Riforma pensioni 2021, ultime: a partire dalla legge Fornero quali possibili vie d’uscita?

Riforma Pensioni, l'editoriale di Cazzola

Prosegue il dibattito sulla riforma delle pensioni e su quello che potrà essere il post quota 100, buon seguito ha avuto anche la prima parte dell’editoriale che il Dott Perfetto ha scritto per noi in cui si parlava della validità della riforma Fornero, ma altresì dell’importanza di poter allargare le maglie della stessa. Nella seconda parte dell’elaborato, che qui di seguito vi proponiamo, l’esperto cercherà di spiegare come la Riforma Fornero sia valida a fronte di un basso tasso di natalità e di un elevato tasso di sviluppo tecnologico digitale e le reagioni delle sue affermazioni.

Nell’articolo sviluppa argomentazioni basate sul principale parametro su cui si fonda la sostenibilità della spesa pensionistica: il rapporto “lavoratori attivi/pensioni vigenti” (Fornero/Cazzola/Leonardi), sviluppa argomentazioni basate sul principale parametro su cui si fonda la sostenibilità dei conti pubblici: il rapporto “spesa pensionistica/Pil” (Tridico). I due parametri precedenti potrebbero, dice l’economista, dare indicazioni fuorvianti: mostrare che i conti pubblici sono a posto ma, a causa della Riforma Fornero, espongono l’economia a bassi tassi di crescita nel medio periodo (2026-2030). La Riforma Fornero, conclude però Perfetto, è solida e perciò verrà mantenuta. Ma per evitare di andare incontro a bassi tassi di crescita del medio periodo occorrerà estenderla alla “macchine intelligenti” che si sostituiranno progressivamente ai lavoratori attivi o  Le “macchine intelligenti” verseranno i contributi, e questo potrebbe realizzare la strada di “allargamento delle maglie” nell’ambito della Riforma Fornero come auspicato da Leonardi. Eccovi in dettaglio il suo elaborato:

Riforma pensioni 2021: quali le basi per la sostenibilità?

Così Perfetto: “Il parametro fondamentale di un modello pensionistico pubblico è dato dal rapporto tra il numero dei lavoratori attivi (contribuenti) e quello delle pensioni vigenti: tale parametro rappresenta il riferimento principale della sostenibilità della spesa pensionistica.

Un parametro fondamentale che riguarda la spesa pubblica è dato dal rapporto tra la spesa pensionistica e il Pil: tale parametro è un riferimento importante per la sostenibilità dei conti pubblici.

Se i lavoratori attivi aumentano, vengono versati più contributi e quindi, in base al rapporto lavoratori attivi/pensioni vigenti, possono essere pagate più pensioni (ne deriva che la spesa pensionistica aumenta).

Se i lavoratori attivi aumentano, anche la produzione e quindi il Pil aumenta, per cui, in base al rapporto  spesa pensionistica/Pil, la sostenibilità dei conti pubblici non viene compromessa in quanto l’eventuale aumento della spesa pensionistica verrebbe bilanciato dall’aumento del Pil.

Se invece i lavoratori attivi diminuiscono, pure i contributi e il Pil diminuiscono, quindi diviene necessario  porre un freno all’aumento del numero delle pensioni per evitare che, a seguito della diminuzione del Pil, il rapporto spesa pensionistica/Pil aumenti, compromettendo quindi la sostenibilità dei conti pubblici.

I lavoratori attivi potrebbero diminuire a causa del tasso di natalità decrescente (ci sono sempre meno nascite all’anno). Poiché la speranza di vita tende ad aumentare (si tende a vivere sempre più a lungo), è giocoforza mantenere i lavoratori attivi più a lungo al lavoro al fine di salvaguardare sia la sostenibilità della spesa pensionistica sia la sostenibilità dei conti pubblici.

La Riforma Fornero tiene conto della dinamica tra nascite, lavoratori attivi e speranza di vita, funge da stabilizzatore automatico dei conti pubblici e, come osserva Leonardi nel suo libro “Le riforme dimezzate”, “è chiamata a ridurre la spesa pensionistica in un momento di grave crisi per i conti pubblici italiani”.

