Pensioni 2022 l’editoriale oggi 29 gennaio: basta penalizzare gli importi pensionistici

Sono stati appena pubblicati i dati dell’Osservatorio sul monitoraggio dei flussi previdenziali dell’INPS relativi all’anno 2021 e balza immediatamente all’occhio un dato molto preoccupante che già si era evidenziato da alcuni anni a questa parte, vale a dire l’importo delle pensioni liquidate in Italia.

Pensioni 2022 ultime notizie: l’importo medio è sceso drasticamente

L’importo medio delle pensioni liquidate nell’anno 2021 è stato di 1.203 € al mese. Se poi andiamo a scorporare il dato tra uomini e donne osserviamo che per gli uomini l’importo medio è stato di 1.442 € al mese mentre per le donne è stato di 1.014 € al mese. Analizzando gli ultimi anni osserviamo come l’importo medio sia sceso progressivamente in maniera molto consistente.

  • Nel 2018 l’importo medio è stato di 1.330 € al mese;
  • Nel 2019 l’importo medio è stato di 1.289 € al mese;
  • Nel 2020 l’importo medio è stato di 1.237 € al mese;
  • Nel 2021 l’importo medio è stato di 1.203 € al mese.

Sono dati devastanti se si pensa che in appena tre anni l’importo medio delle pensioni in Italia è sceso di ben 127 € al mese, importi, ovviamente al lordo dell’IRPEF. Questo per la scellerata decisione del governo Dini che ha determinato che a partire dall’anno 1996 il calcolo delle pensioni passasse dal sistema retributivo che era più favorevole a quello contributivo. Sul momento quella decisione non sembrò particolarmente penalizzante ed infatti nei primi anni non si notarono particolari differenze negli assegni previdenziali, ma con il passare degli anni le differenze furono consistenti. Adesso che siamo al 27esimo anno di questo metodo di conteggio gli effetti sono devastanti.

Pensioni 2022 l’editoriale: i dati sulle donne e cosa si può fare

Se non si interviene immediatamente in pochi anni saremo ben sotto i 1.000 € di pensione al mese. Autorevoli studi economici hanno evidenziato che un lavoratore che entra adesso nel mondo del lavoro dopo 40 anni di versamenti contributivi percepirà pensioni di meno di 700 € al mese. C’è assolutamente la necessità di aumentare i coefficienti di trasformazione che concorrono al calcolo della pensione con il metodo contributivo e la necessità di applicare una pensione di garanzia per gli assegni al di sotto dei 1.000 € al mese.

Un altro dato che fa riflettere riguarda le pensioni delle donne. Nel 2021 un assegno previdenziale medio di 1.014 € lorde al mese è una pensione al limite della sopravvivenza e fa ben capire quanta strada ancora è necessario fare in Italia per l’equiparazione uomo donna in ambito lavorativo. Lo stesso istituto di Opzione Donna che parecchie donne sono costrette ad accettare perché da sempre si sostituiscono al welfare non garantito dallo Stato è molto penalizzante in termini economici con tagli sull’assegno previdenziale vicino al 30%. E’ necessario che in questa fase di confronto governo/sindacati si faccia un passo in avanti verso il genere femminile permettendo loro una maggiore flessibilità in uscita rispetto agli uomini.

E’ doverosa, inoltre, una particolare attenzione verso chi è già pensionato alzando la no tax area a fino a 10.000 € l’anno, eliminare le add.li regionali e comunali per redditi fino a 30.000 € e dimezzarle per i redditi da 30.000 € a 40.000 € annui. Sono decisioni che vanno prese in queste settimane in cui il confronto governo/sindacati sta faticosamente andando avanti mentre la politica ed i media, completamente staccati dai problemi reali dei cittadini, sono presi solamente dalla nomina del nuovo Capo dello Stato e del tutto disinteressati a risolvere una problematica che interessa milioni di cittadini che se non si interverrà immediatamente saranno i nuovi poveri del domani: i pensionati.

13 commenti su “Pensioni 2022 l’editoriale oggi 29 gennaio: basta penalizzare gli importi pensionistici

  1. Sono dati statistici presentati come fossero la situazione reale per tutti. E’ ben ovvio che l’importo medio sta diminuendo per effetto delle varie norme che cominciano a fare effetto pesantemente sugli importi. Poi ape sociale, rita, opzione donna e se vogliamo mettercela anche quota 100 (per qualcuno qui responsabile di tutti i mali italiani…) non contribuiscono certo all’innalzamento dell’assegno medio.

