Ultime novità Riforma pensioni 2019, la lettera a Di Maio: ma i contributi non contano?

Le ultime novità ad oggi 3 ottobre giungono da una lettera che un lavoratore precoce, Roberto Sinesi, che più volte abbiamo intervistato per il nostro sito, ha scritto a Di Maio e che ci ha girato in esclusiva affinché tutti possano leggerne i contenuti, certo che questa sia una tematica particolarmente a cuore a molti lavoratori precoci. Non è possibile ci dice in estrema sintesi che per mancanza di risorse, si torni a prediligere solo una categoria di lavoratori e per di più quelli che hanno versato di meno.

Ultime su Riforma Pensioni 2019: quota 100 è iniqua per i precoci

Questa riforma delle pensioni, se il superamento della Fornero tanto sbandierato in campagna elettorale dovesse passare solo per la quota 100 dai 62 anni e 38 di contributi senza penalità, ci dice in privato, sarebbe l’ennesima beffa iniqua nei confronti di chi, avendo già versato per 41 anni i contributi nelle casse dell’Inps, meriterebbe prima degli altri, essendosela già pagata, la propria pensione. Possibile ci dice indignato e riprendendo il concetto nella missiva inoltrata al vicepremier che i contributi non contino nulla e che conti solo l’età?

Ad averlo saputo ci dice ancora: “Se sapevo che sarebbe finita così a 17 anni avrei risposto ai miei genitori picche e me ne sarei andato a lavorare a 26 27 anni tanto poi a 62 anni me ne sarei andato comunque n pensione con 36 37 anni di lavoro, chi me lo faceva fare di ritrovarmi oggi con 39 anni di contributi versati e senza pensione?”

Ma possibile prosegue, prima di girarci il testo completo della sua lettera: Che rimetterci e a essere considerati per ultimi siano sempre i lavoratori precoci, quelli che hanno lavorato di più, dovevano pensare prima a noi, ora, attualmente ci sono anche persone che hanno perso il lavoro e hanno 41 anni di lavoro ,ti domando Erica è giusto favorire l’uscita a chi si è fatto 36/38 anni di lavoro e magari un posto di lavoro lo ha e non dare una pensione ad un disoccupato con 41 anni di lavoro solo perché non ha 62-anni? ” . Ecco il contenuto della lettera:

Riforma Pensioni novità: Sinesi e la missiva a Di Maio: stop adv subito e poi quota 41, senza prese in giro

Buongiorno Luigi, sabato si è  incontrato con i lavoratori precoci, ho apprezzato la sua apertura,ma ritengo veramente ingiusto e iniquo che venga data precedenza a chi ha lavorato di meno,perché mai una persona che ha 38 anni può andare in pensione ed uno che ha lavorato per 41 anni non ci può andare solo perché non ha 62 anni? Questo lo trovo scandaloso, la precedenza nel 2019 dovevano averla i precoci,cioè chi ha lavorato di più.

Da noi c’è gente che non può aspettare fino al 2020, perché già ora ha 41 anni ed è senza lavoro e senza pensione, spero che si renda conto di aver fatto un grosso errore, una cosa è certa, se non bloccate l’ aumento dell aspettativa di vita di 5 mesi che dovrebbe scattare nel 2019 significa che non avete intenzione di fare la Q41 per noi. Non avrebbe, infatti, senso, a mio avviso, promettere la quota 41 da un lato e nello stesso tempo farci passare dai 42 anni e 10 mesi ai 43 e 3 , non avrebbe alcun senso, da questo capiremo se il Governo e lei in primis ci state prendendo in giro, se così fosse le assicuro che noi non dimenticheremo alle prossime elezioni”

Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

15 pensieri riguardo “Ultime novità Riforma pensioni 2019, la lettera a Di Maio: ma i contributi non contano?

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    5 Ottobre 2018 in 14:36
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    Loro considerano precoce una persona che a 19 anni abbia almeno un anno di contributi!!
    In sintesi la mia storia lavorativa: nato a ottobre 1966, inizio a lavorare a novembre 1980 ( 14 anni e qualche settimana )
    fortunatamente mai avuto interruzioni di lavoro. A oggi conto quasi 38 anni di lavoro, ma ho solamente 52 anni d’età.
    Da gennaio prossimo vedrò andare in pensione gente con 38 anni di contributi e io aspetterò i 42,10 o i 43,3 se non bloccano
    l’aumento per l’aspettativa di vita.

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    4 Ottobre 2018 in 16:42
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    Anche io sono un’ostaggio dei governi che si succedono ho 40 anni di contributi versati e 56 di eta, e anche stavolta non avrò il diritto …l’italia e piena di persone che non hanno contribuito e continuano a percepire soldi dallo stato vergogna!!! questi peggio di tutti… a casa!!!!!