Riforma pensioni 2021: impensabile superare la Riforma Fornero, ma sì a possibili modifiche

Quella “grave crisi per i conti pubblici italiani” del 2011 oggi si è ulteriormente aggravata. È pensabile oggi “superare” la Riforma Fornero? No, non è pensabile (la si potrebbe “superare” solo estendendo il modo di pensare che l’ha generata). Ma, mantenendo la Riforma Fornero così com’è, si va incontro a un problema.

La rapida diffusione delle tecnologie digitali nei processi di produzione di beni e servizi porterà a una riduzione dei lavoratori attivi senza però fare diminuire il Pil. Il rapporto lavoratori attivi/pensioni vigenti tenderebbe a diminuire (e la sostenibilità della spesa pensionistica verrebbe allora salvaguardata mantenendo i lavoratori più a lungo al lavoro), mentre il rapporto spesa pensionistica/Pil tenderebbe a non aumentare (e la sostenibilità dei conti pubblici verrebbe salvaguardata). Tutto bene quindi? Per niente!

Si arriverebbe a un punto in cui la sostituzione dei lavoratori attivi da parte delle macchine (che procede con ritmo troppo rapido per poter riassorbire quella stessa manodopera in altri settori produttivi) determinerebbe una progressiva riduzione della produzione perché diminuirebbero i consumi, in quanto ci sarebbero sempre meno giovani che possono consumare (perché non hanno lavoro) e sempre più lavoratori anziani che hanno meno necessità di consumare (perchè hanno già i beni di cui necessitano).

Si potrebbe uscire da questa “trappola” della Riforma Fornero considerando le “macchine intelligenti” alla stregua dei “lavoratori attivi”. Non sarebbe difficile concepirlo. Già uno stesso bene viene considerato un “bene di consumo” (un’automobile che venga acquistata per la propria utilità – per viaggiare), oppure un “bene capitale” (un’automobile acquistata per l’esercizio della propria professione – per svolgere l’attività di agente di commercio). Un “bene intelligente” (per esempio, un’automobile a conduzione autonoma, che viene guidata da un “conducente virtuale”) non sarebbe né un “bene di consumo”, né un “bene capitale”, ma una “forza lavoro” (conducente di auto – N.C.C.) e come tale sarebbe candidato a versare i contributi.

La Riforma Fornero resterà. In tal caso, andrà adeguata inserendovi i “contributi” della tecnologia digitale.

Voi cosa ne pensate delle considerazioni di Perfetto, eccessivamente futuristiche o semplicemente lungimiranti? Fatecelo sapere nell’apposita sezione commenti del sito”

Pensionipertutti.it grazie alla sua informazione seria e puntuale è stato selezionato dal servizio di Google News, se vuoi essere sempre aggiornato sulle nostre ultime notizie seguici tramite GNEWS andando su questa pagina e cliccando il tasto segui.

29 commenti su “Riforma pensioni 2021, ultime: a partire dalla legge Fornero quali possibili vie d’uscita?

  1. La soluzione è questa: tutti coloro a cui piace fare politica per il benessere del paese dovrà farlo a costo zero. Stipendio come un impiegato normalissimo e nessuna dico nessuna spesa accessoria. Recuperare veramente i beni dei mafiosi e dei criminali andati in giudicato e annullare del tutto il lavoro in nero. Il modo? Trovatelo voi. Il fine giustifica i mezzi.

  2. Signori, comprendo benissimo l’amarezza e la frustrazione per la infelice situazione in essere a partire dal 2011 …
    Mi rendo anche conto che servono (vere) soluzioni e non chiacchiere … Ma … Se si continua a parlar male dei poteri forti e degli attori che lo compongono … si rischia -a mio modestissimo avviso- che questo importante sito venga chiuso.
    Saluti

  3. RIPETERÒ FINO ALLO SFINIMENTO CHE I SESSANTENNI DISOCCUPATI DA 4 ANNI CON 41 ANNI DI LAVORO E DI CONTRIBUTI ALLE SPALLE DEVONO POTER ANDARE IN PENSIONE SENZA PENALIZZAZIONI E PALETTI !!! PUNTO E BASTA !!!
    È CERTO CHE IL LAVORO NON LO TROVERANNO MAI PIU’ E STANNO VIVENDO UN PERIODO TERRIBILE DI DISPERAZIONE DIMENTICATI DA TUTTI !!! È INDECENTE CHIEDERGLI DI PAGARE ANCORA “UNA MONTAGNA” CONTRIBUTI VOLONTARI PER INSEGUIRE “PENSIONI ANTICIPATE MIRAGGIO”.
    SINDACATI SE CI SIETE.. AIUTOOOO !! E NON FACCIAMO PASSARE VERGOGNOSE PROPOSTE “FURTO” !!!

