Pensioni 2025, l’editoriale: tutti anestetizzati, quando si farà la riforma?

Passano le settimane e sembra che nessuno voglia affrontare il capitolo delle pensioni. L’unica cosa che si sente dire dal Governo è che il tema previdenziale sarà affrontato e risolto entro il termine naturale della legislatura. Ma, se abbiamo votato a settembre del 2022 il termine naturale della legislatura sarà nell’anno 2027 e quindi dovremo aspettare l’anno 2026 per approvare la legge che entrerebbe in vigore appena il 1° gennaio 2027. In pratica per tre anni dovremo aspettarci solo piccoli interventi e non quella riforma strutturale da tutti auspicata. Perfino i giornali specializzati stentano a dare notizie sulle pensioni e forse è proprio “Pensioni per Tutti” l’unico sito dove si cerca di mantenere viva l’attenzione e dove si instaura un vero dialogo e confronto tra le persone su un argomento che interessa tutti i cittadini italiani.

Riforma Pensioni 2024 ultime news, il Governo è immobile

Il primo responsabile di questa completa assenza di iniziative è proprio il Governo. Costui, ormai in carica da quasi un anno e mezzo, è assolutamente d’accordo con la Legge Fornero e al di là di effimere esternazioni della Lega molto più preoccupata di mantenersi in vita, cannibalizzata dal partito della Meloni e quasi affiancata nei sondaggi da Forza Italia, considera la legge della Prof.ssa approvata sotto il Governo Monti nel lontano 2011 come l’unica possibile nel contesto attuale e considerata baluardo indispensabile per mantenere stabili i conti dello Stato. La Meloni è assolutamente ferma su questo argomento ed è molto più interessata a mantenere ottimi rapporti con l’UE in attesa di vedere come andranno le elezioni europee del prossimo giugno per inserirsi in eventuali cambiamenti dell’assetto geopolitico dell’Europa. Ogni qualvolta, poi, si parla di costi ed in particolare di costi sulla previdenza se ne esce con il solito mantra dell’enorme buco causato dai Superbonus edilizi che diventano una carta da giocare ogni qualvolta si parla di affrontare riforme che non siano quelle della giustizia o del premierato.

Quanto ai partiti dell’opposizione, poi, e alle organizzazioni sindacali, ormai spaccate, nessun intervento significativo, nessuna iniziativa, nessun convegno per esempio sul futuro della previdenza in Italia e su come intervenire, nessun reale contributo ad un problema, quello previdenziale, che interessa la totalità dei cittadini italiani in particolare i giovani che pagheranno più di tutti gli effetti di una mancata riforma che li costringerà ad uscire dal mondo del lavoro a 71 anni e con un assegno previdenziale che sarà al 50% del loro stipendio. Vi è poi, ma sembra che la politica tutta ne se disinteressa troppo impegnata in una perenne campagna elettorale il reale problema della denatalità record dai tempi dell’unità d’Italia e dell’aspettativa di vita che aumenta costantemente col serio rischio se non si interviene immediatamente di far saltare i conti dell’INPS.

Pensioni 2024, separare previdenza da assistenza per reperire fondi

Il solito discorso della mancanza di risorse che viene sistematicamente tirato in ballo quando si parla di previdenza è vero solo in parte. Più volte abbiamo evidenziato, ma sui giornali questo dato è quasi sempre ignorato, che se consideriamo la sola previdenza questa addirittura ha un saldo positivo di oltre trenta miliardi annui e che il costo enorme che viene calcolato è soprattutto relativo all’assistenza che pesa per oltre cento miliardi l’anno e che è aumentato del 30% negli ultimi quindici anni. Separare questi due istituti non soltanto sarebbe giusto dal punto di vista formale ma permetterebbe un risparmio immediato per le casse dello stato di qualche miliardo perché analizzando le singole posizioni relative all’assistenza emergerebbero decine di migliaia di irregolarità perpetrate negli anni quando “il sistema” era molto più tollerante. L’assistenza, assolutamente giusta e sacrosanta, deve essere a carico della fiscalità generale e pagata con i soldi che l’erario incassa dalle tasse e dalle imposte. Soldi che tra l’altro aumentano costantemente (ottanta miliardi negli ultimi due anni) a cui si può aggiungere una vera e reale lotta all’evasione fiscale che finalmente nell’ultimo anno ha fatto registrare il record di incassi raggiungendo la ragguardevole cifra di quasi venticinque miliardi.

Altra cosa che si potrebbe fare è quella di fissare un tetto ai trattamenti previdenziali a cui non corrispondono adeguati versamenti contributivi nonché analizzare in maniera concreta la fattibilità di realizzazione dell’interessantissima proposta di Perfetto-Armiliato-Gibbin di una tassazione e conseguenti relativi versamenti contributivi a carico dei robot e della Intelligenza artificiale che vista l’attuale situazione previdenziale italiana ed europea ritengo possa essere una risorsa di cui tener conto nel prossimo futuro.

