Ultime notizie Pensioni e quota 100 al 27 novembre: parla il Ministro Gualtieri

Ultime notizie Pensioni e quota 100 al 27 novembre: parla il Ministro Gualtieri

Le ultime notizie sulle pensioni di oggi 27 novembre 2019 arrivano per voce del Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, che è intervenuto da Floris durante la trasmissione di la7 DiMartedì e ha parlato proprio di quota 100 e di come il poco utilizzo della misura sia un vantaggio per reperire fondi per la manovra di bilancio 2020. Vediamo le sue dichiarazioni e quelle degli altri ospiti della trasmissione, in tema di riforma pensioni.

Riforma Pensioni ultime notizie oggi 27 novembre: Gualtieri a DiMartedì su La7

Il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha iniziato la sua intervista parlando della prossima legge di bilancio e spiegando che “In primis abbiamo lavorato per non far aumentare l’Iva, senza tagli alla scuola e alla sanità, e introducendo misure espansive”. Poi prosegue: “Le misure di contrasto all’evasione ci consentono di non fare una manovra lacrime e sangue e ci permetteranno anzi interventi aggiunti per la riduzione della pressione fiscale .

Poi sulla quota 100 e sulla riforma delle Pensioni Gualtieri dice: “Una delle ragioni per cui abbiamo qualche risorsa per migliorare alcune misure è anche perché Quota 100, fortunatamente sta costando molto di meno. Paradossalmente, se fossimo intervenuti su diritti ormai acquisiti, creando nuovi esodati e cambiando le regole pensionistiche in corso d’opera, alla fine i risparmi sarebbero stati probabilmente gli stessi, ma avremmo innescato dei meccanismi che forse ci sarebbero costati ancora di più. Molte persone, ad esempio, avrebbero accelerato la richiesta di andare in pensione”.

Infine ecco la stoccata del ministro dell’economia Gualtieri a proposito di quota 100: “E’ stata fatta questa misura che dura tre anni, per fortuna, perché non è stata fatta neanche tanto bene, non funziona molto e molte persone preferiscono non fruirne. Il costo è minore delle previsioni e anche grazie a questo possiamo realizzare una Manovra che è il primo passo di una strategia verso l’ammodernamento ed il rilancio del Paese”.

Ultime novità Pensioni oggi 27 novembre su quota 100: dibatitto a DiMartedì

All’interno della trasmissione anche altri hanno espresso opinioni sulla riforma delle pensioni in Italia, come ad esempio il docente d di Diritto del lavoro alla Sapienza di Roma , Michel Martone che ha detto: “Quota 100 è una misura rivolta a chiunque abbia determinati requisiti di età, mentre Ape social è destinata solo a chi si trova davvero in difficoltà. In una situazione economica come la nostra dovremmo seguire la seconda via”. Critiche sul sistema pensionistico anche da parte di Marta Fana: ” I trentenni oggi guadagnano 800 euro al mese. O aumentiamo i salari lordi o altrimenti non abbiamo i meccanismi per pensare di investire in fondi pensione. Con le patrimoniali la ricchezza si redistribuirebbe”.

Infine si è espresso così il direttore del Foglio Claudio Cerasa: ” Chi ha un assegno molto basso ha due preoccupazioni: se stesso e i propri figli. Anche gli anziani sarebbero contenti, se il governo destinasse maggiori risorse per permettere ai giovani di trovare lavoro”. Voi cosa ne pensate di queste parole? Fatecelo sapere nei commenti e tornate ogni giorno a trovarci per avere tutte le ultime notizie sulle pensioni!

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Pensioni quota 100, parla Gualtieri
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Le parole del ministro dell'Economia Gualtieri sul fallimento di quota 100

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Stefano Rodinò

Stefano Rodinò

Classe 1981, ho studiato scienze politiche ad indirizzo Comunicazione Pubblica. Scopri di più

21 pensieri su “Ultime notizie Pensioni e quota 100 al 27 novembre: parla il Ministro Gualtieri

  1. Quota 100 fino al 2021.
    Dal 2022 confermata con il calcolo contributivo .
    Per le donne 35 anni di contributi con calcolo contributivo .
    Quota 41 ad ogni età .
    Ognuno prenderà per quello che ha versato .
    È sbagliato ? Non credo .
    La maggior parte dei pensionati che protestano hanno il distenda contributivo con meno anni dei 38 di quota 100 .

  2. Una volta creato il sistema contributivo, chiunque dovrevve avere il diritto di andare in pensione quando gli pare,ricevendo una prestazione commisurata ai suoi contributi.
    Per assurdo , io dovrei poter andare in pensione con soli tre anni di contributi e una pensione ipotizzabile sui 6-10 euro al mese.