  4. Ho 60 anni e 41 anni di contributi versati, la ditta in cui lavoravo è fallita un anno fa e adesso nessuno assume un 60enne
    Un mio conoscente è appena andato in pensione con 38 anni di contributi (quota 100) e io con 41 anni versati non so quale sarà il mio futura
    Questa è l’Italia !!!!

  5. ribadisco. è solo questione di scelte politiche; la rabbia è che persone nate pochi mesi prima di me vanno o sono già in pensione; noi del 1960 ……………….. ce la mettono nel culo; io faccio sport: è come se mentre stai raggiungendo il traguardo te lo spostano all’ultimo momento; ce ne faremo una ragione; ma c’è tanta rabbia: quando una manifestazione ? ma non solo a roma, in tanti posti ? a settembre?

  6. Spero venga aggiornata la data utile x i requisiti x accedere all’opzione donna, ad oggi è ferma al 31/12/2020, x me è l’ unica via di uscita!

  7. NON AVETE PUBBLICATO L’ULTIMO MIO COMMENTO PERCHE’ LA VERITA’ SUI SINDACALISTI FA TROPPO MALE!!!!
    VERGOGNATEVI. ADESSO E’ CHIARO CHI VI SPONSORIZZA.
    VERGOGNATEVI.

  8. Ma scusate, non è più semplice un cambio generazionale dove i giovani trovano occupazione e gli anziani possano avere più libertà di spendere in piaceri anziché in medicine con la conseguenza di mettere in moto l’economia quindi il PIL? Ciao

  9. L’unica è morire in anticipo così i massoni sono contenti di aver messo le macchine al posto della vita
    Loro si garantiscOno il benessere. I soldi a loro non servono ma solo le nostre sofferenze perché sono degli Arconti.

  10. Io dico che dividendo la spesa pensionistica dalle pensioni assistenzialistiche …tutto tornerebbe al suo posto. E’ ora che si faccia questo …i soldi delle pensioni di invalidità dovranno venir fuori da altre fonti …in primis dall’adeguamento di stipendi assurdi che rasentano i 7, 8,9 ed anche 10 mila euro..esempi: medico curante, manager vari, politici addirittura provinciali, regionali e di Montecitorio, amministratori delegati, medici ospedalieri che nello stesso momento realizzano stipendi con visite private ed anche di intramoenia sfruttando le strutture pubbliche, enti inutili che sono tanti, vitalizi assurdi a gente che non fa e non ha fatto mai niente…Tutti i nostri politici mi fanno schifo..ed anche i rappresentanti delle istruzioni mi fanno schifo…non parliamo poi della magistratura ordinaria..politicizzata e corrotta….ma me lo spiegate voi perché una causa di uguale oggetto al nord si vince ed al sud si perde …e nessuno interviene nel dire che non è giusto …ma cosa succede? Non siamo più in uno stato di diritto….ma in uno stato in cui chi ha determinati amici e soldi vince e chi non li ha muore. La Cassazione dichiara che in prima media non si può bocciare ma poi i TAR lo fanno perché giudici corrotti aiutano dirigenti scolastici politicizzati…D’ufficio e dico d’ufficio dovrebbero intervenire in questo caso la procura della Repubblica e le istituzioni a salvaguardia dei minori…ma non lo fanno …stanno seduti alle loro poltrone ..ad ingrassare e stare tranquilli con l’auti stipendi …le intere regioni sono pine di questi parassiti …nei tribunali delle cause vengono rinviate semplicemente perché impiegati corrotti ed anche Cancellieri quel determinato giorno fanno sparire il fascicolo che poi miracolosamente ricompare ma con qualche documento in meno …..ma un ufficio che indaghi su questo c’è? Ho veramente pensiamo di risolvere tutto facendo leggi su leggi?