Sicuramente una partita difficile da giocare ma non rinviabile e con la necessità di una visione molto più ampia di quella che attualmente ha la politica italiana che o rimanda sempre la problematica in attesa di una situazione economica che non può migliorare senza idee innovative o si limita ad alcuni minimi interventi temporanei che nulla possono risolvere su un aspetto quello previdenziale che rischia di diventare la madre di tutte le criticità.

26 commenti su “Pensioni 2025, l’editoriale: tutti anestetizzati, quando si farà la riforma?

  1. Separare previdenza e assistenza avrebbe la conseguenza di fare emergere l’enorme crescita di quest’ultima e cioè il fallimento italiano dal 2000 ad oggi.
    E il fallimento italiano dal 2000 ad oggi non è altro che l’altro nome della monera unica.
    Ovvio che non lo vogliono fare.

  2. Personalmente, e ribadisco personalmente, non si faranno riforme perchè, stante le nostre condizioni economiche, l’Italia può attuare solo riforme che rispettino i dettami di chi la finanzia e le indicazioni dell’Europa e del mondo economico in generale sono che l’Italia deve ridurre la spesa pensionistica, poco importa se tale spesa è un aggregato contabile discutibile. Per cui nessuna nuova ….. è il minore dei mali. Fare riforme conformi alle indicazioni vuol dire giocarsi dei voti e attualmente, la differenza tra gli schieramenti è troppo poca per disinteressarsene (questo al netto delle dichiarazioni da copione trionfalistico del dopo Sardegna, ora del dopo Abruzzo, ed inattesa del dopo Basilicata e del dopo europee di giugno). Sperare in un approccio realista per cui si riformi al meglio per il popolo anche qui non vedo margini operativi perchè vuol dire fare appello ad una sensibilità poltica agita solo se ed in presenza di spazi manipolatori con margini di inconsistenza e finalizzati all’aumento del consenso e del potere, per cui si spiega l’assenza del potere quando non il contrasto di azioni per la messa in sicurezza del territorio, per il sostegno alla genitorialità, per il reimpiego in loco delle risorse giovanili, per un mercato del lavoro che concili flessibilità e stabilità ecc. ecc. ecc.. figuriamoci pr le pensioni. Resta comunque fondamentale il lavoro di critica e proposta razionale fatta anche attraverso questo sito che evidenzia la costante, diffusa e competente attenzione a questa problematica rendendo palesemente improduttivo tagliare a caso. Se si percepisse un calo di attenzione, ne sono convintissimo, il giorno dopo i politici farebbero ancora peggio di quanto fatto fino a qui.

    1. Vero, anche perchè oggi per avere una pensione dignitosa e socialmente onesta sono necessari versamenti contributivi congrui e protratti nel tempo (anche le pensioni di vecchiaia a 67 anni con soli 20 anni di contributi versati …..come si fa a definirle pensioni……. quando si ritardano con le “finestre”, si ridicolizzano e si richiedono ulteriori mesi di versamenti contributivi per ottenere pensioni per anzianità contributiva per chi ha già 42 e/o 43 anni di versamenti previdenziali). Inoltre quanti 60enni italiani oggi possono presentare versamenti contributivi degni di 38-40-42 anni ????? L’Inps lo sa …..ma sono dati che non vengono pubblicati.
      Ed in questa “povera patria” (by Battiato) il dato oggettivo che certifica che più contributi pagati formano il montante economico che a sua volta necessita di decenni di contribuzione (e non di elusione ed evasione) che a sua volta dipende anche dalla contrattazione tra datori di lavoro e dipendenti …… non è mai stato palese anzì ….tutto si è caricato genericamente sullo ….Stato e lo stato siamo noi ……cantava De Gregori, ma la stragrande maggioranza degli italioti smemorati e spesso analfabeti funzionali proprio non ci arriva ……. e/o non ci vuole arrivare

  3. Lo sdegno sull’immobilismo in tema di previdenza è soltanto pari al silenzio tombale calato all’argomento pensioni. Che dire? Esecutivo inesistente, purtroppo per noi!
    Puntualmente ineccepibile l’analisi del dr. Marino, sempre chiaro e sul pezzo!

  4. Per ottenere il sostegno sociale vale ISEE. Per ottenere la pensione valgono i contributi versati. (NON mischiare)

  5. C’ e’ da augurasi che non tocchino nulla, perche’ come sappiamo , da almeno 30 anni, tutte le volte che lo hanno fatto, hanno peggiorato le cose….