    1. Con le regole attuali puoi ricevere un assegno (che sarà misero) con il versamento di 20 anni di contributi e l’età di vecchiaia

  3. Tanti politici sfruttano l’argomento della tutela dei giovani solo per innescare una guerra fra poveri(sfruttati ed usati come bancomat)

  4. Quota 100 va mantenuta perché va incontro a necessità specifiche di ciascun lavoratore. È un opzione valida per stare più tranquilli ed uscire prima dei 67 anni. Approfitto per chiedere alla redazione, se possibile, una delucidazione sul contenuto della legge che può interessare anche altri utenti art.14 c.1 ” il diritto conseguito entro il 31 dicembre 2021 può essere esercitato successivamente..” Per chi ha già conseguito tale condizione ( ossia sta già dentro quota 100 ma non ha aderito) può ritenerlo un diritto acquisito ? O un domani ,se cambia la legge dovrebbe ricorrere e far valere tale diritto? Grazie

    1. Sig. Giuseppe, anch’io mi sono posto la sua stessa domanda, e cioè se si può inoltrare la domanda di pensione Quota 100 in tempi successivi (per esempio in ottobre 2020), avendo maturato i requisiti 62+38 entro il 31/12/2018 (nel mio caso). Mi sono documentato su internet ed ho trovato la risposta alla mia domanda, che è “Sì”; infatti, avendo maturato i requisiti entro il 31/12/2018, si tratta di un “DIRITTO ACQUISITO” (le scrivo in maiuscolo perchè sono parole chiave).
      Ma internet non è l’INPS. Per stare più tranquillo, ho formulato la domanda (forse in maniera un po’ articolata e quindi più complicata) all’INPS ed ho ricevuto dall’INPS (se le può interessare) la seguente risposta:
      “la invitiamo a leggere le circolari Inps n. 11/2019 e 117/2019, che contengono le disposizioni e chiarimenti sulle pensioni anticipate “quota 100″”.
      Ho letto quelle circolari, ma non ho trovato la risposta alla mia (e a questo punto direi sua) domanda.

  5. Sig Perfetto, d’accordo con lei. Se non sbaglio manca l’ intervento di Fornirgli che sostanzialmente ha detto ” quota 100 non ha funzionato…quindi meglio dirottare i risparmi sul lavoro”. Rimango sbigottito, ma come si può affermare che non ha funzionato dato che è in vigore da appena 10 mesi? Spesso infatti anche i bravi giornalisti contrappongono giovani e anziani. Lo fanno volutamente? I bravi giornalisti prima di sentenziare dovrebbe indagare. Ritengo, infatti, che molti lavoratori pur stando dentro Q 100 preferiscono continuare a lavorare per accedervi 2/3 anni dopo, e questo per fruire di un montante più alto. C’è infatti nella legge la cristallizzazione del diritto acquisito per accedervi più tardi. Ciò consente a ciascun lavoratore di corsi i suoi conti. Come può il bravo Fornirgli asserire che non ha funzionato? Se molti giornalisti e politici continuano a dire NO a quota 100, a seminare ansia e preoccupazioni a chi può usufruirne, penso che ci sarà un’ adesione maggiore. Se cade questo governo??? Quando noi sessantenni eravamo giovani abbiamo contribuito alla pensione degli anziani. Abbiamo subito diverse riforme pensionistiche. Ora basta. Ora sotto sotto tirano sempre fuori lo scontro fra generazioni! Quota 100 SI

    1. Sig. Giuseppe, ha ragione, nel mio commento manca l’intervento di Fornigli. Dipende dal fatto che nell’articolo Fornigli non viene citato. Probabilmente è nel video che, però, non ho visionato. Ad ogni modo ci ha pensato lei ad esprimere un commento sull’intervento di Fornigli e lo condivido in pieno.
      Posso altresì affermare che è proprio vero quanto dice a proposito di “molti lavoratori pur stando dentro Q 100 preferiscono continuare a lavorare per accedervi 2/3 anni dopo, e questo per fruire di un montante più alto.” E’ vero perchè è esattamente il mio caso.