  11. I progetti fanno parte della nostra vita. Li facciamo in base alle nostre capacità, alle nostre disponibilità e alle regole vigenti. Ancora 30 anni fa dopo neanche due decenni di lavoro si poteva andare in pensione. In base a questi criteri tante donne hanno potuto mettere la famiglia al primo posto preferendo far nascere, crescere ed educare i propri figli per poi eventualmente dedicarsi anche al lavoro fuori casa. Ormai stava tramontando la mentalità che solo i maschi potevano studiare e lavorare, mentre il posto delle donne era a casa con i figli.

    Oggi invece, in sole 2 generazioni, sono stati stravolti completamente i requisiti per andare in pensione. Il primo passo è stato quello di uguagliare l’età pensionabile delle donne a quella degli uomini (la differenza di prima di 5 anni riconosceva l’impegno della donna nella famiglia e la sua fragilità rispetto all’uomo) per poi aumentare ancora per tutti di altri 2 anni i requisiti necessari. Alla fine gli uomini devono lavorare 2 anni di più, mentre le donne 7.

    Quindi a una persona di 50, 60 anni la vita lavorativa è stata più che raddoppiata rispetto all’inizio della sua attività, cosa impensabile allora, e i progetti di vita stravolti.

    Pretendere oggi da una donna 50 o 60-enne, che ha dei figli, di aver anche più di 40 anni di lavoro è inaccettabile. Come è stato detto prima, quando queste donne erano giovani hanno potuto ancora dedicare la propria vita al matrimonio, ai figli e alla famiglia e la carriera era al secondo posto. Una volta svolto il suo ruolo di mamma non era facile trovare lavoro. Non per colpa loro, per pigrizia o mancanza di volontà, ma perché il lavoro scarseggiava e da allora non è cambiato nulla. Bisognava cercarlo, aver pazienza, fortuna e grande spirito di adattamento. E ora le mamme vengono punite. Difatti tra chi ha potuto andare in pensione con Quota100 oltre il 75% sono maschi.

    In poco tempo alla donna, sposa, madre che mette al mondo figli e che li fa crescere ed educare, caregiver in caso di bisogno, è stato imposto di assomigliare all’uomo maschio. La maternità, la cura dei cari non hanno più nessun valore positivo, anzi diventano un peso, un ostacolo perché essa deve occuparsi della sua carriera lavorativa per evitare il rischio di non poter avere una sua pensione o almeno una pensione dignitosa.

    Per le donne, però, è stata creata un’uscita chiamata “Opzione Donna”: quando le mancano 6 anni di contributi, con 35 anni di lavoro già fatti su 41 richiesti (cioè il 15% in meno) ed è spesso costretta dalla situazione familiare (genitori non autosufficienti, nipoti) o per motivi di salute a lasciare il posto di lavoro, viene offerta questa possibilità che la penalizza fortemente. E’ stato deciso che tutto il periodo lavorativo sarà calcolato in forma contributiva: ma non solo, i periodi di malattia o di congedo per maternità sarebbero considerati inutili per il calcolo delle pensione. In questo modo le donne perdono circa il 35% del suo valore contro il 15% di anni che mancano loro. E’ un vero furto legalizzato. Non per niente questo tipo di uscita dal mondo del lavoro non hanno avuto il coraggio di proporlo agli uomini. Si ritorna al vecchio modello, che pareva andato nel dimenticatoio, della sposa che per ragioni economiche deve sottomettersi al marito e non può essere economicamente indipendente.

    Ultimamente si parla tanto di pensare alle generazioni future, ma ci si dimentica di aiutare le donne oggi, quelle non più giovani alle quali la vita e i principi sono stati stravolti in poco tempo, che si vedono adesso dover lavorare fino alla vecchiaia per raggiungere quei famosi 41 anni di lavoro o 68 anni di età. Le violenze fisiche che le donne italiane subiscono indignano tutti, ma questo tipo di violenza passa nel silenzio assoluto. Ma se non ci fosse stato il loro sacrificio i giovani non sarebbero nemmeno nati.