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    3 Ottobre 2018 in 22:40
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    Io ho 58 anni e 42 di contributi Penso che ho lavorato e pagato abbastanza. Adesso vorrei godermi i miei nipotini e fare il nonno a tempo pieno.

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      5 Ottobre 2018 in 14:39
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      Loro considerano precoce una persona che a 19 anni abbia almeno un anno di contributi!!
      In sintesi la mia storia lavorativa: nato a ottobre 1966, inizio a lavorare a novembre 1980 ( 14 anni e qualche settimana )
      fortunatamente mai avuto interruzioni di lavoro. A oggi conto quasi 38 anni di lavoro, ma ho solamente 52 anni d’età.
      Da gennaio prossimo vedrò andare in pensione gente con 38 anni di contributi e io aspetterò i 42,10 o i 43,3 se non bloccano
      l’aumento per l’aspettativa di vita.

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    3 Ottobre 2018 in 21:07
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    …io ho 41 anni contributi e 56 anni…sto pensando al suicidio…tanto la mia vita da vivo non conta nulla. Di maio sei una delusione.

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    3 Ottobre 2018 in 16:44
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    Penso che il metro giusto non sia tanto l’età anagrafica ma gli anni di contributi effettivamente versati . Penso che in una società civile , un individuo che ha lavorato 40 anni debba avere la possibilità di andare in pensione , anche perchè la sua pensione se la è gia guadagnata pagandosela da solo coi contributi versati . In sostanza , sempre in un paese civile, non si farebbe altro che restituirgli mensilmente i propri soldi trattenuti nei 40 anni di lavoro. Ma purtroppo non funziona cosi e in Italia chi ha la meglio sono sempre i ‘furbetti’ che se ne approfittano infischiandosene della colletività ma attingendo puntualmente senza aver dato il proporzionato contributo .

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    3 Ottobre 2018 in 13:00
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    Cari colleghi anche il sottoscritto ha già versato 41 anni di contributi ma aimé ho solo 61 anni quindi sono giovane anche se quando ho iniziato a lavorare sarei dovuto andare in pensione a 54anni pazienza nel nostro paese le cose cambiano ad ogni nuovo governo purtroppo.in realtà penso ai miei figli che lavorano da circa 15 anni fortunatamente è dovranno lavorare ancora 30 anni grazie alle varie riforme e soprattutto grazie alla famosa aspettativa di vita quindi forse andranno in pensione a 70 anni e moriranno secondo statistica essendo maschi a 80 anni quindi nel migliore dei casi secondo lo Stato questi giovani italiani sono così sciocchi da versare contributi per circa 45 anni pagando una cifra di 500.000 euro circa per poi godersi la pensione forse per soli 10 anni complimenti se questa è L’Italia non stupiamoci se i ragazzi andranno tutti all’estero . Adesso arriva il reddito di cittadinanza per circa 6.500.000 persone quindi tutti gli 8.100 comuni italiani avranno a disposizione circa 810 persone 8 ore a settimana per lavori socialmente utili adesso si che vedremo finalmente strade fiumi boschi pulitissimi visto che queste persone ci costano € 25 ogni ora . Viva L’ Italia .

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    3 Ottobre 2018 in 12:52
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    Cari colleghi anche il sottoscritto ha già versato 41 anni di contributi ma aimé ho solo 61 anni quindi sono giovane anche se quando ho iniziato a lavorare sarei dovuto andare in pensione a 55 anni pazienza nel nostro paese le cose cambiano ad ogni nuovo governo purtroppo.in realtà penso ai miei figli che lavorano da circa 15 anni fortunatamente è dovranno lavorare ancora 30 anni grazie alle varie riforme e soprattutto grazie alla famosa aspettativa di vita quindi forse andranno in pensione a 70 anni e moriranno secondo statistica essendo maschi a 80 anni quindi nel migliore dei casi quindi secondo lo Stato questi giovani italiani sono così sciocchi da versare contributi per circa 45 anni pagando una cifra di 500.000 euro circa per poi godersi la pensione forse per soli 10 anni complimenti se questa è L’Italia non stupiamoci se i ragazzi andranno tutti all’estero . Adesso arriva il reddito di cittadinanza per circa 6.500.000 persone quindi tutti gli 8.100 comuni italiano avrà a disposizione circa

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    3 Ottobre 2018 in 12:37
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    Il buonsenso direbbe che trattandosi di pensione la lavoro la priorità è dovuta agli anni di versamenti e non all’età!
    41 sono una vita!!!