  6. Quota 100 la vorrebbero tutti ovviamente quella vera questa in realtà si dovrebbe chiamare pensione a 62anni e non per tutti credo che in Italia nei Prossimi anni sia necessario fare una riforma chiamata Tutti in pensione a 62anni requisito minimo 35anni di contributi assegno calcolato in base ai contributi versati

    1. Mi scusi sig. Enzo, ma lo sa che se si andasse in pensione a partire dai 62 anni ci sono persone che hanno cominciato a 14 anni e quindi dovrebbero versare ben 48 anni di contributi? Con la fornero che si vorrebbe abolire ne bastano per così dire 42 anni e 10 mesi? Quindi mi faccia capire per favore, se:
      1) per lei va bene la fornero così com’è, quindi se uno raggiunge i 42 anni e 10 mesi può lasciare il lavoro indipendentemente dall’età anagrafica, oppure se questi contributi sono troppi e bisogna abbassare la soglia per esempio a 41 anni.
      2) Parla di una quota 100 vera che quindi in teoria potrebbe anche essere un 60+40 però poi parla anche di 62 con 35 anni di contributi, non capisco come si conciliano le due cose.
      3) la sua proposta parla di 62+35 ma chi ad esempio ha versato 36, 37 o 38 o 41 anni quando potrebbe lasciare il lavoro? O solo al compimento dei 62 anni? come gestirebbe queste situazioni? Per esempio se a 60 anni una persona ha versato 37 anni di contributi, quindi ha lavorato 2 anni in più rispetto al suo requisito minimo ma ha 2 anni in meno di età potrebbe lasciare o resta al lavoro? Vorrei capire se per lei conta di più l’anagrafe o la fatica di aver lavorato per più tempo.

  7. Alcuni punti esposti dal Ministro Gualtieri li condivido. Altri un po’ meno (ma non per questo diminuisce la mia fiducia nel Ministro, ben inteso).
    Il Ministro Gualtieri afferma: “Le misure di contrasto all’evasione ci consentono di non fare una manovra lacrime e sangue e ci permetteranno anzi interventi aggiunti per la riduzione della pressione fiscale”. È un’affermazione piuttosto debole questa. Mi domando: ma il Governo pensa di fare tutto ciò con i 3 miliardi che prevede di recuperare dall’evasione? Io penso che non ce la possa fare (e mi pare che pure Bruxelles lasci trapelare un certo grado di scettiscismo a riguardo). Per di più, l’utilizzo inventivato della moneta elettronica e delle carte di credito (da utilizzare proprio per la lotta all’evasione), se non sarà accompagnata dalla simultanea riduzione delle commissioni bancarie, si tradurrà inevitabilmente in aumento dei costi che l’esercente ribalterà giocoforza sui clienti.
    Su Quota 100 sono d’accordo col Ministro Gualtieri eccetto quando dice che “non funziona molto e molte persone preferiscono non fruirne”. Se le persone (come me, per esempio) non usufruiscono di Quota 100 (specifichiamo: nel privato) è perché tali persone hanno ancora un lavoro e quindi, potendo, preferiscono (come me) allungare i tempi, anche in considerazione del fatto che la pensione aumenterà per via dei maggiori contributi che saranno versati e per il più alto valore del “coefficiente di trasformazione” (4,856% per l’età di 62 anni; 5,002% per 63 anni; 5,159% per 64; 5,326% per 65; e così via).
    Il docente di Diritto del lavoro alla Sapienza di Roma, Michel Martone (già viceministro del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del Governo Monti nel 2011) afferma: “Quota 100 è una misura rivolta a chiunque abbia determinati requisiti di età, mentre Ape social è destinata solo a chi si trova davvero in difficoltà. In una situazione economica come la nostra dovremmo seguire la seconda via”. A mio avviso in una situazione economica come la nostra di alta disoccupazione (2,8 milioni di disoccupati nel 2018) e bassa inflazione (+0,9% a maggio 2019) è sia necessità (debellare la disoccupazione) che opportunità (bassa inflazione) creare occupazione. Anche ricorrendo a investimenti di Stato (con partecipazioni azionarie nell’ILVA e in Alitalia, per esempio). Ora, nell’attuale situazione economica in cui ci troviamo, dove i consumi (e quindi la produzione e quindi gli investimenti e quindi l’occupazione) sono pressoché fermi, per creare nuovi posti di lavoro da occupare occorre che quegli stessi posti vengano liberati (cioè “dis-occupati”) da chi attualmente li occupa. È necessario cioè mandare le persone in pensione ANCHE con Quota 100 (nella PA l’effetto è molto maggiore) per poter ingaggiare ANCHE in maniera più stabile nuovi lavoratori.
    Alla sig.ra Marta Fana (non so chi sia) dico: va bene aumentare i salari (qui il discorso è molto ampio: per sapere come fare basta andare a rileggere l’economista Franco Modigliani), ma non va bene redistribuire la ricchezza attraverso l’applicazione delle patrimoniali. Le imposte e le tasse vanno applicate al reddito e non al patrimonio, perché una cosa è tassare il reddito di una persona che lavora, altra cosa è tassare la casa di una persona che ha perso il lavoro.
    Sono d’accordo con il direttore del Foglio Claudio Cerasa quando afferma che Il Governo deve destinare maggiori risorse per permettere ai giovani di trovare lavoro (ma non come vorrebbe fare Renzi, che vuole abolire Quota 100 perché questa a suo avviso dirotta risorse altrove mentre potrebbero essere impiegate per la famiglia e per il lavoro dei giovani. Il Governo alloca le risorse in base a delle priorità e tali priorità il Governo Conte – e non il Governo Renzi – le ha individuate nell’ IVA e nelle Pensioni. Punto). Il Governo dovrebbe pensare al lavoro per i giovani non tanto per togliere una preoccupazione agli anziani che hanno anche i figli a cui pensare (secondo il pensiero del direttore del Foglio), quanto, invece, a mio avviso, perché “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.
    Il lavoro viene garantito dalla Costituzione.

