casa sufficientemente grande da potersi ritagliare un proprio spazio di lavoro
  • è ben attrezzato in casa con doppi Pc e doppie stampanti (e possibilmente doppi modem)
  • è colui che praticava il distanziamento sociale ancora prima che ce lo facesse conoscere il Coronavirus
  • è colui che sa essere un “eremita sociale”: equidistanza fisica dalle persone, ma anche “equivicinaza” morale alle persone.

Ho in pratica, ci dice Perfetto, elencato le caratteristiche che contraddistinguono la mia persona.

Smart working: verso salari e pensioni più bassi?

Poi Perfetto procede, facendoci notare quali rischi potrebbe portarsi dietro lo smart working, che per tanti pare essere divenuto ‘ciecamente’ la ‘panacea’ e ne richiedono la proroga anche post Covid 19: “Per avere uno smart working esteso su larga scala sarà necessario intervenire sulla sicurezza/riservatezza dei dati. Sarà necessario che ci sia il riconoscimento facciale e quindi che la videocamera inquadri costantemente chi è a terminale in modo da impedire a chiunque altro (anche a chi sta di spalle o di lato) di poter vedere i dati aziendali che il dipendente sta vedendo in quel momento (conto corrente, malattie avute, risarcimenti assicurativi, stato sociale). Vi dovrà essere quindi un costante controllo sulla presenza al lavoro del dipendente (fisso dinanzi al video e riconoscibile anche con mascherina o con braccialetto elettronico). Con lo smart working si realizza la minore coesione sociale tra i dipendenti, e quindi ciascun dipendente diventerà più vulnerabile in termini contrattuali.

Si privilegerà il lavoro autonomo in luogo di quello dipendente, e quindi i salari tenderanno a diminuire. Sarà possibile reclutare personale da ogni parte del mondo, in Italia (Nord, Centro, Sud) e all’estero (Europa, Asia, America). La globalizzazione del lavoro porterà ad una ulteriore diminuzione dei salari con penalizzazioni molto forti sulle pensioni.
Lo smart working sarà la “gig economy digitale”: lo smart worker sarà come il ciclofattorino (rider) che anziché consegnare pizze a domicilio consegnerà i bit.

Inoltre, essendo lo smart worker un lavoratore autonomo potrà (o meglio, sarà costretto) a lavorare per più datori di lavoro (che dallo smart working avranno moltissimo da guadagnare, a cominciare dalla riduzione degli affitti degli uffici, dal minore consumo di energia elettrica, di raffreddamento, di riscaldamento, di pulizia, e, soprattutto, dal minore consumo di carta igienica). Questo non sarà forse tanto un problema per le giovani generazioni, perché i nativi digitali vedranno tale condizione come “normale”, come è per loro “normale” utilizzare l’euro e come per i bambini di oggi diventerà “normale” utilizzare le mascherine e i braccialetti per il distanziamento sociale nelle scuole.

Regolamentazione smart working: solo utopia?

Infine conclude Perfetto pensando alle promesse e/o richieste di regolamentazione dello smart working da parte del sindacato: “Per quanto riguarderà la regolamentazione dello smart working i sindacati non potranno farci proprio nulla, come nulla hanno fatto per evitare l’abolizione dell’Articolo 18 perchè ciò era stato loro venduto da Renzi/Leonardi come mezzo per aumentare il livello di occupazione (cosa che forse è avvenuta ma certamente con generazione di molta precarietà). Allo stesso modo domani il Ministro Catalfo venderà ai sindacati lo smart working come un’ottima soluzione che avvantaggerà imprese e lavoratori.

Ma non voglio terminare le mie considerazioni con questa lettura luttuosa per molti lettori certamente sgradevole e che forse non saranno nemmeno arrivati a seguire il mio ragionamento fino a qui. Allora potrei forse dirle anche qualche aspetto positivo, così da accontentare tutti: Lo smart working permetterà di ridurre lo smog, di recuperare due ore di viaggio, di non consumare la propria auto, di stare di più in famiglia. Va bene così?

Ma soprattutto vorrei terminare la mia riflessione con le bellissime parole del Ministro del Lavoro Nunzia Catalfo: “In futuro, questa modalità di lavoro andrà incentivata e, soprattutto, adattata al fine di bilanciare la richiesta di flessibilità oraria e organizzativa delle imprese con le legittime esigenze di conciliazione vita-lavoro dei dipendenti”.

Già: “flessibilità organizzativa delle imprese”. Grazie, Ministro Catalfo per le sue bellissime parole di incoraggiamento”.

Rigraziamo come sempre il Dott Perfetto per la sua disponibilità al confronto e ricordiamo a chiunque volesse riprendere parte delle sue considerazioni, che trattandosi di esclusiva per il sito, é necessario citare la fonte.

Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

3 pensieri riguardo “Smart working visto da un uomo: verso pensioni e salari da fame?

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