    In realtà, in Italia, esiste un’altra finestra d’uscita a 63 anni (Ape Sociale) e mentre gli altri paesi lasciano uscire le donne a 60 anni (Polonia) o tutti a 62 (Francia), in Italia occorre avere a casa “la fortuna”, come si era espresso qualche giornalista, di un invalido al 100% del quale bisogna occuparsi 24 ore su 24. E’ veramente scandaloso!!!

    A queste condizioni alle donne italiane non conviene né sposarsi né tantomeno fare figli, perché sono costrette a fare la carriera alla pari dei maschi. Con le leggi pensionistiche in vigore, voler avere una famiglia tradizionale è pressoché impossibile. Se la donna viene uguagliata al maschio nella vita lavorativa, si comporterà da maschio. Non si sa però chi farà nascere i bambini e si occuperà di loro, perché anche i nonni sono costretti a lavorare. A questo punto forse anche le competizioni sportive, tipo calcio, sollevamento pesi ecc., non dovrebbero essere più nemmeno quelle divise fra i generi!

    Riassumendo, queste riforme distruggono le famiglie, provocano l’azzeramento delle natalità e il risultato già si vede.

    Prolungare la vita lavorativa che aumenta il livello della disoccupazione in modo sensibile significa anche tener lontani dal mondo di lavoro i giovani, che non possono nemmeno fare progetti e invece di guadagnare i propri soldi con dignità si vedono arrivare il reddito di cittadinanza senza far nulla, pagato con i soldi risparmiati con la legge Fornero.

    Nei mass media si sentono le voci di alcune persone famose ipocrite che appoggiano queste riforme e poi si scopre che esse hanno lasciato il mondo di lavoro a 50 anni.

    Come disse già nel 1980 un protagonista del film “Vizietto II” non conviene essere donna in questo Paese.

    1. Ho letto attentamente e sono d’accordo in tutti punti. Io donna dopo 30 anni di lavoro ho dovuto lasciare il lavoro per darlo a mia figlia ( la mia azienda me lo permetteva ) in quanto un altro figlio già lavorava all’estero e desideravo che almeno uno dei figli rimanesse in patria ….(stiamo comunque in regioni diverse ma confinanti con la figlia che è subentrata)….ora mi ritrovo a 60 anni a dover aspettare chissà ancora quanto, a volte penso che non ci arriverò in pensione perché la tristezza mi assale tanto forte, spero venga accolta la proposta del presidente Tridico dell’inps…poter andare a 62/63 anni con il contributivo e a 67 aggiungere il retributivo…con gli anni per cui si è lavorato…

  12. Penso che le previsioni di Perfetto debbano essere considerate lungimiranti, la riforma Fornero non è sostenibile, penso io, per la maggior parte dei lavoratori, bisogna assolutamente aggiustare il tiro perché non è giusto che dopo una lunga vita di lavoro l’ultimo pezzo deve essere caratterizzato da una pessima qualità di vita Perché lavorare in condizione di stress questo comporta E inoltre non garantisce risultati ottimali sul lavoro. I sistemi ci sono ma non c’è la volontà perché è facile attingere dai comuni mortali. Basterebbe inserire diverse opzioni, anche con diversi gradi di decurtazione, a seconda delle necessità e dare spazio a questi giovani che a 40 anni sono ancora senza un lavoro stabile o anche anche senza alcun lavoro.

  13. Un appello ai giovani. Andate via da questo incubo di paese. Quanto meno Pensateci bene. In questo paese non cresce né Erba e né lavoro…… E un appello a tutti i politici. Fatevi un esame di coscenza. Rimediate a tutti gli sfracelli che avete fatto avete disfatto un’intera generazione di giovani e di pensionati,….. Poi che devo dire in merito all’Europa. L’Europa si fa sentire solo x tagliare le pensioni ai lavoratori. Ma non a chi ci ha governato e usurpando quantità di denari pubblici fino a rendere il debito pubblico a livello pauroso…. Tutto questo l’Europa non lo vede……….. Evidentemente e complice………… E io non Mi sento di far parte dell’Unione europea…………..