    1. Come sempre sig. Claudio ci regala considerazioni intelligenti e non animate da interesse personale, una sola cosa non condivido e riguarda la nazionalizzazione ( o la partecipazione in attività produttive e di servizi ). Abbiamo impiegato troppi anni a uscire da attività che lo stato non riusciva a gestire in modo corretto, Alitalia e ILVA sono gli esempi ricorrenti.
      Su Alitalia credo ci sia poco da aggiungere su ILVA mi permetto di portare una piccola esperienza personale. Dopo l’avvento dei Riva ho avuto modo per ragioni professionali di visitare nuovamente Taranto e due cose mi stupirono non poco; la prima fu che l’ingresso e l’uscita delle merci veniva gestita con una doppia barriera con due squadre di vigilantes di due società diverse ( sembra che la percentuale degli ammanchi sotto la gestione pubblica fosse superiore al 10% del totale !!! ). La seconda che anche l’acquisto delle cose più stupide fosse centralizzata a Milano. Capito il concetto ? Certo Riva non si è dimostrato altrettanto preciso per tante altre cose e la magistratura lo ha giustamente punito ma siamo sicuri che la gestione statale possa essere meglio di quella privata ?

      1. “Siamo sicuri che la gestione statale possa essere meglio di quella privata?”
        Sig. Riccardo, la sua domanda è molto bella, perché è semplice e chiara, e non permette una risposta che non sia altrettanto semplice e altrettanto chiara.
        È mio solito dire che la soluzione è già nel problema, e che la risposta è già nella domanda. E la risposta viene fuori quando la domanda è espressa in termini semplici e chiari. Proprio come la sua. La risposta alla sua domanda è: “No, non siamo sicuri che la gestione statale possa essere meglio di quella privata”. Ma questa risposta lei se l’era già data, non è vero? Lo si evince dalla sua diretta esperienza professionale che ci descrive nel suo commento molto lucido.
        Io la vedo così, e voglio esprimere il mio pensiero in maniera molto semplice, persino puerile: quando l’economia va bene, lasciamo fare ai privati; quando l’economia va male lasciamo fare allo Stato.
        Oggi più di ieri ci si ostina ad invocare la “privatizzazione” (anche su forti pressioni dell’Unione Europea). Il mio pensiero è di non insistere più di tanto sulla privatizzazione, ma di rendere l’economia libera di oscillare tra la “privatizzazione” (ad un estremo) e la “nazionalizzazione” (all’altro estremo), gestendo la via di mezzo attraverso il transitorio “partecipazione statale” (o “socializzazione degli investimenti”, come la chiamerebbe Keynes), ovvero privato e Stato cooperano nella produzione.
        Vediamo un caso pratico di applicabilità della mia idea. Il “caso Alitalia”: era prima dello Stato, poi è passata ai privati (Colaninno & C), ora nessuno la vuole (detto più elegantemente “non esiste una soluzione di mercato”). Come risolviamo il “caso Alitalia”? Mia ricetta: 1) nazionalizzazione (tutto allo Stato); 2) partecipazione statale (Stato e privato); 3) privatizzazione (tutto al privato).
        Una ricetta simile la applicherei anche all’ILVA, sebbene lievemente modificata: 1) partecipazione statale (Stato e privato); 2 privatizzazione (tutto al privato). Non sono affatto favorevole ai cosiddetti “aiuti di Stato” che si traducono in sovvenzioni per la cassa integrazione e quant’altro. Perché questo significherebbe attuare la regola “profitti privati e perdite pubbliche”.
        Ma il punto più importante del mio pensiero che riguarda la nazionalizzazione è: nazionalizzazione della Banca d’Italia.
        Oggi la Banca d’Italia è una S.p.A i cui azionisti sono tutte le altre banche (le prime due sono Unicredit e Intesa Sanpaolo). I cittadini non possono esercitare alcuna influenza sui Consigli di Amministrazione delle aziende private, e quindi nemmeno su quello della Banca d’Italia.
        Se la Banca d’Italia fosse dello Stato il suo azionista di maggioranza sarebbe il Ministero del Tesoro. Gli elettori potrebbero esercitare la loro influenza sui partiti, sulla maggioranza di Governo, sul Ministero del Tesoro, e quindi sulla Banca d’Italia.
        I problemi pensionistici e occupazionali che oggi abbiamo dipendono dal fatto che lo Stato deve fare i conti con la classica coperta corta, e non può comprare una coperta più grande. Per risolvere i problemi pensionistici e occupazionali che abbiamo c’è una sola soluzione: è necessario che lo Stato abbia il controllo della moneta digitale, circolante parallelamente all’euro (gestito dalle banche).
        Se non si riesce a creare le condizioni per nazionalizzare la Banca d’Italia, lo Stato può sempre far riferimento alla sua Cassa Depositi e Prestiti. Utilizzi quella come banca. In fondo, è lo Stato.