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    3 Ottobre 2018 in 12:02
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    Condivido quanto detto ma con tutta questa confusione mi permetto di dire che la prima dichiarazione di questo governo in materia pensioni doveva e deve essere il congelamento a ( 42 anni e 10 mesi 1 meno per le donne) per poi lavorare sui costi strutturali di forme alternative su precoci e esodati . La quota 100 pur essendo innovativa ora a mio avviso è prematura , crea disuguaglianze meglio era lavorare per diminuire a 42 anni contributivi senza limite di età e progressivamente quota 100 per chi ora con una discontinuità lavorativa i 42 anni non li raggiungerà mai. Vorrei aggiungere una cosa in signor Boeri dichiarava che l’INPS mediamente sborserà 36 mila euro di pensione (lorda mi auguro) per i neo pensionati della riforma quota 100 ma che stime sono queste non certo su categorie di lavoratori dell’industria come me che percepiscono a malapena 23 mila euro (lordi) annui da dipendente e avrò una pensione media dati INPS di 1340 euro netti di pensione con la regola di 43 anni e 3 mesi.

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    3 Ottobre 2018 in 11:36
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    Anche questi ci hanno riempito di false promesse,,ho 41,3 anni di lavoro,non ho ancora 59 anni,,perché,io dovrò lavorare più degli altri?a questo punto,era meglio la fornero,lei piangeva e ci ha bastonato,di maio sorride,e ci sta uccidendo…che schifo,era meglio se a 17 anni,me ne fossi stato al bar a cazzegggiare ,e ridere dei miei coetanei che andavano a lavorare…vergogna

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    3 Ottobre 2018 in 9:54
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    prossime elezioni a casa anche questi.

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    3 Ottobre 2018 in 9:23
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    HA PERFETTAMENTE RAGIONE ROBERTO SINESI. QUELLO CHE CONTA PER POTER ANDARE IN PENSIONE SONO GLI ANNI DI CONTRIBUTI EFFETTIVI E NON L’ETA’ ANAGRAFICA. PERTANTO SE SI E’ ENTRATI MOLTO GIOVANI NEL MONDO DEL LAVORO NON VEDO PERCHE’ RAGGIUNTO UN CERTO NUMERO DI ANNI DI CONTRIBUTI NON SI POSSA ANDARE IN PENSIONE PERCHE’ SI E’ ANCORA ” GIOVANI “. E SMETTIAMOLA DI FARE TERRORISMO PSICOLOGICO AFFERMANDO CHE CON LA QUOTA 100 CI SAREBBERO MOLTE USCITE DAL MODO DEL LAVORO CHE MANDEREBBERO IN CRISI IL SISTEMA. SE CI TROVIAMO IN QUESTA SITUAZIONE LA COLPA E’ DEI COSTI DELLA POLITICA DELL’INEFFICIENZA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E QUANT’ALTRO. UN ESEMPIO SU TUTTI LA RETRIBUZIONE DEL BARBIERE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

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    3 Ottobre 2018 in 8:53
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    Sta di fatto che i contributi valgono solo se raggiungono quei tetti fissati precedentemente cioè 42 e 10 mesi fino al 31/12/2018, che diventeranno 43 e 3 mesi dal 2019 (salvo revoca dell’applicazione dell’ADV) per gli uomini e 1 anno in meno per le donne. Per inciso, secondo gli studi statistici le donne hanno una aspettativa di vita di oltre 84 anni, mentre, per gli uomini l’adv si attesta poco oltre gli 80 anni. Questa sarebbe la regola voluta dall’EU, quando chiese all’Italia di eliminare le pensioni di anzianità e che è stato il punto di partenza della famigerata fornero. Male hanno fatto i sindacati (dell’epoca e attuali) a non imporsi e pretendere un un tetto di contributi VERSATI “più umano”, specialmente perché, prima del 2011 spesso si andava in pensione con una buona dose di contributi figurativi e raramente il lavoratori superavano i 40 anni di contributi versati. Certo, siamo il paese degli opposti estremi, passiamo dai 14 anni 6 mesi e un giorno, (diventato poi, 19 anni 6 mesi e un giorno) degli anni settanta, agli attuali 43 anni e 3 mesi (in aumento esponenziale), tanto da poter arrivare a 70 anni, ovviamente tenendo in scarsa considerazione la contribuzione, che, per il futuro, essendo discontinua non potrà arrivare a quota alte.

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      4 Ottobre 2018 in 13:11
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      sono cambiati i suonatori ,ma la musica e’ sempre la stessa……………………pinocchioidi……………

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