  14. Buongiorno.
    È davvero sconcertante leggere che la speranza di vita è aumentata quando il ovid19 l’ha falcidiata ed è diminuita di quasi 2 anni ! È VERGOGNOSO proporre il mantenimento della legge Fornero e addirittura ip
    otizzare un suo inasprimento. Obbligando a rimanere al lavoro con l’età che avanza e con essa le problematiche di salute, è evidente che comporta un aumento della spesa assistenziale dovuta al lavoratore ammalato che si pone giustamente in malattia. Inoltre i giovani come possono trovare occupazione se non vengono liberati posti di lavoro? Ma come è possibile non comprendere tutto ciò da questi individui definiti pure economisti ? È evidente che sono in malafede ! Che provino loro al mio posto (e al posto di tanti altri) a 61 anni suonati e 42 anni di contributi ad essere costretti,per poter vivere, a lavorare anche in alta quota con il piccone e la pala,sotto il sole cocente o le intemperie improvvise , consumando quotidianamente un frugale pasto al sacco a metà giornata…magari dopo aver percorso a piedi un’ora e più di cammino per raggiungere il luogo di lavoro, con lo zaino e le attrezzature in spalla !!! Questi signori economisti che rispondono al nome di Fornero/Cazzola e via dicendo, si devono semplicemente VERGOGNARE !!!!!

  15. Buongiorno. Pensioni a partire da 60 anni. Lasciamo il posto di lavoro ai più giovani. Magari con un minimo contributivo di 35 anni. I 41 anni, non penso sia una soluzione adatta a tutti (compreso me).

  16. Iniziai a lavorare sapendo che con 35 anni di contributi sarei andato in pensione…ora come ora 42 anni e 10 mesi più 3 mesi della cosiddetta finestra ….e adesso (secondo me) attendo
    l’ennesima stangata….invece i politici dopo un mandato un vitalizio….mi viene il vomito.

  17. ora che la macchina digitale versa i contributi l’umano di 60anni crepa o di lavoro o di fame anche se lavorasse altri 10 anni ma chi lo vuole un umano di 60 anni a lavoro?

    1. E’ importante che questa volta pensino anche ai disoccupati ultrasessantenni che per motivi economici e sociali stanno attraversando un bruttissimo periodo in quanto non trovano più un lavoro.
      Quindi devono poter andare in pensione al compimento dei 63 anni anche con il minimo di 20 anni di
      contributi . L’importo della pensione sarà calcolato, senza paletti, sui contributi che ciascuno ha effettivamente versato .

  18. Dopo 41 anni di lavoro in fabbrica è ora di andare in pensione. Provate voi politici a farvi 41 anni di lavoro in fabbrica con uno stipendio da operaio!!!!!

    1. Dio la benedica questi cialtroni non sanno più come nutrirsi delle sofferenze umane. Diavoli incarnati iniziando dalla signora fornendo .che dalla porta uscì e dalla finestra è rientrata.

  19. Non penso che quando si parla di rapporto tra spesa pensionistica e PIL si dovrebbe avere cura di porre al numeratore un valore reale, sgravato e non drogaro della pesante componente assistenziale, che irrazionalmente continua a essere iclusa in questo novero a oltre dieci anni dalla mirabile controriforma Fornero?

  20. Macché spesa sostenibile!per regalare soldi a 20enni con Rdc è una spesa sostenibile regalando in un certo senso il turista per sempre si può sostenere dare la pensione a vecchi 62enni diventa spesa insostenibile,allora mandate in pensione i vecchi 62enni perché di questo si tratta,eseguire lavori nei campi o salire un ponteggio edilizio e lavorare non è per 62 enni,provare per credere

  21. Il ragionamento esposto è purtroppo realistico. Ti costringono ad accettare soluzioni estreme,es . OPZIONE DONNA con relativa decurtazione..ma almeno pochi, maledetti e..subito! Le previsioni per il futuro non sono ottimistiche!!

  22. Penso che in Italia si dovrebbe fare qualcosa di serio per far emergere il lavoro sommerso, perché la gente che lavora a nero è non paga contributi, non per colpa loro, c’è e comunque con le nuove tecnologie molte persone di una certa età non riescono ad adeguarsi , restare senza lavoro a 60 anni è morire dentro, perché sei fuori mercato. Quindi una riforma del lavoro urge sia per recuperare risorse contributive, sia per far andare gente che ha lavorato una vita finalmente in pensione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Torna su