Ultime sul DPCM novembre 2020: Cazzola e Damiano su lockdown anagrafico e tutela colf

Il nuovo DPCM novembre continua a far discutere, specie le Regioni che sono piombate nelle zone Rosse e che non potranno spostarsi né fuori dal proprio territorio, né fuori dal proprio comune e nemmeno all’interno dello stesso senza un’apposita autocertificazione. Sia Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro, quanto il professor Giuliano Cazzola, concordano che le strette per contenere la pandemia siano inevitabili, ma divergono sul fatto che non si possa pensare ad un lockdown anagrafico, per differenti ragioni. Damiano sostiene che si debba ‘usare un freno, le misure di contenimento, e un acceleratore, per l’economia’, ricordando come alcune categorie stiano traendo profitto dalla crisi in atto, si pensi all’e-commerce, mentre altre stiano annaspando per non affondare del tutto, ristoratori, bar, palestre, mondo dello spettacolo. Ma il lockdown anagrafico asserisce Damiano é fuori discussione : “umanamente una sconfitta, anche solo pensarlo”. Cazzola, invece, sebbene sia ‘in conflitto di interessi in quanto prossimo agli 80 anni‘, si chiede: “Quale diritto ha la mia generazione di lasciare sulle spalle delle giovani generazioni un debito pubblico enorme, con il solo scopo di rubacchiare qualche anno di vita in più?“. In seguito le considerazioni di entrambi ed i suggerimenti al Governo su come affontare la pandemia in atto. Le loro parole.

DPCM novembre, Damiano: proteggere categorie più deboli, e no lockdown anagrafico

Cesare Damiano, dirigente del partito dem, rilasciando la sua intervista alla collega Giovanna Casadio per La Republica online il 3 novembre ripercorre l’incubo dell’aver contratto il Coronavirus, ora per fortuna é guarito ed é a casa, le fasi salienti della presa di coscienza del contagio, e la sua preoccupazione per alcune categorie che rischiano di restare particolarmente indietro in questo contesto di lockdown per contenere la pandemia. Sostiene infatti che le strette imposte dal Governo siano indispendabili ma ribadisce con determinazione che nessun lavoratore deve restare senza tutele, mentre questo purtroppo sta accadendo a colf e badanti.

Da qui una sorta di appello al Governo affinché estenda la cassa integrazione in deroga anche a queste categorie oppure eroghi bonus come quelli già elargiti a maggio e giugno. Il Decreto Ristori dovrebbe essere la sede adatta per inserire tali provvedimenti a tutela di colf e badanti e delle famiglie che sono i loro datori di lavoro e ad oggi si trovano in difficoltà a dover rispettare le linee guida del Governo che raccomandano caldamente, mettendo in ginocchio famiglie che di quel servizio hanno necessità e colf e badanti che vivono di quello, di non far entrare nel nucleo famigliare persone non conviventi. Se il Governo non interverrà in tal senso il rischio é proprio quello di lasciare indietro, puntualizza Damiano, in un momento già economicamente molto complicato, categorie che faticano ad essere rappresentate e spesso vengono dimenticate.

Poi L’ex Ministro del Lavoro specifica che in questo contesto vi sono da un lato coloro che stanno guadagando moltissimo grazie proprio alla crisi ed ai contenimenti in atto, si pensi ad aziende come Amazon, Glovo, le aziende farmaceutiche o dei presidi sanitari, ed altre invece che stanno perdendo profitto come i ristoratori, i bar, le palestre, quanti lavorano nel mondo dello spettacolo. Poi un riferimento al lockdown anagrafico, suggerito nei giorni scorsi dal Governatore Toti: “inconcepibile. A me che ho 72 anni vorrebbero imporre di stare a casa? Assurdo. Umanamente una sconfitta anche solo pensarlo!Certo il mio appello é: chi può, stia a casa”. Anche perché specifica Damiano la parola d’ordine é ‘fermare l’accelerazione della pandemia”. Per Cazzola, invece, tuttosommato pensare a differenziare il lockdown in base all’età, pur di salvaguardare il più possibile l’economia, restando fondamentale la necessità di salvare più vite possibili, non é da considerarsi una scelta così ‘strampalata’. Le sue considerazioni raccolte nell’articolo pubblicato su ‘Il diario del Lavoro’.

Nuovo DPCM, Cazzola: Niente domiciliari per gli over 70, dalle 22 alle 5 si é tutti anziani

Nell’ultimo DPCM non sono previsti, come era giunta voce gli arresti domiciliari per gli ultrasettantenni. Hanno lasciato poi perdere salvo stabilire che dalle 22 alle 5 del mattino seguente, tutti vengono considerati anziani. Così il coprifuoco non discrimina più nessuno in particolare, ma viola il diritto di tutti alla mobilità” . Così Ironizza, ma forse nemmeno troppo, il Prof Giuliano Cazzola che scrivendo un lungo ed articolato articolo su ‘Il Diario del Lavoro‘, ben esplicita la questione relativa alla correlazione tra età anagrafica e contagi da Coronavirus, e con la solita minuzia che lo contraddistingue dopo aver snocciolato i dati sulla mortalità in base alla fascia d’età, dichiara il suo punto di vista circa la non fallace intuizione di salvaguardare ‘ la libertà’ di mobilità dei giovani a discapito di quella dei più anziani. Eccovi le sue considerazioni:

Ciò su cui c’é però molta meno consapevolezza, e di cui si discute poco, é che le misure di contrasto al Covid colpiscono più duramente i giovani”. Allora mi chiedo, scrive Cazzola sebbene conscio di essere vicino agli 80 anni e dunque di correre il rischio di isolamento in casa, : “Quale diritto ha la mia generazione- che dalla vita ha ottenuto quasi tutto con facilità con il solo merito di vivere in un periodo storico probabilmente irripetibile- di sfasciare l’economia, di lasciare sulle spalle delle giovani generazioni un debito pubblico enorme, anche in conseguenza di un sistema pensionistico a rischio di insostenibilità di cui solo solo essa gode dei vantaggi: tutto ciò con il solo scopo di rubacchiare qualche anno di vita in più?”.