  6. Altrimenti dopo 30,40 anni di contributi versati, ci si ritrova con la pensione uguale a chi poco poco o nulla ha pagato…

  7. Separare Pensione da assistenza. La Pensione deriva da contributi previdenziali VERSATI….. Il SOSTEGNO SOCIALE è altra cosa

  8. Analisi molto dettagliata e precisa della situazione di stallo. Provo disgusto e pietà per una classe politica che da sempre, destra o sinistra, non sa risolvere e non ha idee di lungo respiro per la problematica previdenziale ormai incancrenita. Aspettano tutti che le situazioni si risolvano da sole, non faranno nulla perché adesso c’è il blocco numeroso dei nati nel decennio 60 e non possono facilitarne l’uscita, perché sono gli ultimi col sistema misto. In sintesi, fanno tutti pena, volti soli a fare campagne elettorali inutili e a mantenere il potere, schiavi di quelli che comandano davvero e che hanno già decretato il fallimento dell’Italia. Vergogna!

  9. Che dire analisi condivisibile come sempre. Aggiungerei solo che dato l’enorme cifra che incassiamo dal PNRR dall’ Europa a cui sta più che bene la Fornero, nel breve non mi aspetto nulla di nuovo, e visto gli andazzi non so se è una brutta notizia.
    Che tristezza!

    1. Caro Don, parole sante; dei soldi del pnrr nulla per le pensioni; ma loro, chi comanda, si preoccupano del premierato, del 3° mandato, delle elezioni regionali ed europee e soprattutto lo scandalo è il non voler essere mai controllati; loro decidono per noi, guai se qualcuno si interessa a loro; poveri noi, in che mani siamo; saluti a te e ai gestori del sito

      1. Buon giorno, EGR.prof. Paolo, potrebbe aiutarmi su un aspetto del quale proprio non riesco ad avere notizie? Nella ipotesi di uscite anticipate dal lavoro, quindi penalizzate gia’ con l’ avvio della Fornero, cosa accade se , come nel mio caso, dovrei, si spera, uscire con 42/10 di contributi ma distante dall’ eta’ pensionabile, l’ assegno diciamo cosi’ normale, viene integrato a 67 anni, oppure permane la riduzione? Grazie .Salvatore Cammarota.

        1. Con l’anticipata ordinaria (legge Fornero) vai in pensione con 42/10 + 3 mesi di finestra e la parte contributiva dell’assegno viene calcolata in base al montante contributivo moltiplicato per il coefficiente di trasformazione corrispondente all’età con la quale vai in quiescenza, e tale rimane per tutta la vita.

          1. Ti ringrazio, io faccio parte del gruppo dei penalizzati dalla riforma del 27/12/23, relativa ai lavoratori degli enti locali, etc, almeno ora sono a conoscenza che quello che avrò” resterà ‘ tale. Buona serata, di nuovo grazie.

          2. …salvo rivalutazioni degli assegni per contrastare effetti di un aumento dell’inflazione.

          3. Non sapevo che eri nel pubblico, cmq pur con sistemi di calcolo e finestre di uscita diversi, il discorso sostanzialmente non cambia.

        2. Caro Salvatore, ti spiego cosa accade: al di là che quando tu raggiungerai i 42 anni e 10 mesi c’è sempre il famoso discorso delle finestre che mi risulta sia di 3 mesi se non erro; il problema dove sta? l’assegno di pensione viene calcolato per diciamo circa 30 anni con il sistema contributivo e per i restanti con quello retributivo che è migliore; sulla parte di età dalla maturazione dei diritti fino ai 67 anni ho anch’io dei dubbi sui coefficienti di trasformazione; l’unica è rivolgersi ad un patronato che ne sa più di me; in bocca al lupo e saluti a te e ai gestori del sito

        3. Caro Salvatore, leggendo qua e là si parla di coefficienti di trasformazione; è riferito alla quota contributiva e purtroppo per te conta l’età; detto questo vai da un patronato che ti spiegano meglio di me; un saluto a te e ai gestori del sito

          1. Buongiorno, ti ringrazio e ti auguro una serena giornata. Salvatore Cammarota.

          2. Grazie ancora, speriamo si possa uscire con l’ anticipata 42/10, della Fornero, pazienza per la penalizzazione. Infine, per l’ assalto alla previdenza di fine dicembre, ovvero la forte decurtazione agli enti locali, cpug, etc. si realizzera’ un bel ricordo alla Corte Costituzionale. Detta ingiusta misura, si applica solo alle anticipate. Saluti a tutti.

    2. Ha proprio ragione da vendere Marino, perché questo esecutivo tanto ha promesso e tante sono le manchevolezze di cui è responsabile in campo previdenziale, lasciando trasparire che la Fornero tanto attaccata e vituperata e’ per il momento la strada maestra che dobbiamo seguire ancora per un po’…..prima di peggiorarla ulteriormente, scannando migliaia di persone che dovranno trascinarsi oltre i 67 anni, mentre i fortunati baby pensionati se la godranno a lungo la pensione scippata ad età inimmaginabili per noialtri. Che vergogna e che tristezza! 😭

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su