  8. Quota 100 è il miglior provvedimento che un governo abbia mai fatto negli ultimi vent’anni perché finalmente da un po’ di respiro a lavoratori anziani vessati per anni dai precedenti governi

    1. Prima di tutto, questo provvedimento non è una quota 100 bensì la possibilità a partire dai 62 anni di lasciare il lavoro con almeno 38 anni di contributi. Infatti si può lasciare anche ad esempio a 64 anni ma sempre con almeno 38 anni di contributi e quindi la somma farebbe 64+38=102, quindi chiamarla ancora quota 100 mi sembra quanto meno sbagliato. Detto ciò, personalmente apprezzo tutti i provvedimenti che pongono rimedio alla sciagurata riforma delle pensioni posta in essere dalla fornero, quindi va bene mantenerla anche in futuro ma è necessario migliorarla, perché per me è profondamente ingiusto ad esempio che una persona che ha versato magari 40 anni di contributi debba restare al lavoro mentre una che ha lavorato 38 anni si goda la pensione, quindi se questa quota 62+38 si trasformasse in una quota 100 VERA, sarebbe un altro piccolo passo in avanti. Inoltre 62 anni per andare in pensione sono troppi, perché non si tiene conto di chi ha cominciato a lavorare a 14 anni e anche per chi ha frequentato le scuole superiori e quindi è entrato nel mondo del lavoro a 19 anni dopo la maturità smetterebbe con i 42 anni e 10 mesi della fornero a 61 anni e 10 mesi cioè prima di detto requisito anagrafico, quindi non ci sarebbe nessun superamento della sciagurata legge fornero per almeno l’85% delle persone, perciò oltre ad una quota 100 VERA sarebbe anche auspicabile la quota 41 per tutti.

    1. CONDIVIDO QUANTO DICE GIORGIO, QUOTA 100 GIA LEGGE (COME DICHIARATO DAL MIN. GUALTIERI E ALTRE PERSONALITA’ POLITICHE E SINDACALI)DEVE ANDARE AVANTI E COSI’ COME E’ FINO ALLA FINE DEI 3 ANNI DI SPERIMENTAZIONE 2O21 COMPRESO COME PREVISTO NON SI POSSONO CAMBIARE LE REGOLE IN CORSO E NEANCHE OGNI 2 ANNI, LE PERSONE DA QUANDO E’ USCITA LA LEGGE HANNO PROGRAMMATO E FATTO AFFIDAMENTO FINO AL 2021 COMPRESO, POI PER IL 2022 SI APPLICHERA’ UNA NUOVA RIFORMA PENSIONISTICA (COLORO CHE PARLANO DI TOGLIERLA O MODIFICARLA NON SANNO COSA VUOL SIRE LAVORARE DURAMENTE E CHE NON SI POSSONO CAMBIARE LE REGOLE IN CORSO) , LE PERSONE COME MINIMO HANNO 62 ANNI E PROBLEMI FISICI E DI SALUTE DOVUTI ALL’ETA’ E AL LAVORO, QUOTA 100 GIA’ LEGGE NON SI TOCCA PER NESSUN MOTIVO E RIMANE COSI’ COME E’, SE SERVONO SOLDI SI DEVONO TROVARE ALTROVE!!!

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