Poi termina: ” Certo ogni vita é preziosa e va fatto tutto il possibile per prolungare l’esistenza. Ma il decesso, soprattutto quando il contagio si aggiunge a pregresse patologie non deve essere ricondotto ad una carenza del sistema sanitario, che ‘non ce l’ha fatta’, ma alla natura stessa dell’essere umano. Come diceva Epicureo, esplicita Cazzola, ‘in necessitate vitae vivere non necesse”, ragion per cui concludendo asserisce: “A chi scrive non vengono in mente soluzioni di carattere organizzativo: basterebbe rispristinare un rapporto culturale corretto con quell’episodio della vita che é la morte”.

Voi cosa ne pensate al riguardo, siete più concordi con le considerazioni di Cesare Damiano o di Giuliano Cazzola? Giusto pensare ad un lockdown anagrafico per permettere alle nuove generazioni di muoversi con più libertà nella vita di tutti i giorni senza dover magare incorrere in autocertificazioni o troppo penalizzante per gli anziani che rischierebbero di sentirsi ‘messi da parte’? Fatecelo sapere nell’apposita sezione commenti del sito.

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Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

5 pensieri riguardo “Ultime sul DPCM novembre 2020: Cazzola e Damiano su lockdown anagrafico e tutela colf

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    9 Novembre 2020 in 16:31
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    Sulla questione “anziani confinati a casa SI/NO”:
    pur sapendo che la sintesi e spesso ingannevole (perchè in molti casi é necessario puntualizzare per far capire bene le questioni un gioco …) provo a sintetizzare almeno i concetti sociali espressi sulla questione in oggetto (che sono indipendenti da ogni considerazione opportunistica che la politica becera, di una e dell’altra parte, vorrebbe cavalcare), e lo faccio con la massima umiltà e senza alcuna partigianeria per nessuno! Dunque la sintesi:
    – c’é la necessita di proteggere gli anziani oltre i 65-70 anni ?? risposta: SI !!
    -confinando (relegando …) gli anziani in casa si diminuirebbe davvero la diffusione del virus ?? Risposta: NO !!
    Non lo dico io ma fior di articoli scritti da chi conosce la materia, come gli esperti dell’ISPI che analizzando i dati a disposizione, sulla base di questi, hanno provato a rispondere alle domande che, in sintesi, riassumo qui sotto:
    <> Risposta in sintesi: SI !!>>
    <> Risposta: <>
    <> Risposta: <>
    la conclusione degli esperti dell”ISPI” é che:
    <>
    In ogni caso, tornando al “cuore” dell’argomento che non riguarda solo la questione del possibile “confinamento degli anziani”, ma anche tutte le altre eventuali misure che sono state/saranno prese, a me risulta palese come, in questi 8 mesi che sono trascorsi tra la prima e la seconda ondata (attesa e che quindi, a maggior ragione, necessitava della definizione di una strategia generale comune a tutti …) occorreva prepararsi a livello nazionale e questo, va riconosciuto, é mancato. Le modalità e le “cadenze temporali” di realizzazione di misure “comuni a tutta la popolazione” che avrebbero potuto/dovuto garantire una sorta di “ombrello” contro il nuovo diffondersi dell’infezione, che comunque a causa della nostra ancora imperfetta conoscenza delle sue dinamiche é destinata ad essere “in vantaggio” su di noi, non sono invece state individuate in questo periodo, e si é preferito intervenire solo quando il contesto lo rendeva inevitabile, agire solo quando la gravità della situazione faceva apparire le restrizioni giustificabili alla maggioranza della popolazione, tralasciando invece la possibilità di effettuare una programmazione puntuale delle misure da far “scattare” immediatamente (e per tutte le regioni …) nel caso in cui si fossero presentate (o ripresentate …) certe situazioni o si fosse accertato (o riaccertato …) l’accadimento di certi eventi !! OVVERO é mancata la capacità di programmare ….!
    E non certo da parte della popolazione che NON ha possibilità al riguardo, … ma certamente da parte di chi ha la responsabilità della politica (il potere legislativo ed esecutivo …) e del coordinamento tra le istituzioni, ovvero Stato centrale, Ministeri, regioni e comuni !

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    6 Novembre 2020 in 15:37
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    Credo che questa pandemia si combatte da un lato attraverso la patrimoniale progressiva, cioè tasse crescenti ai più ricchi e chiusure, dall’altro mandando in pensione i sessantenni senza penalizzazioni.
    Altre misure potrebbero essere abolizione poteri delle regioni vista la loro incapacità e nazionalizzazione delle strutture sanitarie private e industrie farmaceutiche.

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