  2. Buongiorno a tutti, abbiamo un bel sperare sul mantenimento della Pensione Anticipata Fornero, possiede già un congruo numero di anni di lavoro- più finestra di 3 mesi- quale requisito essenziale per percepire la pensione -che supera gli anni di lavoro considerati dalle tabelle contributive (40). Il pensiero di aver tutto calcolato con contributivo è completamente fuori da ogni logica di equità e giustizia: il bilancio dello stato non si fa con i contributi (trattenuti direttamente dallo stipendio )dei lavoratori dipendenti e defraudandoli delle loro pensioni, dei poveri con il reddito o la pensione di cittadinanza e degli altri contribuenti onesti , si fa con la lotta all’evasione fiscale e l’inasprimento delle norme che consentono l’elusione fiscale. Un saluto a tutti. Lilli Reolon

    1. All’ottimo ragionamento aggiungerei che al recupero dell’elusione/evasione bisogna affiancare modalità di spesa efficaci cioè, a titolo di elenco semplificativo e non esaustivo:
      – finanziamento degli investimenti in base ad obbiettivi quantificati e verificabili e remunerazione degli attori in base agli effettivi risultati (non aumenti a spaglio dei ruoli pubblici locali a prescindere da specifici risultati);
      – pagamenti in base agli stati di avanzamento dei progetti finanziati:
      – remunerazione di politici e delle alte cariche dello stato in base ad indicatori di risultato comparabili i risultati omologhi di altri paesi europei ed adeguatamente sistematici
      – bilanci pubblici facilmente interpretabili visto che li paghiamo noi
      – attuazione diffusa del principio “in ceteris paribus” ( a parità di condizioni parità di trattamento). E’ incredibile come a fronte di curricula giuridici personali e familiari altamente giuridici in capo agli attori politici abbiamo un livello di sperequazione sociale enorme che degrada il nostro stato a stato di fatto scarsamente di diritto.

      Senza una macchina che funziona bene avere più risorse vuol dire sprecare di più.

  3. “Se non si interviene immediatamente in pochi anni saremo ben sotto i 1.000 € di pensione al mese.”
    Un matematico basic avrebbe capito subito che con il passare degli anni la legge Dini ( direttore generale di Banca d’Italia dal 1979 al 1994) avrebbe fatto danni in quanto con il passare degli anni il peso della quota contributiva diventa sempre maggiore fino alla scomparsa totale della quota retributiva. Un investimento, sia pure coatto, ma non buono quello in contributi. Considerati anche i passaggi successivi e presenti sull’argomento è evidente quale organo non eletto influenza pesantemente l’argomento. E’ da molto che lo stato non decide secondo il concetto di buon padre di famiglia. Un concetto giuridico che prevede un gestione complessiva finalizzata alla piena e fedele realizzazione degli interessi dello stato nel suo complesso non in contrasto ma in sinergia con gli interessi di tutte le sue componenti, siano detti interessi di natura materiale o spirituale. Risolvere il problema pensionistico con provvedimenti di impoverimento graduale ed innegabilmente programmato di soggetti progressivamente deboli è da stagno degli alligatori e non da buon padre di famiglia. Non so se l’affermazione di Einstein secondo cui strategie uguali danno risultati uguali si può applicare anche alla provenienza culturale e professionale degli strateghi, nel qual caso occorre un sindacato più reattivo dell’attuale, che comunque è in linea con il suo passato. I passaggi e i risultati che vedremo spero vivamente mi diano torto ma comunque, a prescindere dalle retoriche con cui verranno presentati, ci diranno la vertà.

  4. Dovrebbero essercene di più di voci come questa, è la prima cosa sensata che leggo dopo mesi di ambiguità e sproloqui privi di sostanza nelle interviste ai vari addetti ai lavori e sindacalisti. Speriamo che ci sia anche la volontà di ascoltarle, queste parole.

  5. Il calcolo deve essere solo con il contributivo. Non è possibile che le partite Iva debbano pagare per tutti anche le pensioni degli altri. Ricordo che le partite Iva vanno in pensione con il. Sistema contributivo. Sbagliato pensare che cu siano pensionandi pirla ed altri invece furbi

  6. ma il calcolo è abbastanza facile da fare: l’anno di confine tra tutto retributivo anche se poi con la legge fornero la tranche finale era contributivo, era per i nati più o meno nel 1957 che potevano avere 18 anni di contributi nel 1995; noialtri siamo stati buttati a mare come si dice; quindi ora la parte contributiva sale sempre di più e quindi penalizzazioni sempre più elevate; e adesso draghi cosa vuole fare? ti dice: se vuoi andare via prima dei 67 anni tutto contributivo? e i sindacati glielo lasciano fare? sarebbe da dire: sono dei grandi pezzi di m……………………………………………..; saluti ai gestori del sito

  7. La politica dovrebbe occuparsi del Popolo, invece se ne frega alla grande ,, cosa abbiamo fatto di male per meritarci questo, più di avere iniziato a lavorare a 15 Anni di avere sempre assolto i doveri Noi Popolo Italiano che C…o abbiamo fatto per meritarci si Politici.Quando cambierà anche in nostro favore , perché
    dobbiamo sempre dare,e vogliono mandarci in Pensione dopo una vita di sacrificio senza soldi .cosa volete da noi lavoratori….

  8. Ma perché le cose dette dal dott. Marino non vengono recepite o non interessano i politici ed i sindacalisti?
    Con quale coraggio si propone di defraudare i futuri pensionati con 42 o 43 anni di lavoro di una quota di pensione? ed allo stesso tempo si regalano anni contributivi a destra e a manca?

  9. Comprendo che le pensioni basse siano un problema. Ma facendo parte della nutrita schiera dei disoccupati ultrasessantenni, ho altre priorità. Ma su questo forum non riesco a convincere qualcuno che capisca che è meglio poco che niente. Evidentemente non ci sono riuscito. Qui sono tutti contrari compresi i sindacati. Evidentemente abbiamo il benestare per morire di fame. Resto dell’idea che chi ha il lavoro può aspettare i 67 anni anche se lo ritengo ingiusto. Penso anche che andare in pensione anticipata sua un diritto di tutti, con ragionevoli decurtazioni. A questo Governo non gli frega niente dei poveri, dei pensionandi e dei pensionati. Ma cosa vi aspettate da gente che definisce “eroi” gli infermieri che sgobbano come bestie perché ne mancano 50000 e pure guadagnano poco? E non ha stanziato per loro un centesimo in legge di bilancio.
    Quando in Parlamento abbiamo il 50% degli onorevoli che fanno i loro interessi e l’ altro 50% che è al soldo dei potentati occidentali e/o delle grandi banche d’affari, cosa volete che accada?
    Stiamo qui volonterosi a discutere del nulla.

    1. Gent.mo Giovanni, capisco le tue/vostre alte priorità ma la logica dell’adattarsi a chi sta peggio non solo è illogica ma è anche controproducente per tutti. Leggo su un quotidiano della mia regione in data di ieri che un grosso sindacato nazionale a Ravenna ha fatto una indagine da cui risulta che gli stranieri hanno salari più bassi mediamente del 42% rispetto agli omologhi italiani in tutti i settori. Che facciamo, diciamo a chi ha salari più alti di considerarsi fortunato? Salari più bassi del 42% uguale a contributi e tasse più basse e quindi, per i casi nostri, meno risorse per pensioni e sussidi ai disoccupati oltre che per i consumi, che evidentemente preferiscono le abbondanti risorse disponibili sui mercati dei paesi emergenti ed in via di sviluppo. (La Cina ha rilasciato il “Bollettino ufficiale di statistica sullo sviluppo economico e sociale della Repubblica Popolare Cinese” in base al quale, nel 2020, il reddito disponibile pro-capite nazionale è stato circa 4.971 dollari, registrando un aumento del 4,7% rispetto all’anno precedente. Il nostro è facilmente reperibile in rete, è molto più basso di tanti paesi europei che a mio avviso sono il riferimento giusto per le rivendicazioni e i paragoni)

  10. È vero, in questo momento, politici e media, sono tutti interessati all’elezione del capo dello stato, dei problemi dei cittadini non interessa niente a nessuno.
    Ritornando alla pensioni, i dati sui flussi pensionistici rilasciati dall’INPS, sugli importi erogati delle pensioni in Italia sono drammatici.
    La riforma Dini del 95 creerà, sempre di più, pensionati poveri, e qui si pensa di ulteriormente penalizzarli… siamo alla follia pura.
    Non si possono avere dati di gente che ha lavorato oltre 40 anni, sulla soglia della povertà, ed in futuro, se non si interviene subito, ci saranno problemi sociali gravissimi!
    Ma abbiamo una classe dirigente sorda a tutto ciò, impegnata a garantirsi solo privilegi su privilegi.
    Fanno tutti schifo!

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